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11/14 FEBBRAIO 2018

LA RIPRESA SARÀ LENTA E LUNGA 

Vito Artioli, presidente ANCI: "Abbiamo iniziato una lenta risalita ma siamo pronti ad approffittare di ogni spiraglio di ripresa"
'Stiamo soffrendo perché la crisi economica colpisce soprattutto i settori esportatori e il calzaturiero italiano è tra quelli in cui è maggiore la quota delle esportazioni sul fatturato - commenta così lo scenario economico del settore il presidente dell'Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani, Vito Artioli. I consumi si sono ridotti un po' ovunque e così gli ordini e gli scambi internazionali. Oggi, per quanto i segnali macroeconomici sembrano indicare una piccola ripresa manca la fiducia degli operatori che sono molto prudenti, molto più del solito nei loro acquisti.'

La ripresa economica quindi, se c'è, ancora non si vede nel settore, come confermano i dati dell'ultima rilevazione effettuata dall'ufficio studi di ANCI: circa il 50% degli intervistati ha previsto per il 2° semestre 2009 una sostanziale 'stabilità' della evoluzione congiunturale, mentre un 40% del campione prevede addirittura un ulteriore peggioramento, sia con riferimento ai mercati esteri che per quello interno, che pure ha mostrato sinora dinamiche meno sfavorevoli.

'Nonostante questo momento sia molto difficile per le imprese come per i lavoratori - commenta ancora il presidente Vito Artioli - non vogliamo cedere al catastrofismo; sappiamo che questa è una crisi che non dipende dalla competitività delle nostre aziende, non dipende dal nostro saper fare e dalla qualità dei nostri prodotti. La nostra capacità competitiva rimane intatta. Questa è invece una crisi di sistema, nata nel mondo finanziario, che noi continuiamo a subire. Le ragioni di questa recessione, insomma, ci scagionano da ogni responsabilità: siamo pronti ad approfittare dei minimi segnali di ripresa e la nostra voglia di investire in nuovi e vecchi mercati non è intaccata.'

Sul fronte interno la situazione appare meno preoccupante che sui mercati esteri, come confermano i dati del mercato italiano: gli acquisti delle famiglie italiane nel primo semestre sono scesi dello 0,4% in quantità e dell'1,1% in termini di spesa, con prezzi medi in calo dello 0,7%. Tuttavia, dopo l'andamento soddisfacente dei primissimi mesi, il secondo trimestre è stato invece caratterizzato da un rapido raffreddamento negli acquisti (-1,6% in volume e -3,2% in spesa). Un peggioramento che preoccupa e che non è causato probabilmente dall'inasprirsi della crisi, ma dal prolungarsi dei suoi effetti e da una mancanza di fiducia in una veloce ripresa.

'Il mercato interno per ora ha tenuto, ma i prossimi mesi - prosegue il presidente di ANCI - sono ragione di apprensione. La nostra Associazione sta seguendo con attenzione lo svolgimento del dibattito politico e legislativo generato dall'introduzione della legge 99 sull'obbligatorietà per i marchi italiani di indicare l'origine del prodotto. Siamo riusciti a salvare la produzione già commissionata prima del 15 agosto, giorno in cui è entrata in vigore la norma. Ora, però, le voci di un possibile congelamento della legge ci preoccupano, perché verrebbe meno un importante strumento di pressione politica per far comprendere all'opinione pubblica e, in primis, alle istituzioni europee quanto sia fondamentale per il consumatore sapere dove è fabbricato un prodotto, qualunque sia la provenienza del marchio. Certamente, è altrettanto necessario evitare dannose sperequazioni tra le condizioni in cui operano le imprese italiane e quelle straniere. Bisogna pertanto operare affinché la legge 99 disciplini con coerenza il tema del 'made in' a difesa del principio di trasparenza e, al contempo, chiedere che venga esteso l'obbligo della marcatura di origine a tutte le aziende che operano sul nostro mercato, siano esse italiane o straniere.'

Sul fronte estero invece la situazione di mercato appare più complicata, come evidenziano i dati di interscambio relativi ai primi cinque mesi del 2009. Il crollo di alcuni mercati come gli Stati Uniti (-29,3% in valore), ma anche come Russia (-25%) e Ucraina (-34,6%) che hanno rappresentato nell'ultimo biennio paesi a forte crescita per i produttori italiani, si accompagna ad una situazione di generalizzata crisi a cui, nei primi 17 paesi, si sottraggono sorprendentemente soltanto la Grecia (+7,7% in valore) e la Spagna (+0,7% in volume ma con un calo del 9,4% in valore).
In generale, è meno pesante rispetto alla media il calo delle vendite sui mercati della Unione Europea (-12,1% in volume e -9,7% in valore), grazie soprattutto alla sostanziale tenuta della Francia (-2,2% in volume e -1,3% in valore), che è risultato il nostro primo mercato di destinazione nel periodo esaminato scavalcando la Germania (scesa del 9,7% in quantità).

