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11/14 FEBBRAIO 2018

A MICAM I CALZATURIERI ITALIANI CERCANO IL RILANCIO 

Vito Artioli, presidente ANCI: "Si è arrestata la caduta: occorre incoraggiare e supportare l`innovazione a 360° perché questo è il momento di ripartire"
'Si apre MICAM ShoEvent e i segnali dalla manifestazione fieristica più importante del settore calzaturiero a livello internazionale sono più che incoraggianti perché le aziende non hanno rinunciato ad essere presenti, come invece hanno fatto per altre fiere. Questa è quindi una edizione particolare di MICAM perché le imprese, per vincere la crisi, dovranno dare il meglio, dovranno innovare a tutti i livelli per trasformare questo momento difficile in un'opportunità'. Commenta così lo scenario economico del settore il presidente dell'Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani, Vito Artioli.

Non è soltanto un`esortazione quella del presidente Artioli ma una constatazione che nasce dalla lettura del momento congiunturale, oggi più che mai in una fase di passaggio tra un periodo difficilissimo e uno di transizione verso un nuovo ciclo. Lo confermano i dati come di consueto elaborati dall`Ufficio Studi di ANCI che descrivono un quadro tutto a tinte negative.
I dati preconsuntivi per l`anno che si è appena chiuso parlano da soli: la nostra base produttiva è stata segnata da un calo della produzione del 13% in volume, a cui ha corrisposto una riduzione del 12,5% in valore. Si tratta di una flessione che ha interessato tutti i comparti senza distinzioni e che viene dopo alcuni periodi già molto difficili, che hanno messo a dura prova le imprese e la tenuta a livello occupazionale. Nonostante le imprese abbiano moltiplicato gli sforzi per contenere le perdite sul fronte della manodopera, il 2009 ha fatto segnare la perdita di 3.011 posti di lavoro (-3,5% su dicembre 2008) e la chiusura di 235 calzaturifici (-3,8%). Se si guarda poi all`intera area pelle, il calo è complessivamente di 600 aziende, ovvero il 2,6% in meno rispetto al 2008. Il ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni è aumentato del 232%, soprattutto trascinato dalla crescita della cassa straordinaria (+280%).

'In questo momento è fondamentale la tenuta occupazionale - sottolinea il presidente Vito Artioli - non solo perché questo ha un riflesso sui consumi e quindi sull`economia, ma anche perché per il settore è vitale mantenere quell`elevato contenuto di competenze che ancora i nostri lavoratori sanno esprimere e che rappresenta uno dei nostri vantaggi competitivi. In questo senso le imprese, spesso famigliari, hanno saputo farsi carico di questa urgenza, in molti casi impegnando il proprio patrimonio personale pur di non chiudere l`azienda. Non posso che esprimere soddisfazione perciò per le misure varate dal Governo a tutela di questo patrimonio attraverso la deroga alle procedure di attivazione della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria e la maggiore flessibilità nel suo utilizzo. Occorre, tuttavia, fare uno sforzo ulteriore: estendere gli ammortizzatori sociali alle aziende artigiane, componente importante della filiera della qualità sulla quale oggi siamo ancora in grado di esprimere eccellenze a livello mondiale'.

Sul fronte del commercio con l`estero i dati preconsuntivi, che si basano sulle proiezioni dei primi 11 mesi dell`anno, indicano un calo delle esportazioni del 14% in volume e del 16,4% in valore; dopo anni in cui l`aumento del prezzo medio di esportazione era stato la caratteristica costante dei flussi esportativi, questa inversione indica, da un lato, quanto le imprese abbiano dovuto subire gli effetti di un euro 'forte' e, dall`altro, l`impossibilità di rivedere i listini finendo quindi per comprimere ulteriormente i margini.
I dati fino ad oggi disponibili relativi agli undici mesi 2009 descrivono una situazione in cui le contrazioni sono più decise, visto che nel mese di dicembre le indicazioni preliminari appaiano leggermente positive: fino a novembre le flessioni sono state del 17,5% in valore e del 15,2% in quantità, con prezzi medi in calo del 2,8%.

'La fotografia statica del 2009 dipinge una situazione drammatica - segnala il presidente di ANCI. Se letta in prospettiva, tuttavia, vediamo emergere molti segnali che ci inducono a pensare che il peggio della contrazione del mercato sia già alle spalle. La caduta sembra essersi attenuata e il nostro settore sembra aver retto meglio di altri, soprattutto di quelli a monte della filiera: infatti, da gennaio a novembre il decremento dell'export italiano è stato pari al 22,1%, con un -24% per i prodotti tessili e un -21% per la concia'.

