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11/14 FEBBRAIO 2018

CALZATURE: PRIMI, TIMIDI SEGNALI DI RIPRESA 

Vito Artioli, presidente ANCI: l'accordo tra le due più importanti fiere internazionali del settore rafforza la leadership italiana nel calzaturiero La congiuntura offre importanti segnali di possibile ripresa. Ma il neopresidente di ANCI, l'Associazio
Vito Artioli, presidente ANCI: l'accordo tra le due più importanti fiere internazionali del settore rafforza la leadership italiana nel calzaturiero

La congiuntura offre importanti segnali di possibile ripresa. Ma il neopresidente di ANCI, l'Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani, Vito Artioli, sottolinea che è importante guardare al medio periodo. 'Sulle linee programmatiche tracciate nel mio programma che includono l'internazionalizzazione, la formazione, l'innovazione e la tecnologia, ma soprattutto le attività dedicate ai giovani imprenditori - afferma il presidente Artioli - ho raccolto un gruppo di lavoro che possa, attraverso gli organi istituzionali associativi, dare un contributo che guardi al futuro. L'ANCI deve sempre più creare i presupposti perché le imprese sappiano rafforzare i vantaggi competitivi senza rimanere schiacciate dalla morsa mortale degli svantaggi del nostro settore nei confronti dei competitor asiatici.'

Proprio la congiuntura oggi offre premesse diverse, meno penalizzanti rispetto al recente passato, e le imprese, pur continuando a pagare il prezzo di una crisi prolungata, si affacciano al mercato internazionale certamente rafforzate.
Del resto, come si legge nella nota preparata dall'Ufficio Studi di ANCI: 'dopo un 2006 interlocutorio la rilevazione condotta sul primo trimestre 2007 aveva fatto emergere qualche primo segnale confortante nel panorama dell'industria calzaturiera. I dati ora disponibili, relativi alla prima metà dell'anno, tendono a confermare le impressioni positive: non si tratta di un'inversione di tendenza radicale, ma il peggio sembra alle spalle e nel 2007 le variabili congiunturali favorevoli potrebbero essere superiori a quelle sfavorevoli. Da qui, emergono dati sulla produzione sostanzialmente stabili in quantità ma con incrementi in valore grazie a politiche di prezzo meno restrittive.'

'Le imprese, quindi - commenta Vito Artioli - tornano a poter avviare strategie più aggressive dopo un prolungato periodo in cui la difesa della quota di mercato e dei clienti 'storici' finiva per essere l'unica possibile. Le esportazioni sono tornate a crescere ad un ritmo interessante, con un aumento complessivo dell'8,3% in valore tra gennaio e maggio sul corrispondente periodo dell'anno precedente, soprattutto grazie all'ulteriore innalzamento dei livelli qualitativi dell'offerta testimoniata dalla crescita del 7,8% del prezzo medio. Si tratta di un segnale importante di cambio di strategia delle imprese italiane, confermato dalla crescita del 5,8% in valore anche delle calzature in pelle.'

A fronte di un flusso di esportazioni in crescita, anche l'import tocca un ulteriore massimo storico.
I dati dei primi 5 mesi 2007 mostrano una crescita del 7,3% in quantità delle importazioni, a fronte però di un lieve calo in valore (-0,8%), con una diminuzione quindi dei prezzi medi unitari attorno al 7,6%. E' in particolare la Cina la protagonista di questa riduzione, che raggiunge il 13,8% con un prezzo medio attestatosi a 2,73 euro al paio.
L'analisi per Paese di origine mostra aumenti sensibili per l'import da Cina (+15,5%) e Vietnam (+12,6%), nonostante la non trascurabile specifica contrazione per le voci in pelle interessate dalle misure europee antidumping (-24,4% in quantità dalla Cina e -13,3% dal Vietnam, per un complessivo -21,7% rispetto ai primi 5 mesi 2006).

'L'efficacia dei dazi non ci stupisce - sottolinea il presidente di ANCI - ma è bene chiarire che ANCI li ha sempre ritenuti strumenti provvisori e certamente non sostitutivi della reciprocità e della correttezza nella competizione. La via maestra è indubbiamente la reciprocità, la trasparenza e la lealtà della competizione: i dazi rappresentano solo un legittimo ma eccezionale strumento per tornare sulle vie virtuose. I forti incrementi delle importazioni europee da Macao (+233% in quantità) e Cambogia (+116% in quantità) ci spingono poi a tenere alto il livello di attenzione. Una difesa legittima perché, se non si modificano subito le regole che presiedono ai rapporti commerciali Europa-Cina, l'apparato produttivo manifatturiero italiano ed europeo continuerà ad essere sempre più fragile, sempre più debole, sempre meno competitivo. Alla luce di ciò, è banale continuare a chiedersi se la Cina sia più un rischio o un'opportunità.'

