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11/14 FEBBRAIO 2018

IL CALZATURIERO AVANZA IN PUNTA DI PIEDI 

In controtendenza rispetto ai dati di inizio 2001, emergono chiari segnali di una fase congiunturale problematica
In controtendenza rispetto ai dati di inizio 2001, emergono chiari segnali di una fase congiunturale problematica

L`INDUSTRIA CALZATURIERA ITALIANA
Pre-consuntivo 2001

2001* 2000 Var %
PRODUZIONE Milioni di paia 383,0 389,9 -1,7%
Milioni di Euro 8.455,00 8.269,31 2,2%
ESPORTAZIONI Milioni di paia 356,2 362,4 -1,7%
Milioni di Euro 7.300,00 6.605,65 10,5%
IMPORTAZIONI Milioni di paia 204,0 196,0 4,1%
Milioni di Euro 2.114,00 1.796,27 17,7%
SALDO COMMERCIALE Milioni di Euro 5.186,00 4.809,38 7,8%
NUMERO AZIENDE Unità 7.500 7.570 -0.9%
NUMERO DI ADDETTI Unità 111.650 113.100 -1,3%
* pre-consuntivo
Fonte: stime Anci


I primi segnali di crisi si erano già evidenziati alla fine dell`estate, quando alcune imprese del settore calzaturiero rilevavano un rallentamento degli ordinativi sia sul fronte interno che su quello estero. L`indagine campionaria dell`Ufficio Studi di Anci, e i dati relativi al commercio con l`estero dei primi undici mesi 2001, delineano uno scenario che conferma il momento non brillante del settore.

'I segnali poco promettenti che il portafoglio ordini aveva fatto intravedere a giugno - si legge in una nota diffusa da Anci - si sono purtroppo tramutati in dinamiche congiunturali poco soddisfacenti sui mercati nei mesi successivi: questa situazione ha comportato tensioni nel ciclo incassi/pagamenti e ha inciso marginalmente anche sui profili occupazionali del settore'.

L`elemento più preoccupante dell`attuale congiuntura sta ancora nell`indeterminatezza della durata del nuovo corso economico: siamo in una fase di svolta nella quale i segnali negativi non inducono a pensare ad una severa recessione, ma non sembrano apparire indicazioni che facciano pensare in modo più ottimistico nel breve periodo.

Se il primo semestre del 2001 si era chiuso con un moderato incremento delle quantità prodotte, le rilevazioni campionarie condotte hanno messo in evidenza, per il secondo semestre, un arretramento di oltre tre punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell`anno precedente.
I dati preconsuntivi indicano che il 2001 si chiuderà con un decremento dell`1,7% dei volumi prodotti che porterebbe la produzione annua a circa 383 milioni di paia per un valore complessivo di 8.455 milioni di Euro. In valore invece si registra un incremento pari al 2,2%, che rimane ovviamente un dato non soddisfacente a fronte di un tasso di inflazione attuale che raggiunge valori addirittura superiori. La dinamica dei prezzi a consuntivo per il 2001 evidenzia una crescita del +3,8% in Italia e del 4,2% all’estero, con trend di prezzo simili a quelli manifestati nel primo semestre.

Dopo un 2000 ed una prima parte del 2001 all’insegna della ripresa dei ritmi di esportazione, la seconda parte dell’anno ha messo in evidenza una situazione di sofferenza della domanda in molti mercati esteri, che ha condotto ad un segno negativo nel consuntivo dei primi 11 mesi dell’anno nei volumi esportati. L’export calzaturiero si è infatti ridotto del -1,7% in termini reali e ciò significa che, nella seconda parte dell’anno, gli arretramenti sono stati certamente rilevanti (in media superiori al 10%).
'Certo - spiega Antonio Brotini, presidente di Anci - non hanno risentito della negatività di questa situazione il valore ed i prezzi medi in cui si sono riscontrati incrementi notevoli, (+10,5% e +12,3% rispettivamente), dati questi ultimi che confermano una capacità di posizionamento competitivo che non sembra, allo stato dell’arte, essere venuto meno'.

La linea di tendenza che emerge dai mercati esteri non è però univoca, né tantomeno omogenea. In Europa, mentre i principali mercati fanno segnare arretramenti nell’export, alcune aree mercato sembrano non subire troppo gli effetti della crisi. In particolare i Paesi Bassi (+3% in volume), l’Austria (+7,9%) e la Spagna (+10,4%) sono i paesi nei quali si è registrato un incremento. Ciononostante la media dei paesi UE è negativa in volume (-2,9% in quantità) ma positiva in valore (+9,2%). Rimane ancora preoccupante la situazione del mercato tedesco sceso del -4,2% in volume.