'Le vendite di calzature sui mercati esteri - prosegue Vito Artioli - nel bimestre aprile-maggio hanno subito un forte arretramento, superiore al 20%. Questo calo porta il dato riferito ai primi 5 mesi dell'anno ad un decremento del 14,6% in valore e del 16% in volume. Una dinamica negativa ma meno penalizzante rispetto a quella delle esportazioni complessive italiane, diminuite tra gennaio e maggio di ben il 25% in valore. Contrazione analoga al nostro settore è stata registrata dall'abbigliamento (-14,1%), mentre i comparti a monte della filiera hanno fatto segnare flessioni più pesanti, sia nel tessile (-27,4%) che nella pelle (-23,3% la concia). Tra i settori che risentono della crisi, il calzaturiero è quello che ha migliori performance.'

Da notare che, in un momento di difficoltà, si conferma una tendenza di lungo periodo: il riposizionamento verso l'alto del prodotto italiano che è testimoniato dall'incremento del prezzo medio di acquisto (+1,7%, con un + 5,5% per le scarpe in pelle da passeggio). Questa crescita non è attribuibile solo a assestamenti nei tassi di cambio con i paesi extra-Ue, come dimostra il fatto che un tendenziale aumento dei prezzi medi è rintracciabile anche negli scambi intra-UE.

Le importazioni evidenziano anch'esse una riduzione considerevole in quantità (quasi 28 milioni di paia in meno rispetto ai primi 5 mesi 2008, pari al -15,5%), ma con un incremento in valore (+5,5%) legato ad un significativo aumento dei prezzi medi unitari (+24,9%).

'La crescita del prezzo medio di importazione - sottolinea il presidente di ANCI - è in buona parte riconducibile alla sensibile diminuzione delle quantità importate dalla Cina (-24,8%), il cui prezzo al paio (4,37 euro), malgrado un aumento del 35%, è comunque ancora inferiore ad 1/3 del prezzo medio dei prodotti importati in Italia dagli altri Paesi. Questo testimonia ancora una volta, da un lato, l'efficacia delle misure antidumping attualmente in vigore nel contenere le quantità importate e, dall'altro, la necessità di mantenerle anche per i prossimi mesi, visto che persiste una asimmetria competitiva. A questo proposito siamo in attesa, nelle prossime settimane, del pronunciamento nei confronti del rinnovo delle misure antidumping per le calzature in pelle provenienti da Cina e Vietnam.'

Una situazione congiunturale così complessa non poteva che avere risvolti anche sul fronte occupazionale e sulla stessa struttura imprenditoriale. L'ufficio studi di ANCI conferma che, da dicembre a giugno, sono 1.839 posti di lavoro persi (-2,1%), con la chiusura di 143 aziende (-2,3%) tra i soli calzaturifici, mentre salgono a 379 le imprese cessate se si considera l'intera filiera pelle (calzaturifici + componentistica + concerie + pelletterie) nei primi 6 mesi dell'anno, secondo le elaborazioni di Infocamere (-1,6%). In forte crescita il ricorso all'utilizzo della Cassa Integrazione Guadagni che, per le aziende dell'Area Pelle, è aumentata nel complesso del 150%, con incrementi del 177% della CIG ordinaria e del 115% di quella straordinaria.

'La crisi non risparmia quindi il nostro settore - conclude il presidente Vito Artioli - e la stretta produttiva, secondo le stime della nostra indagine campionaria, dovrebbe attestarsi per il primo semestre sul 12,1%. Non meno critica è la situazione di ordini annullati o di merce non ritirata all'ultimo momento, che è segnalata in crescita per il 34% degli intervistati. Eppure, le nostre imprese continuano ad investire in promozione sui nuovi mercati così come in quello che è diventato un appuntamento fieristico imprescindibile. Il nostro MICAM ShoEvent continua a confermarsi come la manifestazione di riferimento per il settore; e i numeri lo testimoniano chiaramente:1.601 espositori per un totale di 71.716 metri quadrati netti di superficie espositiva.'
Scarica l'allegato: Conf. stampa 15 relazione Presidente ita.doc


Pubblicato il 09/15/2009



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