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11/14 FEBBRAIO 2018

L'INDUSTRIA CALZATURIERA ITALIANA - I° Semestre 2002 

I dati relativi all'andamento di produzione, prezzi, ordini e occupazione sono stati elaborati sulla base dei risultati dell'indagine campionaria svolta presso gli Associati
Introduzione
Le cifre a consuntivo 2001 avevano caratterizzato un anno non positivo per l'industria calzaturiera, ma avevano anche preannunciato un quadro di aspettative incerto per il 2002.
I dati del primo semestre dell'anno in corso, purtroppo, confermano la presenza di una situazione congiunturale non premiante, con un'intonazione negativa di buona parte degli indicatori economico-settoriali.
Le dinamiche produttive mostrano una rilevante battuta d'arresto, in quanto il ritrovato profilo dei consumi interni non è sufficiente a compensare l'andamento costantemente insoddisfacente della domanda sui principali mercati internazionali.
Il deterioramento della bilancia commerciale è l'altro dato preoccupante in questa fase congiunturale: a fronte di una caduta dell'export, l'interscambio in entrata mostra segni di particolare vitalità, oltre alle tradizionali forme di traffico di perfezionamento.
Le poche note positive provengono dalla capacità delle imprese di fronteggiare con limitati sacrifici occupazionali questo quadro, e dal mantenimento di un profilo incassi/pagamenti non penalizzante.
Le aspettative purtroppo tendono a prolungare la fase riflessiva anche per la seconda parte dell'anno, e forse questa è la notizia meno positiva, che obbliga le imprese a ulteriori sacrifici in termini di investimento, consolidamento competitivo, ricerca di nuovi spazi di mercato, per essere pronte nel momento in cui la congiuntura - e soprattutto la domanda internazionale - cambieranno intonazione.

Vediamo ora nel dettaglio le singole variabili congiunturali.



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Produzione e prezzi
Come già accennato, la prima parte dell'anno tende a riconfermare il trend negativo realizzato nel 2001, di fatto rinviando a data futura la ripresa, poiché anche le aspettative a breve termine non sono ottimistiche e prevedono un ulteriore contenimento dei volumi prodotti.
Nel primo semestre la produzione, limitatamente al campione oggetto di indagine, è infatti diminuita del -3% in volume rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente: sommando tale dato al consuntivo semestrale della seconda parte del 2001, si può rilevare un arretramento complessivo dei volumi superiore al 6% negli ultimi 12 mesi.
La situazione di difficoltà si percepisce dalla distribuzione delle imprese intervistate in base agli incrementi/decrementi realizzati nella produzione: più della metà delle imprese del nostro campione (per l'esattezza il 52%) ha dovuto affrontare situazioni di arretramento produttivo e, in particolare, oltre il 28% delle aziende contattate ha dichiarato di aver subito, nel primo semestre, una riduzione della propria produzione superiore ai 5 punti percentuali. Di contro, la quota di imprese contattate che hanno registrato aumenti produttivi è del 20%, anche se solamente il 3,4% degli intervistati ha denunciato un incremento superiore al +5%.
Infine, per circa un altro 28% degli operatori interpellati il semestre non ha evidenziato particolari mutamenti rispetto ai volumi realizzati nei primi 6 mesi 2001.
Tale polarizzazione può essere spiegata dal diverso orientamento delle imprese calzaturiere sui mercati esteri e su quello interno.
L'andamento dei prezzi riflette l'evoluzione della domanda e dei volumi produttivi. In generale si registrano politiche di pricing meno restrittive, anche se la crescita dei prezzi è più limitata sui mercati esteri (+2,3%) rispetto a quella rilevata sul mercato nazionale (+3,6%).
Combinando le variazioni di quantità della produzione con i relativi prezzi, si può osservare come il valore dell'offerta settoriale, nel primo semestre del 2002, sia cresciuto ad un tasso nominale di poco superiore allo 0,5%, valore del tutto insoddisfacente, soprattutto se innestato sul valore di consuntivo per il 2001.
Per quanto riguarda i diversi comparti produttivi, non si registrano particolari differenze a livello merceologico, segno che il negativo andamento congiunturale segna in modo trasversale l'intero settore.
Le attese per la seconda parte dell'anno confermano purtroppo la generale impostazione negativa del ciclo, soprattutto con riferimento alla produzione.
Nel secondo semestre, circa il 40% delle imprese interpellate si attende una ulteriore riduzione dei volumi produttivi, mentre la quota di ottimisti si ferma ben al di sotto del 30%: in sostanza sarà difficile attendersi una importante inversione di tendenza nei prossimi mesi.
Il grado di utilizzo degli impianti si mantiene comunque costante su livelli alti: a fine giugno 2002 il valore si assesta all'83% ed è previsto in lieve crescita sino all'84% per la fine dell'anno.
In sintesi dunque un quadro consuntivo purtroppo non positivo, senza che per la seconda parte dell'anno ci si possa attendere significativi cambiamenti.

