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11/14 FEBBRAIO 2018

CALZATURE: IL PEGGIO E' PASSATO? 

Il presidente ANCI, Rossano Soldini: "I primi segnali congiunturali positivi sono anche merito della politica di ANCI orientata alla promozione internazionale e alla richiesta di reciprocità"
Il presidente ANCI, Rossano Soldini: 'I primi segnali congiunturali positivi sono anche merito della politica di ANCI orientata alla promozione internazionale e alla richiesta di reciprocità'


Promozione internazionale ma anche decisa e convinta richiesta di reciprocità. Sono queste, secondo il presidente Rossano Soldini, tra le principali ragioni dei nuovi, seppure timidi, segnali di ripresa che si colgono nella nota congiunturale diffusa dall'ANCI, l'Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani.

'Le cifre di preconsuntivo 2006 - secondo la nota elaborata dall'Ufficio Studi di ANCI - pur non ancora soddisfacenti, mostrano segni di minore sofferenza congiunturale. Gran parte delle tendenze negative si sono attenuate, e va emergendo qualche segnale di una potenziale, sia pur timida, ripresa. La caduta dei volumi produttivi è rallentata rispetto agli anni recenti e, se misurata in valore, la produzione risulta in crescita sul 2005. Le prime stime di preconsuntivo, infatti, considerano che il calo nei volumi si attesti all'1,5% per una produzione complessiva di 246,5 milioni di paia, mentre in valore si dovrebbero raggiungere i 7.225,2 milioni di euro, in crescita del 3,6% rispetto al 2005. '

'Il rallentamento del trend negativo - commenta il presidente ANCI, Rossano Soldini - è dovuto a un faticoso recupero che con forza gli imprenditori hanno cercato, molto spesso senza risultati economici proporzionati allo sforzo. I dati sembrano indicare quindi che il peggio è passato, anche se ancora siamo lontani dalla 'piena ripresa' accreditata recentemente sulla stampa. Ne sono la riprova i risultati certo non soddisfacenti in alcuni mercati esteri in cui la produzione italiana è penalizzata da tassi di cambio sfavorevoli e da una competizione impari portata avanti dai paesi asiatici.'

Rimane infatti più di un motivo di preoccupazione guardando all'andamento delle esportazioni pur in un quadro complessivo, quello relativo ai primi 11 mesi 2006, che avvalora il tendenziale rallentamento della dinamica negativa. Dopo le pesanti contrazioni del 2005, nel periodo gennaio/novembre 2006 l'export italiano è sceso del -1,4% in volume (228,1 milioni di paia), accompagnato però da un incremento del 6,4% in valore (per un valore complessivo di 6.050 milioni di euro).
Desta preoccupazione però la ancora forte discontinuità dei risultati sia per tipologia di prodotto sia per mercati; e a maggior ragione occorre ricordare che sebbene il periodo settembre-novembre abbia fatto registrare una crescita del 5,4% in quantità (con un +14,5% in valore) il singolo mese di novembre è risultato ancora negativo rispetto al novembre 2005.
In termini di mercati di sbocco, la situazione si presenta differenziata. I mercati UE denotano in media una flessione del 3% dell'export in quantità: variazioni negative caratterizzano il mercato tedesco (-11%), la Francia (-4,5%) e il Regno Unito (-7,7%), mentre risultati favorevoli sono stati conseguiti in Spagna (+22%), Benelux (+3,5% globalmente) e Grecia (+12%). Trend di crescita si segnalano anche per i Paesi dell'Est europeo (+22% in volume complessivamente, con un +10% per la Russia accompagnato da un +32% in valore, e un +35% per l'Ucraina).

'Malgrado le difficoltà - continua Soldini - abbiamo realizzato anche nel 2006 un saldo attivo importante e, invertendo finalmente l'andamento negativo degli ultimi quattro anni, in leggera crescita sul 2005 (+1,4%)'.

'Se qualche segnale positivo nell'attuale congiuntura si può effettivamente intravedere - prosegue Rossano Soldini - lo dobbiamo all'intraprendenza delle imprese che hanno creduto nel loro lavoro, contrariamente all'opinione di chi dava il settore calzaturiero per decotto. Ma certamente ha inciso anche il nostro rigore nel perseguire un contesto competitivo che prevedesse reciprocità nelle condizioni produttive e di commercio, così come l'instancabile opera di promozione internazionale. Promozione e richiesta di reciprocità sono certamente il filo conduttore della nostra azione associativa e motivo di orgoglio per i risultati ottenuti.'

