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11/14 FEBBRAIO 2018

DAI CALZATURIERI UNA RICHIESTA: ESTENDIAMO LA CIG AI TERZISTI 

Una crisi economica mondiale di cui non si conosce ancora bene la portata, ma che non diminuisce la competitività del sistema calzaturiero italiano. Nell`allegato l`intervento del presidente Vito Artioli.
Vito Artioli, presidente ANCI: 'in questo momento è importante conservare la base produttiva dei terzisti e il nostro capitale umano'

Una crisi economica mondiale di cui non si conosce ancora bene la portata, ma che non diminuisce la competitività del sistema calzaturiero italiano. Con questo messaggio il presidente di ANCI, Vito Artioli ha dato il via ufficialmente a MICAM ShoEvent, l'appuntamento fieristico internazionale del settore che giunge in un momento molto difficile della congiuntura settoriale.

'Ci troviamo ormai pienamente coinvolti - spiega il presidente dell'Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani ANCI, Vito Artioli - in una crisi macroeconomica di portata mondiale che, nel caso del calzaturiero, si è innestata su un lungo periodo di sofferenza congiunturale, riposizionamenti e ristrutturazioni affrontati dalle aziende con pesanti sacrifici nel quinquennio 2001-2005. Proprio mentre si cominciavano a intravedere i primi segnali di recupero, siamo oggi penalizzati non tanto da una crisi di competitività dei nostri prodotti quanto da una crisi economica generalizzata che si farà sentire per tutti, ma soprattutto per noi che esportiamo mediamente circa l'80% della nostra produzione'.

I dati confermano che - dopo un positivo 'consolidamento', nei primi mesi del 2008, dei segnali di recupero che avevano contraddistinto tutto l'anno precedente - è seguito un rallentamento progressivo che è poi sfociato nella brusca frenata dell'ultimo trimestre dell'anno. Le prime stime sul risultato del 2008 non sono quindi positive, come effetto di queste due opposte tendenze, ma vanno lette alla luce del contesto internazionale, comune peraltro a tutti i beni di consumo, tutt'altro che premiante. Certo è che i primi segnali per il 2009 rimangono tendenzialmente negativi e questo non può che far abbassare il livello di fiducia delle imprese soprattutto perché lo scenario continua a mutare rapidamente. Le analisi su media annua confermano che nel periodo 2002-2005 le aziende hanno intrapreso un progressivo spostamento verso prodotti di qualità medio-alta che ha comportato un riposizionamento del complesso dell`industria calzaturiera italiana con l`accettazione di tutto ciò che questo comporta: minori volumi e maggiori investimenti da un lato e una ristrutturazione organizzativa necessaria per accompagnare questi processi dall'altro. In effetti mentre le contrazioni sui volumi risultano in qualche caso consistenti, sono meno accentuate quelle in valore, segno di un progressivo aumento del prezzo medio.

'Le nostre imprese non si danno per vinte - continua il presidente di ANCI - anche in uno scenario molto preoccupante. Dall'indagine a campione emerge che la maggior parte di esse hanno ancora fiducia nelle potenzialità del loro business. Gran parte delle strategie che dicono di voler attuare in questo momento difficile non si concentrano sui tagli di costi, ma su nuovi investimenti. Nuovi mercati (60% dei rispondenti), nuovi prodotti (55%), nuove strategie di distribuzione (50%), modifiche nelle tempistiche produttive e creative (40%) sono le indicazioni che emergono.'

Le prime stime per il 2008 indicano un calo della produzione pari al 6,8% in volume, che quindi si attesta a 225,3 milioni di paia. Per contro in valore il calo risulta più modesto seppure significativo (-2,1%) per un valore complessivo di 7,3 miliardi di euro. Questi decrementi sono il risultato del forte calo delle esportazioni del mese di ottobre e novembre e delle aspettative non positive per l'ultimo mese di dicembre. Si stima infatti che il valore complessivo dell'export rimanga sostanzialmente invariato (6,9 miliardi di euro) ma a fronte di un ridimensionamento consistente dei volumi che si attestano a 221 milioni di paia con un calo del 9,7% rispetto all'anno precedente.


I morsi della crisi sono confermati dai dati relativi alla nati-mortalità aziendale e alla forza lavoro: nel 2008 il numero di calzaturifici attivi sul territorio (6.263) si è ridotto del 2,9% rispetto al dicembre 2007 mentre il numero di addetti è diminuito in un anno di 2.750 unità (-3,1%), attestandosi a 85.918. I dati diffusi da INPS relativi all'utilizzo degli strumenti di Cassa Integrazione Guadagni nei settori dell'area pelle mostrano nel 2008 un deciso aumento (+36% in media), sia per la CIG ordinaria (+31,6%) che per quella straordinaria (+42,2%). L'incremento delle ore complessive negli ultimi 3 mesi dell'anno è stato pari al 43,1%.