L'analisi congiunturale mette peraltro in evidenza che, anche in una situazione competitiva fortemente asimmetrica, le calzature italiane continuano a trovare ottimi riscontri commerciali in diversi paesi europei ed extraeuropei.
Nella lista dei primi 15 mercati di sbocco dei nostri operatori solo il Giappone mostra infatti un segno negativo in valore (-2,2%). Le esportazioni verso Germania e USA, paesi in cui da più tempo per ragioni ben note le calzature italiane soffrono, nonostante un'ulteriore flessione in quantità raggiungono finalmente la stabilità in valore.
La Francia, con quasi 398 milioni di euro (+5%) è risultato il primo mercato in termini di valore, scavalcando la Germania, con una crescita del +1,6% in volume.
Risultati soddisfacenti hanno caratterizzato le vendite sul mercato spagnolo (+14,4% in valore), in Svizzera (+11,6%) e ancora una volta in Russia, che con incrementi superiori al 30%, rappresenta oggi il 4° mercato (in valore) per i produttori italiani.
L'attivo del saldo commerciale ha registrato un sensibile incremento, raggiungendo i 1.453,6 milioni di euro nel periodo gennaio/maggio, con un aumento del 18,3% rispetto allo stesso periodo del 2006.

'I dati ci confortano sul fatto che i nostri prodotti sono ancora competitivi - afferma ancora Vito Artioli - di questo non avevamo dubbi, ma molti analisti considerano il nostro un settore decotto. Invece, noi imprese abbiamo ben capito quale deve essere la nostra strategia, ovvero puntare alla qualità, al design, ma soprattutto far percepire il valore dei nostri prodotti. Per questo attribuiamo così grande importanza alla strategia fieristica: perché le fiere, in Italia come nel resto del mondo, sono lo strumento ideale per far toccare con mano la qualità assoluta dei nostri prodotti. La nostra leadership produttiva si è rafforzata e ha contribuito a costruire la nostra leadership espositiva. A questa edizione di MICAM ShoEvent ci saranno 1.667 espositori, di cui 536 stranieri, su una superficie di ben 73.351 mq. che occuperanno 8 padiglioni. Attendiamo 44.000 visitatori di cui 23.000 stranieri.'

Numeri importanti che, come spiega il presidente di ANCI, non sono casuali ma frutto di una strategia, capace di conciliare le esigenze delle imprese con quelle della manifestazione che deve continuare a svilupparsi ed evolvere per poter attirare sempre nuovi visitatori.

'E' stata la scelta di concentrare le due edizioni fieristiche a Milano operata 7 anni fa - commenta Vito Artioli - a rendere MICAM la manifestazione più importante al mondo nel segmento medio-alto e alto. Proprio per questo ritengo che la scelta di fare un accordo con Expo Riva Schuh, manifestazione leader nel segmento medio-basso e basso, sarà considerata in futuro un nuovo passaggio fondamentale per la crescita di entrambe le manifestazioni e per l'affermazione del nostro paese come il primo polo fieristico calzaturiero.'


ANCI e Expo Riva Schuh hanno infatti siglato un protocollo della durata di 2 anni che prevede l'istituzione di un Comitato Tecnico paritetico, composto da tre Consiglieri in rappresentanza dell'Associazione e tre per Expo Riva Schuh, che avrà l'incarico di prendere in esame i temi di comune interesse.

'Nell'intesa - sottolinea Artioli - sono state tenute presenti le istanze delle oltre 100 aziende associate ANCI che da anni frequentano Expo Riva Schuh'.

'Anche questo accordo - continua Artioli - va nella direzione di trovare sinergie e strategie comuni tra chi produce per segmenti diversi del mercato. Una situazione che, nel processo di internazionalizzazione, può essere governata in modo da creare vantaggi economici anche per un paese come il nostro, fortemente penalizzato nei costi di produzione, nella logistica, nella fiscalità. Del resto, anche in una fase congiunturale relativamente positiva non mancano segnali di sofferenza da parte delle imprese.'

La prolungata crisi che ha caratterizzato il quinquennio precedente ha costretto le imprese a ristrutturazioni e consolidamenti che hanno portato, anche nel primo semestre 2007, a contrazioni, peraltro fisiologiche, nei livelli occupazionali. L'intera filiera pelle (calzaturifici + componentistica + concerie + pelletterie) ha perso in Italia nei primi 6 mesi dell'anno 4.632 posti di lavoro (-2,8%), di cui 2.248 nei soli calzaturifici (-2,4%). Sono circa trecento le aziende che hanno cessato l'attività da gennaio a giugno, di cui 122 calzaturifici, ovvero l'1,8% in meno rispetto allo stesso semestre dello scorso anno.
In netto calo, però, il ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni: il numero di ore autorizzate per le aziende dell'Area Pelle si è dimezzato (-50%), con decrementi del 30,6% della CIG ordinaria e del 67% degli strumenti straordinari.

'Completano il quadro economico - conclude Vito Artioli - il positivo andamento dei consumi interni e i risultati dell'indagine a campione condotta da ANCI tra gli Associati che evidenziano, per il primo semestre 2007, un leggero calo dei volumi produttivi in quantità (-0,6%), accompagnato però da un incremento in valore (+2,3%). Ma sono soprattutto gli ordinativi e le aspettative degli imprenditori per la seconda parte dell'anno, caratterizzati da un moderato ottimismo, a rappresentare un buon segnale per il futuro. Ancora una volta, l`Italia calzaturiera si affida alle proprie capacità di costante miglioramento della qualità e alla propria continua capacità di innovazione, anche organizzativa, che incideranno sulla sua stessa 'morfologia'. Un processo lento, a volte doloroso, ma che, se favorito e accompagnato, potrà farci mantenere la nostra leadership internazionale.'
Scarica l'allegato: 2007_2_cs_03_economico_def.pdf


Pubblicato il 09/19/2007



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