IL 2009 IN SINTESI - L`INDUSTRIA CALZATURIERA ITALIANA

2008 2009 Var %
PRODUZIONE* Milioni di paia 225,2 196,0 -13,0%
Milioni di Euro 7.319,24 6.404,00 -12,5%
EXPORT Milioni di paia 221,8 190,8 ° -14,0%
(comprensivo delle riesportazioni) Milioni di Euro 6.914,98 5.781,24 ° -16,4%
IMPORT Milioni di paia 352,6 310,2 ° -12,0%
(comprensivo delle reimportazioni) Milioni di Euro 3.350,26 3.214,91 ° -4,0%
SALDO COMMERCIALE Milioni di Euro 3.564,72 2.566,33 ° -28,0%
N° AZIENDE (calzaturifici) 6.263 6.028 -3,8%
N° ADDETTI diretti 85.918 82.907 -3,5%
Cassa Integrazione Guadagni Area Pelle
- Ordinaria Milioni di ore 3,9 11,4 194,8%
- Straordinaria Milioni di ore 3,0 11,4 280,5%
- Totale Milioni di ore 6,9 22,9 232,2%

Fonte: Stime ANCI
* Produzione 2009= Stime di preconsuntivo sulla base dei risultati dell`indagine a campione svolta tra gli Associati;
° Export e Import: stime e proiezioni ANCI sulla base dei dati Istat dei primi 11 mesi.

Se è vero che l'export verso l'Unione Europea, che garantisce oltre il 60% del nostro fatturato estero, ha subìto un calo nell'ordine del 13%, sia in quantità che in valore, e che i Paesi dell'Europa dell'Est e della CSI (-35% in valore e -29% in volume) sono ben lontani dai tassi di crescita a due cifre che avevano garantito (soprattutto la Russia) negli scorsi anni alle scarpe italiane, anche tutti i 'nuovi' mercati, quelli meno colpiti dalla recessione, sono ben lontani da diventare nuovi sbocchi commerciali. La contrazione dei paesi del Far East si attesta all`11%, ma anche i mercati mediorientali, dopo i buoni risultati del 2008, registrano cali significativi (-17,6% in quantità e -6,1% in valore nel complesso).

Tuttavia, dopo le pesanti flessioni dell'export dei primi 3 trimestri del 2009 (-13,2%, -18,8% e -17,1% in quantità rispettivamente) e del mese di ottobre (-14,6%), a novembre, per la prima volta nel 2009, la contrazione non è stata a doppia cifra, contenendosi in un -2,8% in volume. Inoltre, le indicazioni preliminari riferite alle esportazioni di dicembre (relative però all'andamento dell'intero comparto 'pelli/cuoio', comprensivo di pelletteria e prodotti della concia) mostrano una variazione tendenziale finalmente positiva: +2,1%.
Se dal punto di vista delle aree geografiche i dati non risparmiano quasi nessun paese, in termini generali vi è quindi la conferma che gli ultimi mesi del 2009 e i primi del nuovo anno sembrano indicare un nuovo inizio.

'Il segnale positivo proviene dal mercato Giapponese, dodicesimo paese cliente: dopo diverse stagioni difficili i dati dell'export ci dicono che nei primi undici mesi le vendite di prodotti italiani sono cresciute del 2,8% - commenta Vito Artioli. Si tratta di una indicazione incoraggiante per due ragioni: innanzitutto torna a crescere la calzature italiana in quell`area e, in secondo luogo, è il segnale di una rinnovata attenzione al prodotto. Come testimonia il prezzo medio (58,26 euro), da sempre tra i più elevati, il consumatore giapponese è infatti molto attento alla qualità e al valore del prodotto, elementi che costituiscono vantaggi competitivi importanti per la nostra produzione e che possono rappresentare le leve strategiche su cui operare per rilanciarci su alcuni mercati da anni in difficoltà. Una rinnovata attenzione in questo senso ci spinge a richiedere, con ancora maggiore vigore, l'introduzione del regolamento europeo sull'etichettatura d'origine obbligatoria che è al tempo stesso a salvaguardia del principio di trasparenza nei confronti del consumatore e a tutela di quelle imprese che fanno della qualità italiana una leva competitiva importante'.