Interscambio commerciale
Anche le cifre dell'interscambio commerciale, dato il ruolo giocato dal commercio estero sugli equilibri settoriali, testimoniano lo stato decisamente riflessivo della congiuntura, in questo caso internazionale.
Dopo i segnali già marcatamente negativi registrati nella seconda parte dell'anno 2001, la dinamica dell'export ha messo in evidenza in modo inequivocabile la scarsa attrattività di molti mercati esteri in questo primo semestre del 2002. Pur infatti nella cautela per il commento di dati volatili ed irregolarmente distribuiti durante l'anno quali quelli relativi all'interscambio commerciale, è evidente che la situazione della domanda internazionale si presenta particolarmente difficile.

I dati cumulati sino a maggio 2002 evidenziano infatti una riduzione delle esportazioni del 13,6% in quantità rispetto al corrispondente periodo dell'anno scorso: a seguito del computo delle dinamiche di prezzo, in valore la riduzione dell'export nominale è stata contenuta in un comunque significativo -8,1%. Questi dati indicano chiaramente come sia problematico attendersi una ripresa produttiva in presenza di queste dinamiche riflessive sui mercati esteri, che coinvolgono in modo più o meno differenziato gran parte delle aree di punta dell'export italiano.
Anche in questo caso è difficile scorgere elementi differenziali all'interno dei diversi segmenti merceologici. Se si eccettua il comparto marginale delle pantofole, che si mantiene sui livelli dell'anno precedente - peraltro grazie ad una riduzione dei prezzi medi - per tutti gli altri comparti il calo delle esportazioni in quantità supera il -11%, raggiungendo punte di -18% nel comparto delle calzature con tomaia in gomma.

Osservando gli andamenti dei diversi mercati di sbocco si possono invece rilevare aspetti di particolare interesse.
I dati relativi all'UE evidenziano dinamiche decisamente negative, con una riduzione dei volumi esportati del -13,4% mentre il loro valore nominale ha subito, grazie a dinamiche di prezzo sostenute (+9%), una flessione del -5,7%.
Il dato medio è purtroppo la risultante di dinamiche decisamente omogenee fra i vari paesi UE. Ad eccezione della Spagna, che fa registrare un +7,1% in volume, tutti i più grandi mercati comunitari evidenziano riduzioni importanti: Germania (-23,7% in quantità), Paesi Bassi (-17,6%) e Regno Unito (-12,5%) in particolare; decisamente meno marcate le contrazioni per Francia (-1,4%) e Portogallo (-1,8%).
I dati relativi ai mercati dell'Europa dell'Est si presentano invece in parziale controtendenza rispetto a quanto sinora detto: nei primi 5 mesi 2002 l'export verso quest'area è infatti cresciuto dell'1,7% in quantità e del +9,6% in valore. Esaminando questo dato a livello di singolo paese, tuttavia, si nota come i principali responsabili delle dinamiche positive siano paesi nei quali si registra un rilevante ruolo del traffico di perfezionamento passivo (su tutti la Romania): ciò di fatto rende meno interessante il dato positivo in termini di performance di mercato.
Il mercato russo, dopo la ripresa degli ultimi due anni, registra un sensibile arretramento in volume (-17,2%), pur accompagnato da un'ulteriore, seppur debole, crescita in termini di valore (+2,8%).
L'area nordamericana evidenzia anch'essa dinamiche di export decisamente negative: -22% sia in quantità che in valore. L'inversione dei rapporti di cambio fra Euro e Dollaro ha infatti penalizzato la competitività internazionale dell'export italiano verso gli Stati Uniti, ma ciò ha soltanto aggravato una situazione di riflessività della domanda già presente su questi mercati.
I mercati del Sud America si presentano invece in controtendenza, mostrando un aumento del 6% dei volumi esportati e del +6,4% in valore: è importante sottolineare come tale crescita riguardi diversi paesi del continente, Venezuela e Perù in particolare.
Evidenze negative provengono dal continente africano (-6% in quantità) e, diversamente rispetto al passato, sono le aree del nord a far registrare le performance peggiori.
Anche l'andamento delle vendite verso il continente asiatico non è favorevole; i segni negativi si distribuiscono in misura abbastanza omogenea fra le zone del Medio Oriente (nel complesso -14,7% in volume) - dove l'instabilità del quadro politico economico ha certamente contribuito a tale situazione - e paesi del Far East (-6,1%), nei quali la domanda persiste su livelli non soddisfacenti.

