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11/14 FEBBRAIO 2018

L'INDUSTRIA CALZATURIERA ITALIANA - I° Semestre 2009 

Confermando le indicazioni emerse dalla rilevazione precedente sui primi 3 mesi dell'anno, il primo semestre del 2009 si è chiuso per il settore con un inasprimento delle dinamiche insoddisfacenti evidenziatesi già nell'ultima parte del 2008. Il segno me
Confermando le indicazioni emerse dalla rilevazione precedente sui primi 3 mesi dell'anno, il primo semestre del 2009 si è chiuso per il settore con un inasprimento delle dinamiche insoddisfacenti evidenziatesi già nell'ultima parte del 2008.
Il segno meno, spesso a doppia cifra, ha pervaso molteplici ambiti di natura congiunturale: la produzione, in quantità e in valore; l'interscambio commerciale, in entrata come in uscita; il saldo attivo; la raccolta ordini interni ed esteri.
Anche l'occupazione ha registrato inevitabilmente ricadute negative non lievi, dato il tenore strutturale della crisi, i cui effetti sui bilanci delle imprese sono ulteriormente esacerbati dall'andamento delle variabili di natura economico-finanziaria.
Né ci si poteva attendere altrimenti, alla luce dello scenario economico mondiale degli ultimi mesi. La più lunga e acuta recessione del dopoguerra ha intaccato, dopo quella finanziaria, la dimensione reale dell'economia: ha colpito ovunque i consumi, ridotto gli ordini e frenato vistosamente gli scambi internazionali, investendo - al pari degli altri settori - anche il calzaturiero.
Se l'economia globale sta iniziando lentamente a risalire dopo aver toccato il fondo, tanto da indurre gli esperti ad assicurare che 'il peggio è passato', i 'germogli di ripresa' stentano a moltiplicarsi ed irrobustirsi.
Le previsioni circa i tempi per l'auspicata inversione di tendenza sono improntate all'estrema cautela. Le prime evidenze relative alla seconda parte del 2009 e le aspettative degli imprenditori per i prossimi mesi convergono verso un 'rallentamento della caduta' piuttosto che verso l'inizio di una vigorosa ripresa.
Duramente messe alla prova, le aziende calzaturiere devono quindi proseguire nel lancio di strategie sfidanti su prodotti e mercati, che consentano loro di resistere e superare questa delicata fase, in attesa di intercettare dinamiche maggiormente premianti nel momento in cui la tempesta che ha sconvolto i mercati cesserà e il commercio internazionale riprenderà vigore.

Vediamo ora nel dettaglio le singole variabili congiunturali.


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Produzione e prezzi
L'indagine campionaria condotta tra gli Associati ha evidenziato, per il primo semestre 2009, una marcata contrazione della produzione (-12,1%), ribadendo di fatto i risultati della rilevazione svolta a maggio sull'andamento dei primi 3 mesi.
Dopo le pesanti flessioni del quinquennio 2001-2005, il biennio interlocutorio 2006-2007 e i timidi segnali di ripresa che avevano caratterizzato la prima metà del 2008, la crisi economica mondiale esplosa nell'agosto scorso e il conseguente clima di sfiducia hanno congelato anche la domanda di calzature, ed eroso sensibilmente i livelli di output.
Oltre il 77% dei rispondenti ha dichiarato di aver subito una riduzione della produzione rispetto ai primi 6 mesi 2008; il 17% circa ha indicato una stabilità e solo il 6% degli intervistati ha invece denunciato un incremento delle quantità realizzate.
Per quanto riguarda i diversi comparti produttivi, si registrano dinamiche significativamente negative pressoché in tutti i segmenti, senza grandi distinzioni di sorta.

L'andamento dei prezzi, allineandosi alla congiuntura, conferma una tendenza estremamente restrittiva: con riferimento al campione intervistato, si registra una crescita media del +1,8% sul mercato interno e solo dello 0,7% per i prezzi esteri.
Combinando le dinamiche di quantità e prezzo si può pertanto stimare una flessione in valore della produzione nel semestre del -10,9%.

Anche il grado di utilizzo degli impianti, tradizionalmente su livelli alti in valore assoluto, risente della congiuntura negativa: a giugno 2009 tale indicatore era stimato al 76% ed è previsto sui medesimi livelli (75%) per la fine dell'anno in corso.

