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11/14 FEBBRAIO 2018

LA SCARPA ITALIANA CERCA IL RILANCIO A consuntivo dei quattro anni di presidenza, Brotini chiede interventi di rilancio per il settore 

Si chiude un anno difficile per il settore calzaturiero e gli industriali del settore riuniti nell'Assemblea Annuale di ANCI, Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani, si dicono preoccupati per i prossimi mesi. Il 2002 infatti, secondo i dati distrib
Si chiude un anno difficile per il settore calzaturiero e gli industriali del settore riuniti nell'Assemblea Annuale di ANCI, Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani, si dicono preoccupati per i prossimi mesi. Il 2002 infatti, secondo i dati distribuiti durante l'Assemblea, mostra allarmanti segni negativi su quasi tutti gli indicatori congiunturali.

'Il ciclo congiunturale sfavorevole - spiega Antonio Brotini, presidente uscente di ANCI - innescato a partire dalla seconda metà del 2001 è proseguito nel corso di tutto l'anno 2002. La dinamica riflessiva della domanda internazionale continua ad incidere negativamente sui volumi produttivi e sulle politiche di prezzo. Le cifre a consuntivo relative alla produzione nazionale si sono attestate a 335 milioni di paia (-10,7% rispetto al 2001), per un valore di 8.171 milioni di euro (-5,8%).'

Sono state soprattutto le vendite estere a penalizzare il settore, che ricava circa l`80% del proprio fatturato dai mercati stranieri. Basti pensare che ben cinque mercati fondamentali hanno mostrato andamenti fortemente penalizzanti: in Germania, come ormai avviene da alcuni anni, dove l'export italiano è sceso del 17,5% sia in quantità che in valore, in USA (-12,4% in volume), nei Paesi Bassi (-14,6%), in Svizzera (-19,8%), e in Belgio (-9,5%). Note positive invece arrivano da Francia (+1,2% in volume e +8,5% in valore) e Spagna (+12% in quantità e +12,5% in valore) mentre le vendite nel Regno Unito mostrano una sostanziale tenuta, con un calo dell'1,1% in quantità compensato da un aumento in valore del 3,5%. Complessivamente l'export calzaturiero ha registrato nel 2002 un decremento dell'8,9% in quantità e del 6,2% in valore.

Sul fronte delle importazioni, la tendenza ormai in atto da alcuni periodi sembra avviata a consolidarsi: ad un marcato aumento delle importazioni in quantità (+10,6%) corrisponde un altrettanto significativo aumento del valore complessivo importato (+7,5%).
Pur considerando che i dati di interscambio includono anche quella produzione generata da imprese italiane ma delocalizzata all'estero e successivamente reimportata, non si può non notare l'ulteriore incremento dei competitori asiatici, e in particolar modo di Cina e Vietnam.

Il perdurare delle condizioni negative della congiuntura ha quindi fortemente penalizzato le imprese italiane, da un lato perché molte di esse hanno visto crollare alcuni mercati di riferimento, dall'altro per l'accresciuta competizione sul fronte interno.

'Alcune imprese - continua il Presidente di ANCI - hanno dovuto arrendersi alla concomitanza di fattori negativi, con effetti negativi sull'occupazione. Il numero di addetti, dalle stime ANCI su dati delle Camere di Commercio, appare in calo del 4,2%, mentre il ciclo incassi/pagamenti si è ulteriormente allungato, costituendo un nuovo ostacolo nella gestione ordinaria dell'impresa. L'unico elemento positivo della congiuntura rimane il mercato interno, nel quale i consumi sono aumentati in quantità (+1,6%) e in valore (+3,6%).'

Le prospettive, anche nel medio termine, non sono ancora orientate all'ottimismo. Anche i primi mesi del 2003, almeno da quanto emerge dai dati ufficiali ISTAT di interscambio commerciale, sono stati caratterizzati da una congiuntura negativa.Nei primi due mesi dell'anno in corso l'export si riduce del 4,1% in quantità e del 7,4% in valore, con una flessione nel prezzo medio del -3,4%.

'Pur se da valutare con prudenza - spiega Antonio Brotini - giacché riferiti ad un intervallo di tempo molto limitato, questi dati confermano ed aggravano le preoccupazioni già avanzate nell'analisi dei dati a consuntivo 2002, rinviando ulteriormente ogni segnale di ripresa. Oltre alla flessione in volume e valore, per la prima volta si registra anche una apprezzabile diminuzione del prezzo medio all'export, indice questo evidente di una politica di prezzi assolutamente difensiva e fortemente penalizzante dei margini aziendali. Per contro, i volumi importati (53,2 milioni di paia) si sono avvicinati sensibilmente alle quantità esportate (55,4 milioni di paia): un altro segnale delle modificazioni 'morfologiche' in corso.'