'Sottolineando gli sforzi fatti in sede UE dal Governo Italiano e comprendendo le buone intenzioni che hanno animato i recenti provvedimenti in tema di etichettatura di origine - rimarca il presidente Artioli - oggi siamo in una situazione che rischia di generare confusione nel consumatore e penalizzazione per le imprese. Con la Legge di Conversione del Decreto 135, articolo 16, approvata nel novembre scorso, il fine della difesa di un patrimonio prezioso come il made-in-Italy dalla contraffazione avrebbe meritato uno sforzo di chiarezza maggiore da parte del legislatore. Inoltre, la proposta di legge sulle regole di tracciabilità dei prodotti tessili, della pelletteria e calzaturieri, che è oggetto di esame al Parlamento in questi mesi, non può prescindere dalle Regole Comunitarie, visto che queste costituiscono il quadro normativo in cui si devono muovere tutti i Paesi dell`Unione. Senza tenere presente questi elementi, tali sforzi rischiano di essere non solo vani ma controproducenti'.

Tornando ai dati di settore, le importazioni nel 2009, dopo diversi anni di ciclo espansivo, sono risultate nei primi 11 mesi in forte contrazione sia in quantità (-12,1%) che in valore (-2,8%). L'aumento dei prezzi medi (saliti a 10,30 euro, +10,6%) è giustificato anche dal marcato calo delle quantità importate dalla Cina (-18,5%), che presenta il prezzo medio più basso tra i principali fornitori: 4,55 euro al paio, ancora pari a meno di 1/3 del prezzo medio dei prodotti importati in Italia dagli altri Paesi.

'Questo calo nei flussi è anche il frutto di un lavoro intenso di ANCI per ristabilire condizioni di competizione più eque - segnala Vito Artioli - la proroga dei dazi antidumping per altri 15 mesi sulle calzature in pelle e cuoio provenienti da Cina e Vietnam rappresenta un grande risultato politico, ottenuto grazie a quanto abbiamo fatto insieme alla nostra federazione europea CEC, a Confindustria e al Governo Italiano in sede UE'.

Per quanto riguarda i consumi interni, la crisi sembra aver intaccato solo moderatamente le famiglie italiane i cui acquisti nel corso del 2009 si sono ridotti dello 0,7% in volume, restando stabili in termini di spesa (-0,1%) e registrando risultati meno penalizzanti di quanto hanno avuto i comparti dell`abbigliamento e della pelletteria. L`analisi per tipologie merceologiche tuttavia evidenzia che sono soprattutto i prodotti a più alto valore aggiunto, cioè quelli in cui è focalizzata la specializzazione italiana, a soffrire maggiormente.

'Complessivamente siamo di fronte ad una situazione che, se guardata in prospettiva, ci appare meno buia, ma non posiamo negare che l`onda lunga della crisi si farà sentire ancora per molto tempo perché l`uscita del tunnel ha tutta l`aria di non essere breve - sottolinea il presidente Artioli. L`arresto della caduta è un dato positivo, ma senza una vera ripartenza sia la gestione ordinaria che quella straordinaria, necessaria per il rilancio competitivo del settore, sono a rischio. In questo senso occorre che la possibilità di mettere le spese di ricerca e sviluppo sui campionari come costi ammissibili al credito d'imposta sia governata in modo diverso da come è stato fatto lo scorso anno con il cosiddetto 'click day': per molte imprese del settore è stato semplicemente impossibile accedervi e così, ancora una volta, le nostre aspettative sono andate deluse'.

'Siamo in una fase di transizione che può essere molto lunga ma che deve vedere impegnate le nostre aziende in un ripensamento complessivo del proprio modello di business - conclude il presidente Vito Artioli. Il nostro impegno c`è, così come c`è stato nel passato. Se siamo molto confortati nell'apprendere come il Ministro Scajola desideri finalmente reindirizzare gli incentivi ad altri significativi settori dell'industria italiana, fra cui il calzaturiero è certamente a buon titolo uno dei più importanti, allora occorre far seguire i fatti. Occorre, per esempio, che i fondi e i tempi per l`avvio dei progetti Industria 2015 siano assicurati, e che si metta in campo un`attività di sostegno concreto alle imprese che più contribuiscono al saldo commerciale italiano. Il calzaturiero, con solo il 3,6% dell`occupazione dei settori chiave del made in Italy, assicura il 6,1% del saldo commerciale'.
Scarica l'allegato: cs_03_economics_precons09_def.pdf


Pubblicato il 03/01/2010



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