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11/14 FEBBRAIO 2018

IL CALZATURIERO ITALIANO: SITUAZIONE A RISCHIO 

SOLDINI presidente ANCI lancia il suo grido di allarme: "a rischio l'occupazione, le imprese, la competitività del prodotto italiano se non si protegge il made-in-italy"
'I dati dell'attuale congiuntura sono tragici per chi produce in Italia. Potrebbero sicuramente essere migliori se avessimo, come in America, delle regole ben precise sull'importazione, regole che tutelano la produzione nazionale e il consumatore. Infatti in America c'è l'obbligo di apporre il marchio di origine, là dove le dogane non sono perforabili e dove le dogane controllano drasticamente con l'applicazione di sanzioni che scoraggiano nuovi illeciti.' Comincia così il discorso di esordio del presidente dell'ANCI Rossano Soldini eletto alla guida dell'Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani lo scorso giugno.

'Tutti gli indicatori congiunturali - continua Soldini - segnalano il 2003 come un periodo negativo per l'industria calzaturiera, e lasciano poche speranze per i mesi del secondo semestre che ancora rimangono'. Avrei voluto poter gestire il mio mandato in un momento congiunturale più facile ma provenendo da una famiglia che rappresenta uno dei più antichi e consolidati produttori di calzature in Italia so bene che i momenti di difficoltà sono anche le occasioni per migliorare ed evolvere. Oggi, che il nostro settore è in un momento molto negativo, il nostro grido di allarme forse sarà finalmente raccolto anche dai politici: per questo un mio impegno sarà quello di incrementare ulteriormente i nostri sforzi comunicazionali allo scopo di aumentare la visibilità del settore, che mostra da tempo gravissimi segnali di sofferenza, e sta correndo seri rischi per la sua sopravvivenza'.

In effetti le indicazioni che provengono dall'Ufficio Studi dell'ANCI, raccolte nella consueta indagine presso gli Associati, offrono un quadro tutt'altro che confortante. Il consuntivo 2002 si era già chiuso con un arretramento non marginale dei livelli produttivi, situazione purtroppo confermata anche nei primi sei mesi del 2003.

'Pur di fronte ad una situazione di emergenza - continua il Presidente di ANCI - non stiamo chiedendo né soldi né agevolazioni particolari, anche se ne abbiamo molto bisogno. Sollecitiamo invece fortemente azioni di tutela sui vari fronti per l'esercizio del nostro diritto-dovere di lavorare, produrre ricchezza e occupazione.'

'Sono molte le difficoltà che ci stanno davanti, - spiega Rossano Soldini - e mi limito a citarne qualcuna con degli esempi: sia in Italia che in tutti i paesi della Comunità stanno entrando calzature con il Made in Italy stampato, ma di produzione estera; stanno entrando calzature senza marchio di origine del Paese estero di produzione; a queste verrà poi, anche, applicato il marchio Made in Italy con un gravissimo danno per la produzione italiana; stanno entrando in Italia e in Europa calzature di produzione estera con evidenti nomi e simboli tipici e di proprietà dell'Italia, e addirittura con la bandiera italiana. Spero, con questi tre esempi, di aver dato una chiara idea di quello che sta succedendo.'
Il presidente Soldini continua il suo discorso sottolineando che: 'ai sensi dell'art. 24 del Regolamento CEE 2913/92 il marchio 'Made in Italy' potrà essere usato solo da imprese che effettuano in Italia le lavorazioni essenziali, cioè l'assemblaggio delle calzature stesse servendosi di maestranze stabilite in Italia; infatti to make vuol dire 'fare', 'costruire', 'fabbricare'. Noi rispettiamo naturalmente la libertà di coloro che decidono di commerciare importando e chi produce direttamente o fa produrre totalmente i propri marchi all'estero. Naturalmente questi soggetti, ora produttori industriali stranieri, non hanno titolo di usare il made in Italy; hanno invece l'obbligo di non danneggiare chi produce in Italia e di tutelare i consumatori, e di conseguenza devono indicare, ben visibile, l'origine e cioè dove è avvenuta la lavorazione prevalente.'
Nel suo discorso Soldini inoltre ricorda che 'è nostro dovere fare tutto il possibile per mantenere in vita i nostri calzaturifici e la produzione in Italia visti gli ovvi benefici conseguenti per lo Stato.'

Il presidente di ANCI illustra quindi sette proposte concrete per migliorare la situazione delle calzature made-in-Italy:
1) obbligo, come in America, di apposizione del marchio di origine ben evidente accanto al nome del prodotto sulle calzature di importazione, obbligo anche formulato, all'unanimità, il 29 luglio con impegno al Governo da parte della Commissione delle Attività Produttive della Camera; importante per un'efficace lotta alla contraffazione, contro la concorrenza sleale e per la tutela del consumatore;
2) controllo delle dogane sulle calzature che entrano abusivamente con il marchio 'Made in Italy' o senza marchio di origine;
3) controllo delle dogane che tutte le calzature importate abbiano ben visibile il marchio del paese di origine (stampato sul sottopiede accanto al marchio della calzatura);
4) sensibilizzare con la pubblicità l'opinione pubblica italiana sul valore dei prodotti nazionali;
5) promuovere in Italia e all'estero il Made in Italy;
6) in riferimento all'articolo 517 del Codice Penale, inasprimento delle pene con aumento delle multe, confisca del bene importato illegalmente, chiusura immediata, anche se a tempo, dell'attività che ha commesso l'illecito;
7) chiedere e ottenere almeno l'applicazione del concetto di reciprocità con tutti i paesi su i dazi doganali.
Valutiamo che l'obbligo di indicare la reale origine del prodotto può significare maggior produzione per i calzaturifici italiani pari al 30/40% delle paia importate solo in Italia.