Passando all'osservazione delle dinamiche dell'import di calzature, i segnali negativi del quadro congiunturale trovano una ulteriore conferma.
I dati consuntivi dei primi cinque mesi dell'anno mostrano un incremento delle importazioni sul mercato italiano del 9,9% in quantità e del 10,8% in valore, con un mantenimento, attorno a 9 Euro, del livello dei prezzi medi applicati (+0,9%).
Nell'ambito delle diverse categorie merceologiche che compongono l'import, un elemento di preoccupazione può essere riscontrato nel fatto che gli incrementi più significativi riguardano i segmenti a maggior valore aggiunto: pelle e cuoio (+18,1% in quantità); sintetico (+12,4%, sempre in quantità), gomma, +10,7%. Per quanto riguarda gli altri comparti invece (calzature in tessuto e pantofole) le dinamiche dell'import sono stabili quando non riflessive.
Osservando gli andamenti rilevati nelle diverse aree geografiche di provenienza si evidenzia un quadro composito.
All'interno dell'area comunitaria il dato medio si presenta in controtendenza rispetto alla media: l'import arretra del -11% in volume e rimane sostanzialmente stabile in valore (-0,4%). La media è la risultante di dinamiche riflessive per l'import dalla Francia, dal Belgio e dalla Spagna, mentre segnali di ritrovato vigore si evidenziano per le importazioni dall'Olanda, dalla Germania e, in misura minore, dalla Gran Bretagna.
I paesi dell'Europa Orientale e quelli dell'Africa confermano il loro importante ruolo di partner nelle operazioni di interscambio commerciale calzaturiero, specialmente per le strategie di decentramento e di traffico di perfezionamento passivo. Le importazioni dai paesi dell'Europa dell'Est sono infatti aumentate ulteriormente del 7,6% in quantità e del 10,8% in valore, mentre ben più sostenute sono risultate le dinamiche dell'import dai paesi nordafricani (+20% in quantità e +14% in valore).
L'area nordamericana evidenzia una riduzione della competitività internazionale delle esportazioni USA: l'import italiano di calzature da quest'area si è ridotto del 40% in volume e del 12% in valore. I paesi dell'America meridionale, invece, denotano andamenti decisamente positivi, con un +52,4% in quantità (ottenuto però a fronte di una pesante riduzione dei prezzi medi del -20% circa).
Anche per quanto concerne l'area asiatica, infine, si presenta una situazione a due facce, nella quale le importazioni provenienti dai paesi mediorientali sembrano addirittura crollare (con un -75%) laddove invece, dai paesi del Far East, la dinamica dell'import (in particolare da Cina e Vietnam) mostra segni di sostenuta ripresa (+15,5% in quantità).