Le attese per la seconda parte dell'anno confermano infatti, purtroppo, prospettive a breve non positive: come peraltro ipotizzato dagli operatori di molti altri settori industriali, i tempi della ripresa non saranno brevi.
Un preoccupante 71% delle imprese interpellate prevede nel secondo semestre un'ulteriore caduta dei volumi produttivi, mentre la quota degli ottimisti supera di poco l'8%, a fronte di un 21% di rispondenti che hanno indicato una sostanziale stabilità.
Il consuntivo 2009 è destinato dunque a chiudersi con un significativo arretramento dei volumi prodotti; uno dei più rilevanti degli ultimi anni.

Interscambio commerciale
La crisi economica ha pesantemente colpito tutti i settori esportatori italiani, riducendo di 1/4, nel periodo gennaio-maggio, il valore dei flussi commerciali in uscita dal nostro Paese rispetto allo scorso anno.
Anche il calzaturiero - da sempre tra i settori che presentano un'elevata quota di export sul fatturato - ha registrato un calo considerevole delle vendite estero (-14,6% in valore), seppure inferiore ad altri rami della filiera tessile-abbigliamento-calzature: i comparti a monte hanno fatto segnare infatti arretramenti più pesanti, sia nel tessile (-27,4%) che nella pelle (-23,3% la concia). Contrazione analoga al nostro settore è stata invece registrata dall'abbigliamento (-14,1%).
Sono stati esportati, da gennaio a maggio, 90,4 milioni di paia di calzature (oltre 17 milioni in meno rispetto all'analogo periodo del 2008, pari al -16%) per un valore di 2.469 milioni di euro, comprendendo come sempre tali cifre sia la vendita sui mercati esteri di produzione realizzata in Italia che le operazioni di pura commercializzazione.
Dopo una riduzione del 13,2% in quantità (e del 9,2% in valore) nei primi 3 mesi, il bimestre aprile-maggio è stato caratterizzato da una contrazione dei flussi in uscita superiore al 20% sia in volume che in valore.
Questi trend testimoniano un profilo della domanda internazionale molto depresso, che ha fortemente penalizzato le dinamiche produttive, come più sopra descritto.
Dal punto di vista merceologico, l'interscambio in uscita è risultato negativo per tutti i comparti, senza particolari distinzioni: -16,4% in quantità la flessione per le scarpe in pelle - il segmento maggiormente rappresentativo della produzione Made in Italy, pari a circa 2/3 dei flussi - con un -23% per quelle da passeggio. Sempre all'interno del comparto pelle/cuoio, in controtendenza le vendite di scarponcini e stivali, il cui export è aumentato in volume del 17,7% pur con un leggero decremento in termini di valore (-0,9%). Contenuto, rispetto alla media, il calo delle scarpe di sicurezza (-4%), cresciute del 2,4% in valore. Pesanti flessioni invece per i sandali (-18%).

Anche dal punto di vista geografico, il segno 'meno' ha dominato la scena.
Il mercato comunitario (UE27), che assorbe oltre il 70% dei flussi in uscita dal nostro Paese, ha fatto segnare un arretramento complessivo del 12,1% in quantità. La Francia ha registrato una sostanziale tenuta (-2,2% in volume e -1,3% in valore), che l'ha resa il principale mercato di sbocco nel periodo esaminato, a scapito della Germania (-9,7% in quantità). Brusca frenata, nell'ordine del -15%, per le vendite nel Regno Unito. Spagna e Grecia sono risultati gli unici Paesi con una variazione tendenziale positiva in volume, per quanto modesta (+0,7 e +0,1% rispettivamente).