La promozione associativa della calzatura italiana, realizzata con la collaborazione dell'ICE, è stata sempre intensa anche nei momenti più neri della congiuntura. Pechino, Bruxelles, Parigi, Tokyo, Monaco, Mosca, per citare solo alcuni degli appuntamenti a cui parteciperanno nei prossimi mesi, come sempre, centinaia di aziende associate.

Ma il progetto più importante di ANCI rimane l'apertura di negozi multimarca sotto l'insegna 'I love Italian shoes' che ha visto l'inaugurazione del primo punto vendita a Omsk, in Russia (Siberia).

'Siamo già in trattativa per l'apertura, in settembre - sottolinea il presidente ANCI, Soldini - di altri 6 negozi, in diverse città russe (tra cui Mosca e San Pietroburgo) e negli Emirati Arabi, a Dubai. Durante il Micam, all'interno della Fiera, lungo il corso principale sarà allestito un negozio-tipo che gli operatori interessati potranno visitare e che rappresenterà una sorta di porta ideale verso i mercati stranieri della scarpa realizzata in Italia. I negozi e le etichette 'I love italian shoes' saranno supportati anche da un'intensa campagna pubblicitaria con nuove immagini, sia in Italia (su quotidiani, periodici ma anche radio e TV) sia all'estero (affissioni negli aeroporti e CNN), mirata a promuovere il nostro marchio 'I love Italian Shoes' e l'acquisto di calzature Made-in-Italy.'

La promozione secondo ANCI si deve accompagnare però alla richiesta di reciprocità sui mercati internazionali. Prendendo in considerazione il mercato italiano, ancora una volta, le importazioni hanno raggiunto l'ennesimo record, crescendo nei primi 11 mesi 2006 del 10,8% in volume e del 12,2% in valore, pur in un contesto nel quale i consumi sono stazionari. Gli acquisti delle famiglie italiane registrano infatti una debolissima crescita (+0,5% sia in volume che in termini di spesa).
Ciononostante un'analisi dei flussi permette di concludere che da aprile (quando sono stati istituiti i dazi provvisori) a novembre, c'è stato un calo dell'import italiano dalla Cina (relativamente alle voci in pelle interessate al provvedimento) del -13,5% in volume, rispetto all'analogo periodo del 2005. Ancora più rilevanti i decrementi per il Vietnam: -17,3% in quantità da aprile a novembre.
Da quando sono scattati i dazi definitivi (allargati anche alle scarpe da bambino), ossia nel mese di ottobre 2006, l'import dalla Cina delle scarpe in pelle coinvolte è sceso del 12,3% in volume in ottobre e del 32% in novembre.

'Le cifre - afferma ancora Rossano Soldini - dimostrano che i dazi che abbiamo ottenuto contro tutto e contro tutti non sono affatto misure inutili e sono stati smentiti quelli che ritenevano inarrestabile il flusso di prodotti asiatici. La stessa iniziativa avviata dal Ministero della Salute di effettuare regolari controlli per i prodotti importati, in attuazione del nuovo regolamento comunitario REACH a partire dal 1° giugno, ci conforta, perché sarà un ulteriore strumento per accertare il dumping dei produttori asiatici sul fronte ambientale così come su quello della salute'.

Gli strascichi della crisi hanno portato, anche nel 2006, a una riduzione nei livelli occupazionali e nel numero di imprese: hanno chiuso 174 calzaturifici (-2,5%) e si sono persi 2862 posti di lavoro (-3%).

'L'azione di difesa - continua Soldini - del manifatturiero non è protezionismo ma è interesse di un paese che nei settori tipici del Made in Italy realizza ogni anno un surplus commerciale di oltre 80 miliardi di euro. Ma questa difesa, ora, è gravemente compromessa dal cosiddetto 'Libro Verde' di Mandelson, che azzera di fatto la difesa commerciale. Un'ulteriore riprova del fatto che l'Europa presta attenzione a interessi diversi dai nostri: del resto le nostre 549mila imprese manifatturiere sono un numero superiore a quello della Germania, della Francia, dell'Olanda e della Svezia messe insieme. Ma se si smantella il manifatturiero, che ne sarà dell'occupazione nella UE?'

'Anche sul fronte del marchio d'origine obbligatorio, in Europa gli interessi di pochi sembrano prevalere sui principi della legalità, della correttezza e del buon senso - conclude Soldini - Noi comunque continueremo con forza la nostra battaglia per ottenere l'obbligatorietà del 'made-in' sui prodotti extra-UE, anche attraverso nuove campagne di sensibilizzazione presso i consumatori dei paesi ancora contrari. E', infatti, prima di tutto un diritto dei consumatori scegliere conoscendo l'origine della merce'.
Scarica l'allegato: 2007_1_cs_03_economico_def.pdf


Pubblicato il 03/14/2007



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