Alla luce di questo quadro è lo stesso Presidente Brotini ad indicare le cause principali: 'Siamo di fronte ad un'inusuale e probabilmente epocale concomitanza di fattori negativi che hanno fortemente penalizzato il settore ormai dai primi mesi del 2001. Il calo generale dei consumi a livello mondiale ha avuto punte recessive nei due Paesi tradizionalmente primi acquirenti della produzione calzaturiera italiana come la Germania e gli USA. A ciò si aggiunga il rafforzamento dell'Euro nei confronti del dollaro e due shock di portata notevole come la guerra in Iraq, scoppiata proprio nel giorno di apertura del Micam di marzo, e la SARS, i cui risvolti sono ancora oggi imprevedibili, oltre alla rinnovata aggressività della competizione dei paesi asiatici nel nostro mercato europeo. Tutto ciò ha pesato sulla strutturale bassa capitalizzazione delle imprese italiane, aggravata da un atteggiamento rigido del sistema bancario. Ma pur in uno scenario simile il settore ha ancora molte frecce al suo arco e dimostra di avere ancora diverse leve competitive da giocare con i propri competitor.'

Per il futuro del settore, gli industriali dell'ANCI non hanno dubbi sulla necessità di correggere quelle debolezze strutturali del Sistema Paese che troppo a lungo hanno penalizzato il settore.

Continua Brotini: 'L'assurda, persistente e colpevole cortina di silenzio che, anche in ambienti imprenditoriali, circonda ormai da tempo il tema del costo del lavoro, è direttamente proporzionale alla gravità e alla centralità di questo problema ai fini della competitività, soprattutto dei settori ad alta intensità di manodopera come il calzaturiero. Noi non siamo rassegnati e non sentiamo alcun disagio nel rilancio di questo tema nel confronto con il Governo. Le soluzioni ci sono e devono essere adottate: si potrebbe pensare ad esempio a forme di fiscalizzazione in cifra fissa, anziché in percentuale, per le figure a minor livello professionale e di retribuzione e quindi più esposte ai tagli occupazionali.'

Gli industriali chiedono però al Governo anche un segnale forte per incentivare le imprese a superare la loro dimensione operativa ormai inadeguata per fronteggiare le sfide di un mercato globale. 'Si tratta - spiega Brotini - di invertire una perversa rotta che ha caratterizzato sia i comportamenti sindacali, sia le scelte amministrative, sia soprattutto gli interventi legislativi: in modo diretto e indiretto hanno spinto l'apparato produttivo del Paese verso la micro-dimensione. Occorre invece oggi un salto culturale da cui derivi una serie di interventi di natura fiscale per favorire processi di concentrazione e incorporazione tra le imprese.'

Il terzo ambito di intervento individuato da ANCI è quello della promozione internazionale e della difesa del know how di creatività e di design del sistema calzaturiero italiano. Sul primo fronte ANCI chiede maggiori risorse economiche nella finanziaria 2004 per la promozione all'estero sui mercati nei quali il settore insieme con ICE sta avendo ottimi risultati in ambito promozionale (USA, Cina, Russia, Giappone, Corea, Europa Occidentale).

'Negli ultimi mesi - spiega il presidente di ANCI - abbiamo operato con tutte le Istituzioni competenti affinché si trovino soluzioni per risolvere l'annosa questione del MADE IN e per migliorare gli strumenti di lotta alla contraffazione del marchio di origine. La nostra azione si è sviluppata sia sul terreno più strettamente operativo e amministrativo con il Comando Generale della Guardia di Finanza, e in particolare con l'Agenzia delle Dogane, sia su quello strettamente normativo. In questo secondo ambito ANCI ha fornito al Ministero delle Attività Produttive una propria bozza di testo normativo che tenesse conto dei vincoli di compatibilità con la direttiva comunitaria in materia. In questi mesi di continuo confronto con altre Istituzioni e Associazioni imprenditoriali abbiamo percepito l'interesse che altri settori ripongono su una normativa che finalmente tuteli efficacemente sia quei fabbricanti che producono interamente in Italia, sia quei fabbricanti che, secondo le normative comunitarie, legittimamente appongono il marchio di origine 'Made in Italy' pur facendo svolgere alcune fasi della lavorazione all'estero.'

'Tale Disegno di Legge, - continua Brotini - ormai ultimato nella versione definitiva, dovrebbe tra breve essere presentato in Consiglio dei Ministri, per iniziare poi il proprio iter legislativo. A questo punto si impone una strategia di sostegno e di tutela, ai fini della definitiva approvazione del provvedimento sia in sede parlamentare che in sede europea, dove certamente non mancheranno prevedibilissime reazioni negative di altri Paesi dell'Unione. Ci attendiamo lo sforzo di tutti e in primo luogo dei rappresentanti del Governo che già altre volte ha saputo garantire al nostro Paese che venissero tutelati i legittimi interessi del proprio sistema produttivo.'

'Al grande peso economico, occupazionale e al contributo ai conti pubblici del settore calzaturiero - conclude Brotini - devono corrispondere adeguati e proporzionali livelli di attenzione reale da parte delle Istituzioni. Si rende più che mai necessaria e urgente una vera politica industriale volta al mantenimento in condizioni di efficienza di questo enorme patrimonio di creatività, professionalità e voglia di intraprendere che rappresenta il settore calzaturiero.' Scarica l'allegato:


Pubblicato il 06/12/2003



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