E' proseguita, anche a causa della valuta, la dinamica fortemente riflessiva che connota da tempo i mercati nordamericani (-35,4% in quantità) e che, in misura minore, ha toccato anche il Centro-Sud America (-14,4%). Gli USA - pur rimanendo il nostro 3° mercato di riferimento in valore - sono scesi al 5° posto nella graduatoria in volume.
I Paesi dell'Est Europa e CSI hanno evidenziato anch'essi un trend negativo: -27,7% in quantità globalmente, con i tre principali mercati - Russia (-35%) Ucraina (-26,3%) e Croazia (-22,3%) - in forte calo. Nonostante tale performance, la Russia (che pure aveva chiuso il 2008 con una crescita del 15,2% in valore nonostante una pesante flessione nell'ultimo trimestre) si è confermata il nostro 4° mercato per importanza in valore, con prezzi medi in ulteriore aumento del 14,5%.
Andamenti sfavorevoli per i mercati asiatici, sia nel Far East (-19,5% in volume) che in Medio Oriente (-27%); quest'ultima area però - grazie ad incrementi non marginali nei prezzi medi - si è mantenuta in valore sui livelli dello scorso anno (+0,3%).
Risultati soddisfacenti sui mercati africani, cresciuti dell'11% in quantità.

Come ulteriore sintomo della crisi strutturale si può notare che anche i flussi di calzature in entrata hanno mostrato una significativa riduzione.
Le importazioni sono infatti scese nei primi 5 mesi dell'anno del 15,5% in volume (quasi 28 milioni di paia in meno rispetto all'analogo periodo 2008), pur crescendo del 5,5% in valore.
L'aumento del prezzo medio, risultato prossimo al 25%, è in buona parte riconducibile alla sensibile diminuzione (-24,8%) delle quantità importate dalla Cina, il cui prezzo al paio (4,37 euro) malgrado un incremento del 35% è comunque ancora inferiore ad 1/3 del prezzo medio dei prodotti importati in Italia dagli altri Paesi.
Da gennaio a maggio sono entrati complessivamente in Italia 152 milioni di paia, per 1.425 milioni di euro (cifre che includono anche le reimportazioni di prodotti parzialmente lavorati all'estero, anch'esse in deciso calo).
E' proseguita la frenata dei flussi dalla Romania (-20%), terzo Paese di provenienza dopo Cina e Vietnam, innescatasi nel 2007 con l'ingresso nella UE27.

L'arretramento delle quantità ha riguardato indiscriminatamente tutti i comparti merceologici. Del -9,2% la flessione per le scarpe con tomaio in pelle.
In termini di area geografica si può osservare come le importazioni dalla UE siano risultate in controtendenza (+1,5% in volume), così come i flussi in arrivo dall'Africa (+6,6%), dove sono cresciuti sia quelli provenienti dai Paesi settentrionali, zone privilegiate di pratiche di outsourcing (+6,7%, trainati dalla Tunisia), sia quelli dalle altre aree del continente (+1,1%).
In lieve calo (-4,2% in quantità) l'import da Est Europa e CSI. Decisamente più marcata è stata la contrazione per le calzature provenienti dal continente americano, in seguito alla battuta d'arresto subita dalle produzioni brasiliane (-24% in volume), e per quelle dal Far East (-22% complessivo).

Il saldo attivo del settore, nel periodo gennaio/maggio, è risultato pari a 1.044 milioni di euro, riducendosi però pesantemente (-32,2%) rispetto allo scorso anno.

Ordini e consumi interni
L'andamento decisamente penalizzante della domanda che caratterizza tutti i principali mercati di sbocco per la nostra produzione ha indotto un sensibile assottigliamento nel portafoglio ordini.
La rilevazione su un campione rappresentativo - condotta come consuetudine non scomputando i riordini - ha messo in luce una contrazione complessiva degli ordinativi raccolti nel periodo aprile-giugno pari al -14,9% in quantità, gettando parecchie ombre sulle possibilità di un recupero a breve dei livelli produttivi.
Con riferimento al mercato italiano le aziende hanno registrato in media nel trimestre considerato un arretramento non trascurabile degli ordini (-6,9%). Sembrano trovare dunque conferma le indicazioni circa un progressivo raffreddamento dei consumi interni dopo la fiammata di gennaio.
Ancora più sfavorevoli, però, le indicazioni sul versante estero: sul mercato tedesco la raccolta evidenzia un trend deludente (-21% in volume), mentre il livello del portafoglio ordini relativo ai restanti mercati europei è sceso del -11,1%.
Altrettanto negative le indicazioni dal mercato USA (-10,9%), in linea con il già commentato andamento dell'export verso l'area dollaro, che perdura da mesi.
Le indicazioni per il mercato giapponese (-33,4%) e la Russia (-37,7%) - malgrado anch'esse di natura campionaria e pertanto da considerarsi con prudenza - non possono non destare preoccupazione. In modo particolare per quanto concerne il mercato russo, vista l'importanza che esso riveste in termini assoluti e nello specifico per alcuni distretti calzaturieri.
Completa il quadro marcatamente insoddisfacente del portafoglio ordini il dato residuale relativo agli 'Altri Paesi', che evidenzia anch'esso una riduzione nella raccolta, pari all'8,9% in quantità.