I mercati dell’Est europeo mantengono invece un tono congiunturale positivo (+17,6% in quantità nel complesso) mentre gli Stati Uniti scontano una fase recessiva e una situazione interna che, per il 2001, ne fa uno dei mercati esteri più negativi (-7,49% in quantità).
Sui mercati del Far East (-3% in volume), soprattutto per quanto riguarda le aree di principale sbocco per l’export italiano di calzature, quali ad esempio il Giappone ed Hong Kong, il trend del mercato è sostanzialmente riflessivo.

'Quanto alle aspettative, - spiega il presidente dell`Anci - gli operatori non si attendono grandi mutamenti nel breve periodo, con una ulteriore, anche se non drammatica, riduzione dei volumi produttivi relativa a tutto il primo semestre 2002. Il livello della domanda internazionale, che continuerà ad essere insoddisfacente almeno per buona parte dell’anno in corso, obbligherà la generalità delle aziende ad ulteriori sacrifici in termini di politiche di prezzo, che potranno al massimo attestarsi con incrementi tra l’1 e il l’1,5%.'


'Insomma un 2002 - continua Brotini- che si annuncia in leggera flessione rispetto alla ripresa che si era profilata nell’anno 2000, e che si era sostanzialmente consolidata nei primi 9 mesi del 2001, su cui, al di là degli scontati effetti in termini di “clima” indotti dai tragici fatti dell’11 settembre, hanno pesato di più, a nostro avviso, le politiche di bilancio restrittive che si vanno consolidando in Europa da qualche mese a questa parte, e che evidentemente tendono a una compressione dei consumi “rinviabili” '.

Ed è proprio sul fronte delle politiche industriali e di sostegno alle esportazioni che l`Europa e l`Italia potevano fare di più. Di fronte alla debolezza congiunturale della domanda le imprese non hanno mancato di ripensare le loro strategie competitive, ma sono invece mancati i fattori di contesto extra-aziendale, sia a livello locale che nazionale.

'Nessun apprezzabile passo avanti - spiega Brotini - sul piano del costo del lavoro, nessun alleggerimento della pressione fiscale, alcun riferimento a sostegno delle iniziative aziendali in tema di ricerca sul prodotto e sul campionario, se non vaghe e generiche dichiarazioni di buona volontà (vedi modifica della Legge 46). Francamente ci saremmo aspettati una maggiore attenzione da parte dell`attuale Governo, che si è presentato come particolarmente vicino ai problemi delle PMI.'

'E’ certamente vero - continua Brotini - che appare impresa titanica superare decenni di vincoli legislativi, di prassi amministrative, di schizofrenie sindacali, che hanno, tra l’altro, fatto da terreno di coltura al nostro “nanismo” come elemento strutturale del Sistema di imprese esistente. Ma è proprio questa, a ben guardare, la vera sfida che hanno di fronte il Paese, di cui lievitano i costi generali di Sistema, anche probabilmente per i processi di “devolution” in atto, e l’apparato produttivo. In questo quadro si colloca il pur apprezzabile tentativo del Governo di superare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.'

Ma anche sul fronte internazionale l`Europa non è in grado di difendere la propria competitività di fronte a comportamenti dei governi e delle imprese extra-europei che poco hanno a che vedere con il libero mercato e con la reciprocità.

'Solo ricordando - conclude Brotini - che ben il 60% dei mercati mondiali potenziali è chiuso alle nostre esportazioni si ha la dimensione esatta di quanto cammino, e quindi di quanta potenzialità, debba e possa fare ed esprimere il settore calzaturiero italiano.
Evitando di ricordare, perché sempre presente nei nostri interventi sul tema, il caso Giappone, che comunque continua a languire nella tolleranza e nella connivenza delle Autorità comunitarie, un particolare richiamo deve essere rivolto ad altri due paesi, Cina e India, che di fatto impediscono alle imprese italiane di entrare nei loro mercati nazionali e a cui invece i regolamenti del commercio internazionale riconoscono uno status di paesi con un Sistema di Preferenze Generalizzate.
In assenza di formalizzate cautele in ordine ad una sia pur parziale reciprocità, e di garanzie in tema di condizioni di lavoro, di trasparenza del mercato e di rispetto dei diritti, si creeranno oggettivamente condizioni per una Europa non certo “equamente aperta”, quanto piuttosto “irresponsabilmente offerta”.'
Scarica l'allegato: cs_03_istituzionale.PDF


Pubblicato il 03/21/2002



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