Ordini e consumi interni
Le statistiche riguardanti il portafoglio ordini degli ultimi 3 mesi si innestano su quelle già presentate nell'indagine condotta sugli ordinativi raccolti alla fine di maggio: rispetto a quella rilevazione, però, i dati presentati in questa sede non scomputano i riordini e risultano quindi più elevati in valore assoluto rispetto ai precedenti; eventuali confronti sono quindi da condurre con prudenza.
Il mercato interno sembra evidenziare una timida inversione di tendenza rispetto alla fase di flessione registrata nella precedente rilevazione: gli ordinativi sul mercato italiano sono infatti cresciuti, nel periodo aprile-giugno, dello 0,9% in quantità.
Il mercato tedesco continua a rimanere ancora in terreno negativo (-1,9%), e a seguito dell'importanza relativa di questo mercato, questo dato non può che portare a ripercussioni non positive sui livelli complessivi di export e di produzione attesi.
Il portafoglio ordini relativo ai restanti mercati europei si mantiene sostanzialmente invariato rispetto al periodo precedente, a conferma di una fase di domanda internazionale a livello comunitario tutt'altro che invitante.
Le rilevazioni sul mercato USA (-1,2%) scontano, oltre alla poco brillante dinamica dei consumi americani, anche l'inversione del rapporto fra Euro e Dollaro, che come detto tende a penalizzare l'export italiano su questo mercato. Il Giappone evidenzia una leggera crescita (+1,7% in volume).
A completamento del quadro sul portafoglio ordini, anche il dato residuale relativo agli 'Altri Paesi' si presenta tutto sommato positivo (+1,8%).
In media, il portafoglio ordini permane non propriamente positivo (-1,3%): sebbene l'interno e qualche mercato estero denotino elementi moderatamente positivi, la perdurante congiuntura negativa che connota mercati quali la Germania e gli Stati Uniti non consente di ipotizzare un quadro di ordinativi favorevole e trainante per il prossimo futuro.
In questo quadro, il carnet, cioè il periodo di produzione assicurato dagli ordini in portafoglio, registra comunque un dato medio di 3,4 mesi, testimoniando una buona capacità delle imprese di far fronte ad un profilo congiunturale della domanda non proprio esaltante.
Le attese riguardo gli ordinativi, con riferimento alla seconda parte del 2002 - pur da valutare con prudenza data l'incertezza del contesto - sono sostanzialmente caratterizzate da un moderato pessimismo.
Riguardo al mercato italiano, fra gli operatori interpellati, si riconfermano le tendenze emerse in precedenza: il 60% delle imprese non si attende mutamenti di sorta rispetto ai livelli raggiunti; il 20% si aspetta un miglioramento degli ordini raccolti; il restante 20% prevede una riduzione nella raccolta ordini.
Con riferimento alle attese sugli ordinativi esteri, la situazione è più polarizzata: il 55% degli imprenditori interpellati prevede una stabilità del portafoglio ordini; il 23% si aspetta un miglioramento degli ordinativi raccolti; il restante 22% prevede una riduzione. Questa polarizzazione può testimoniare la progressiva selettività del contesto competitivo, in un quadro congiunturale ancora fermo per quanto riguarda la domanda.

Dopo la battuta d'arresto registrata nel 2001, la dinamica dei consumi delle famiglie italiane sembra invece riprendere un'intonazione decisamente positiva.
Nei primi sei mesi dell'anno la domanda interna è cresciuta in modo non trascurabile (+6,7% in quantità), anche grazie a politiche di prezzo oculate, con un incremento del +8,6% in termini di spesa. I dati disaggregati mettono in evidenza una situazione egualmente diffusa nei diversi segmenti merceologici dell'offerta, con un andamento maggiormente premiante per le calzature 'relax' (+9,2% in volume) e donna (+7%). La dinamica dei consumi interni sembra quindi essere stata una delle poche valvole di sfogo per le imprese in questo periodo non felice dal punto di vista congiunturale, anche se la ripresa delle importazioni ha reso senza dubbio ancor più agguerrita la concorrenza dei competitor esteri sul mercato italiano.


Occupazione
I dati relativi al mercato del lavoro tendono in parte a confermare il clima di difficoltà e di sfiducia che sta qualificando il quadro congiunturale del settore, ma sono tutto sommato meno gravi rispetto ad altri aspetti anche grazie agli sforzi fatti dalle imprese per il mantenimento dei livelli occupazionali.
Malgrado i livelli di domanda e di produzione siano tutt'altro che stimolanti, il primo semestre dell'anno in corso ha visto un arretramento decisamente contenuto della forza lavoro impiegata nel settore (-1% il risultato dell'indagine condotta), anche se, come vedremo, ciò è in parte spiegato dal crescente impiego di strumenti di integrazione salariale.
Per quanto riguarda i risultati di dettaglio, il 68% degli imprenditori interpellati ha denunciato una sostanziale stabilità della forza lavoro impiegata, il 17% ha dichiarato di aver subito una riduzione della forza lavoro, mentre il restante 15% degli intervistati ha incrementato l'occupazione nel periodo in esame.
Per ciò che concerne le aspettative riguardanti la seconda parte dell'anno in corso, coerentemente con le evidenze che emergono dalle altre variabili di congiuntura, la situazione riferita all'occupazione tende a presentare una sostanziale riconferma dei livelli occupazionali raggiunti sinora, anche se, a seguito del quadro generale, è possibile ipotizzare qualche ulteriore tensione.
L'analisi dei dati relativi all'impiego della Cassa Integrazione - riferiti alle imprese dell'intera Area Pelle - completa il quadro tratteggiato, evidenziando un sensibile aumento dei livelli di utilizzo degli strumenti di integrazione salariale, sia ordinari che straordinari.
Nel primo semestre del 2002, infatti, le ore di C.I.G. richieste dalle imprese hanno superato i 5 milioni, rispetto ai circa 2,9 milioni fatti registrare nel corrispondente periodo dell'anno precedente (+81,1%).
Il dato medio è composto da un'importante crescita degli strumenti ordinari (+149,7%), cui si combina un incremento più contenuto, ma ugualmente significativo, di quelli straordinari (+24,9%).