Il carnet, cioè il periodo di produzione assicurato dagli ordini in portafoglio, si colloca in media al di sotto dei due mesi e mezzo, mostrando in molti casi contrazioni da non sottovalutare.

Anche le attese riguardo gli ordinativi per la seconda parte del 2009 non paiono particolarmente incoraggianti.
Con riferimento al mercato interno, il 41% degli imprenditori interpellati non prevede grossi mutamenti rispetto ai livelli raggiunti; il 39% si aspetta invece una riduzione del portafoglio; il rimanente 20% si mostra ottimista verso una ripresa degli ordini.
Sul fronte estero le percentuali sono addirittura peggiori: il 38% degli intervistati si attende stabilità, i pessimisti salgono al 47%; gli ottimisti rappresentano il rimanente 15%.

I consumi nazionali si presentano in linea con l'intonazione non positiva dello scenario complessivo, pur mostrando trend decisamente meno penalizzanti. Gli acquisti di calzature delle famiglie italiane nel primo semestre dell'anno sono infatti scesi dello 0,4% in quantità e del -1,1% in spesa (con prezzi medi in calo dello 0,7%).
Dopo l'andamento soddisfacente dei primissimi mesi (+1,2% in volume e +1,8% in spesa nel periodo gennaio/marzo), il secondo trimestre è stato caratterizzato da un rapido raffreddamento negli acquisti (-1,6% in quantità e -3,2% in spesa).
Le calzature per donna presentano la variazione negativa più marcata in termini di volume (-2,5%), con un -3,6% per le scarpe chiuse classiche da passeggio e una flessione dell'8,7% per i mocassini. Segno meno anche per le calzature da bambino, sia in volume (-0,2%), che in valore (-3,9%). Stabili gli acquisti delle scarpe per uomo (+0,2%), pur con un -4% in spesa.
I segmenti 'sportive' e 'pantofoleria/relax' sono gli unici invece ad evidenziare dinamiche positive sia in quantità che in valore.

Occupazione
La crisi ha avuto prevedibili ripercussioni sui livelli occupazionali e sulla mortalità aziendale, acuendo il processo di selezione tra le imprese e di smagrimento del settore, in corso da anni.
Il numero dei calzaturifici attivi sul territorio si è ridotto del 2,3% rispetto a dicembre 2008, scendendo - con la chiusura di 143 aziende - a 6.120. Anche la forza lavoro impiegata ha registrato un'ulteriore contrazione (-2,1%), con la perdita in 6 mesi di 1.839 posti di lavoro. Il numero di addetti diretti risulta ora pari a 84.079 unità.
Nell'intera filiera pelle (calzaturifici + componentistica + concerie + pelletterie) sono state 379 le aziende che hanno cessato l'attività nei primi 6 mesi dell'anno secondo le elaborazioni di Infocamere (-1,6%). Si tratta di dati probabilmente sottostimati, tenuto conto dei tempi che spesso intercorrono prima della registrazione nelle banche dati delle Camere di Commercio.

Anche il campione di aziende contattato da ANCI ha fornito un quadro a tinte fosche: il 35% degli imprenditori interpellati ha denunciato un calo della forza lavoro impiegata, il 62% ha dichiarato di aver mantenuto invariati i livelli occupazionali, mentre solo il restante 3% dei rispondenti ha segnalato un incremento dell'occupazione nel periodo in esame.
Le aspettative circa la seconda parte dell'anno in corso tendono ad un ulteriore peggioramento della situazione attuale: irrisoria (1,2%) la percentuale di imprese del campione che prevede di incrementare i livelli occupazionali.