'In questo quadro è evidente che le politiche del passato rischiano di essere non solo inutili ma anche controproducenti - commenta ancora il presidente Artioli. Occorre invece ripensare gli strumenti, adeguarli ai cambiamenti, utilizzarli in maniera innovativa per aiutare il sistema Paese e il settore a evolvere. La Cassa Integrazione Guadagni ad esempio è oggi utilizzata pensando alle fabbriche degli anni `60, un mondo che non c`è più. Serve invece una CIG che sappia comprendere anche il mondo dei terzisti, che costituiscono non più solo uno strumento di flessibilità per l`impresa, ma anche la parte integrante della filiera di qualità, del sistema di alleanze di cui oggi l`impresa ha bisogno. Senza di essi, non c`è più nemmeno l`impresa committente. D`altra parte occorre continuare nel processo di trasformazione della CIG in un sistema di retribuzione di sostegno collegata al mantenimento del capitale umano, il principale patrimonio di cui dispone l`azienda.'

Accompagnare le aziende nel loro processo di trasformazione, aiutare quelle meno capaci di intuire il futuro a comprendere quali sono i prossimi scenari. Anche con questa logica il presidente Artioli chiede che 'i sostegni alle banche si traducano immediatamente in sostegni al sistema produttivo perché la prima necessità è quella di un sostegno ai crediti export e della loro assicurazione'.

In effetti gli ultimi dati disponibili riferiti ai primi undici mesi dell'anno presentano un export in riduzione in volume (-9,1% in quantità) ma ancora un moderato aumento in valore (+0,8%) così come una crescita del prezzo medio salito a 31,04 euro al paio (+10,8%). La contrazione ha interessato in quantità tutti i segmenti merceologici mentre, a livello di paesi, pesanti flessioni in volume (accompagnate da cali più contenuti in termini di valore) si sono registrate nei principali Paesi acquirenti: Germania (-16,3% in quantità), Francia (-11,9%, che però evidenzia un saggio positivo in valore: +2,6%), Regno Unito (-26,2%) e USA (-22,5%). Decisamente marcata anche la flessione dell'export verso un altro importante Paese industrializzato, il Giappone: -24,8% in volume e -15,6% in valore. Trend ancora favorevoli, malgrado il rallentamento generalizzato, hanno invece caratterizzato le vendite in Spagna (+9,7% in quantità), Svizzera (+9%), Grecia (+15%) e nei Paesi dell'Est Europa e della CSI (cresciuti in valore dell'11,5%); tra questi, la Federazione Russa (+3,6% in volume e +14,6% in valore) ha invece segnato un rallentamento molto forte nei mesi di ottobre e novembre.

'Ci sono, in uno scenario complesso e negativo, ancora elementi positivi che vanno incoraggiati - precisa Vito Artioli. La nostra capacità esportativa è oggi limitata anche dalla disponibilità ad assicurare i rischi del credito all'export. Per questo sollecitiamo interventi agevolativi in materia di assicurazione sul credito estero anche per contratti di dimensione contenuta ma che, una volta sommati nel tempo, finiscono per costituire valori importanti per la media impresa. Capita ormai frequentemente, infatti, che i crediti maturati con forniture all`estero siano di importi inferiori ai minimi assicurati dalla Sace. Un abbassamento di soglia di accesso ai finanziamenti Simest, una manutenzione straordinaria e un consolidamento ulteriore del sistema dei Consorzi Fidi sono altrettanto importanti: non occorrono rivoluzioni, ma bisogna prestare attenzione per capire le esigenze e agire di conseguenza. Nella nostra indagine congiunturale il 51,7% degli intervistati segnala un peggioramento dell'accesso al credito, una situazione che rischia di indebolire la nostra forte propensione ad esportare.'

'Questi strumenti - conclude Vito Artioli - sono ancora più importanti alla luce delle negative aspettative per il 2009. Le previsioni sugli ordinativi relativi al primo semestre del 2009 sono sfavorevoli, senza grossa distinzione fra mercato interno ed estero. Per il mercato italiano, il 49% delle imprese si attende un'ulteriore riduzione rispetto agli ordinativi attualmente raccolti, mentre per i mercati esteri sono il 53% le imprese che si aspettano un peggioramento. E' importante quindi far sì che le aziende non perdano nessuna opportunità commerciale a causa di vincoli finanziari esterni, un pericolo tanto più da evitare se si ricorda che gli addetti alle calzature rappresentano il 3,7% del totale della mano d`opera dei settori a più alta capacità esportativa, ma essi 'producono' il 7% del saldo commerciale complessivo'.

Nell`allegato l`intervento del presidente Vito Artioli. Scarica l'allegato: 2009-1-cs_03_economico_def.pdf


Pubblicato il 03/03/2009



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