Incassi e pagamenti
Le evidenze riguardanti il ciclo degli incassi e dei pagamenti, relative ai primi sei mesi del 2002, confermano il quadro congiunturale appena descritto per il settore calzaturiero.
Le forniture, sul mercato interno e su quelli esteri, mostrano una forte tendenza alla stabilità dei termini di pagamento. Sui mercati internazionali la stabilità è rilevata dall'83% degli intervistati mentre, con riferimento all'interno, il mantenimento delle condizioni è percepito stabile dal 71% delle imprese interpellate.
I dati relativi alle dilazioni concesse ai clienti ripresentano invece delle lievi tendenze di allungamento dei termini, anche se, in gran parte, relative soprattutto al mercato interno. In tal senso, per il 39% degli interpellati i periodi di incasso sono infatti aumentati nel semestre in corso, mentre una simile eventualità si è verificata sui mercati esteri solamente per il 23% degli intervistati.
Come è noto, un allentamento delle tensioni lungo il ciclo incassi/pagamenti tende a indurre delle ripercussioni positive sull'equilibrio finanziario delle imprese calzaturiere, sulla dimensione dell'investimento in capitale circolante e, in definitiva, sugli utili delle imprese: pertanto si tratta di variabili da tenere in considerazione, soprattutto perché segnaletiche anche del potere contrattuale realizzato lungo le filiere.

Conclusioni
I dati di analisi congiunturale, sintetizzati nelle tavole che seguono, mettono in evidenza, con riferimento al primo semestre del 2002, un quadro evolutivo in gran parte negativo, che tende purtroppo a consolidare i segnali già emersi nella seconda parte dell'anno precedente.
Sebbene si riscontri una lieve ripresa nel profilo della domanda interna, con ripercussioni sul portafoglio ordini, il quadro generale relativo ai livelli produttivi, alle dinamiche di prezzo e, soprattutto, all'interscambio commerciale in uscita, è decisamente insoddisfacente.

La ripresa della domanda internazionale continua ad essere rinviata, e le imprese calzaturiere sono costrette a confrontarsi con capacità di assorbimento dei principali mercati di sbocco piuttosto limitate: il quadro stagnante degli ordinativi non consente, in tal senso, facili ottimismi a breve termine.
I pochi segnali positivi che provengono dall'utilizzo degli impianti e dalla dinamica dei consumi interni sono vanificati da una bilancia commerciale in sensibile peggioramento, da livelli produttivi insoddisfacenti e dal pesante ricorso a strumenti di CIG.
Con riferimento alle aspettative, purtroppo, le percezioni degli operatori convergono nel disegnare un quadro di moderato pessimismo ed opportunità limitate anche per la seconda parte del 2002. La domanda internazionale, vero fulcro della potenziale ripresa, evidenzia infatti segnali non incoraggianti per le aspettative a breve.
Il settore calzaturiero si trova inserito quindi in una congiuntura - anche generale -certo non premiante, nella quale le imprese devono faticare nel mantenere le posizioni competitive sui mercati internazionali: la vera sfida, in questo momento, sembra essere quella della capacità di resistenza del sistema calzaturiero italiano in vista di una possibile ripresa che, sebbene ormai rinviata al 2003, potrà indubbiamente premiare chi ha investito e ha consolidato il profilo competitivo anche in questi momenti difficili.
Scarica l'allegato: primo semestre 2002.pdf


Pubblicato il 09/19/2002



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