I dati di impiego degli strumenti di integrazione salariale confermano la presenza di significative tensioni. Dopo il +43,1% del trimestre ottobre-dicembre 2008, il ricorso alla CIG da parte delle aziende dell'Area Pelle ha subito nel primo semestre 2009 - analogamente agli altri settori industriali - una forte accelerazione: +150% complessivo, con incrementi del 177% della CIG ordinaria e del 115% di quella straordinaria. Il numero totale di ore autorizzate è passato da 3,5 a 8,8 milioni, con aumenti rilevanti in tutte le regioni: Lombardia (+356%), Toscana (+275%) e Veneto (+200%) registrano, tra le 7 principali regioni a vocazioni calzaturiera, le variazioni più elevate in termini percentuali; la Puglia, con 2,2 milioni di ore (+74%), il maggior ricorso in termini assoluti.
Le cifre preliminari ricevute da INPS riferite al mese di luglio segnalano un'ulteriore impennata delle ore di CIG autorizzate (+265% sull'analogo mese 2008).

Incassi e pagamenti
Le evidenze riguardanti il ciclo degli incassi e dei pagamenti nel primo semestre 2009 non possono che riflettere l'andamento negativo che caratterizza il quadro congiunturale attuale e, purtroppo, trasferire gli effetti della crisi anche sul versante finanziario.
I tempi di pagamento delle forniture evidenziano una sostanziale stabilità sul fronte estero (61% circa degli intervistati), mentre nei riguardi dei fornitori nazionali più della metà degli intervistati (51%) ha denunciato un allungamento dei termini, a testimonianza delle difficoltà che alcune imprese stanno incontrando nel far fronte ai propri impegni.
Al tempo stesso, i dati relativi agli incassi denotano ancor di più una tendenza all'allungamento dei tempi, sia sul versante interno (81% degli intervistati), sia su quello dei clienti esteri (69% dei rispondenti).
Emerge dunque nel complesso un ulteriore deterioramento del ciclo. Purtroppo ciò non potrà che aumentare le pressioni di carattere finanziario sui conti economici delle imprese, con effetti non positivi sulla gestione del capitale circolante.
La rilevazione condotta ha messo poi in luce altri aspetti problematici derivanti dalla crisi, legati alla solvibilità dei clienti: il 34% del campione ha indicato infatti una maggior frequenza - rispetto a inizio anno - di ordini annullati e di merce in consegna non ritirata; ben il 56% dei rispondenti ha segnalato un aumento di crediti insoluti.

Conclusioni
La crisi in atto ha coinvolto tutti i mercati e tutti i segmenti merceologici, e avrà nel 2009 il suo apice in termini di effetti negativi sull'economia reale.
In linea con le performance degli altri settori, i dati relativi all'andamento del calzaturiero nel primo semestre mettono purtroppo in evidenza un quadro evolutivo decisamente negativo, soprattutto se sommato ai non esaltanti periodi precedenti, in cui le aziende avevano dovuto fronteggiare la sempre più aggressiva concorrenza asimmetrica asiatica.
Dell'attuale fase preoccupa il fatto che la ripresa purtroppo sarà lenta: le previsioni sulla raccolta ordini, sull'andamento della produzione e sull'utilizzo della capacità produttiva forniscono in tal senso univoche indicazioni votate alla cautela, rinviando al prossimo anno ogni inversione di tendenza.
La nostra indagine ha messo anche in luce come la maggioranza delle aziende stia soffrendo di un peggioramento nelle condizioni di accesso al credito (denunciato dal 55% degli imprenditori intervistati), evidenziando tensioni crescenti dal punto di vista finanziario.
L'aspetto più confortante è che l'attuale crisi - non dipendendo dalla competitività delle nostre imprese - lascerà inalterato l'appeal della produzione Made in Italy, permettendo alle aziende (che non hanno mai smesso di moltiplicare gli sforzi di riposizionamento sui mercati né di affinare le proprie collezioni in termini di creatività, qualità e innovazione) di invertire la rotta non appena la domanda riprenderà vigore. Il cammino per recuperare i livelli di attività perduti e imboccare la via della crescita sarà comunque lungo.
Scarica l'allegato: cs_13_nota_economica_def.pdf


Pubblicato il 09/15/2009



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