Rispetto alla prima proposta Soldini ricorda che 'è stato depositato presso il Ministro Marzano un Disegno di Legge di lotta alla contraffazione, che è il frutto di un intenso lavoro di confronto, partito da ANCI, che si è realizzato, dal marzo scorso, in sede di Tavolo TAC presso il Ministero delle Attività Produttive. L'argomento offre anche una formidabile 'chance' politica e di immagine allo stesso Governo. Sono infatti del tutto evidenti gli elementi positivi dell'iniziativa in termini di salvaguardia dell'occupazione; aumento del PIL; sensibilità crescente dell'opinione pubblica; difesa del consumatore; tutela della produzione nazionale; lotta all'evasione fiscale; contrasto alla criminalità organizzata Senza un'adeguata azione di ripristino delle regole del commercio il settore continuerà a soffrire come sta accadendo negli ultimi periodi.'

In effetti come riporta una nota diffusa da ANCI 'i volumi produttivi mostrano un'ulteriore battuta d'arresto, a causa dell'andamento costantemente insoddisfacente della domanda sui principali mercati esteri e della stagnazione dei consumi interni.'

Nel periodo esaminato la produzione, limitatamente al campione oggetto di indagine, è infatti diminuita del 4,5% in volume e del 3% in valore rispetto al primo semestre dello scorso anno. A differenza di altre passate rilevazioni, la situazione di difficoltà è generalizzata: in effetti ben il 75% delle imprese interpellate ha dichiarato di aver subito, nel periodo gennaio-giugno 2003, una riduzione della propria produzione, e per il 45% del campione l'arretramento è stato superiore ai 5 punti percentuali. E' nel commercio estero che si rintracciano la cause più evidenti della crisi della calzatura italiana. I dati ISTAT riferiti ai primi 5 mesi 2003 mostrano infatti una riduzione delle esportazioni del 4,1% in quantità e del 3,9% in valore a testimoniare che i produttori, non hanno potuto aumentare i prezzi, rimasti sostanzialmente invariati rispetto all'anno precedente (+0,3%). Tutti i più grandi mercati comunitari evidenziano flessioni in volume fra uno e due punti percentuali (Germania -1,3%, Francia -1,8%, Regno Unito -1,9%), mentre tra i paesi dell'Europa dell'Est si conferma la tendenza negativa con diminuzioni del 4,2% in quantità e del 2,2% in valore.

La Russia mostra una flessione del 3,5% in volume e del 6,6% in valore. Gli USA, che si confermano il nostro primo mercato in termini di valore, evidenziano una tenuta in volume (+1,4%), accompagnata però da una flessione del 2% in valore.
Contestualmente, tra gennaio e maggio, le importazioni sono invece cresciute sul mercato italiano del 19,8% in quantità e del 7,7% in valore. Complessivamente sono stati importati in Italia 130 milioni di paia di calzature, pari a circa 1.062 milioni di euro. Di queste calzature ben il 37,6% in quantità è di provenienza cinese: senza considerare il fenomeno delle importazioni illegali e delle contraffazioni, dalla Cina sono entrate in Italia 49 milioni di paia (16 milioni di paia in più rispetto ai primi 5 mesi 2002), con un aumento del 50% in volume e del 15,4% in valore.

'Siamo contenti - continua il Presidente di ANCI - che finalmente qualcuno si sia accorto della ‘minaccia cinese' però all'ANCI queste cose le diciamo da anni e non valgono solo per la Cina, ma anche per il Vietnam e l'India. Ricordo infatti che nel 1992 dal Vietnam importavamo 213mila paia di scarpe, nel 2002 diventate 20 milioni. Per la Cina si è passati da 36 milioni del 1992 agli oltre 67 del 2002. Aggiungo che, sempre per quanto riguarda la Cina, si conferma un progressivo aumento della capacità di penetrazione anche nelle tipologie di calzature a maggior valore aggiunto, quali quelle con tomaio in pelle e cuoio (+13,5% in volume). Il combinarsi di tutte queste condizioni ha naturalmente finito per incidere anche sulle dinamiche occupazionali (-2,8% nelle aziende del campione ANCI) e sul ciclo finanziario incassi/pagamenti.'

L'analisi dei dati relativi alla CIG, riferiti alle imprese dell'intera Area Pelle, evidenzia l'aumento del ricorso alla cassa integrazione in diverse importanti aree calzaturiere della penisola: Marche +78%, Emilia Romagna +39%, Lombardia +28,5%, Veneto +4,4%.
Per il futuro le attese non sembrano orientate all'ottimismo, come pure l'andamento dei consumi interni, che nei primi 6 mesi sono scesi dello 0,7% in quantità, invertendo le dinamiche positive del 2002. Per gli ordini il quadro è altrettanto negativo: il mercato tedesco continua a rimanere ampiamente insoddisfacente (-6,8% per il campione interpellato) così come gli altri mercati europei (-2,4%).

'L'indicazione forse più preoccupante del quadro congiunturale - conclude Soldini - è la negatività delle aspettative: la ripresa è ormai rimandata al 2004. Gli imprenditori sono sfiduciati: lo dimostra il calo dell'occupazione fino ad oggi contenuto grazie ai sacrifici delle imprese. All'orizzonte non si vede ancora la fine del tunnel e, senza interventi, le condizioni in cui siamo chiamati a competere sono ormai molto difficili.' Scarica l'allegato:


Pubblicato il 09/20/2003



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