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11/14 FEBBRAIO 2018

A MICAM I TIMORI E LE SPERANZE DEI CALZATURIERI PER IL 2008 

Dopo cinque anni di andamenti negativi si attendeva un segno di discontinuità, per il settore calzaturiero. Il 2006 ha rappresentato il primo periodo di rallentamento della caduta, mentre il 2007 si archivia come un anno "interlocutorio" per il settore, c
Dopo cinque anni di andamenti negativi si attendeva un segno di discontinuità, per il settore calzaturiero. Il 2006 ha rappresentato il primo periodo di rallentamento della caduta, mentre il 2007 si archivia come un anno 'interlocutorio' per il settore, con la sostanziale tenuta di molti indicatori sui livelli dell'anno precedente e alcuni significativi segnali di crescita: il saldo commerciale, le esportazioni soprattutto in alcuni paesi, i consumi interni sia in quantità che in valore, la produzione in valore. Ma a questi indicatori non corrispondono segnali di cambiamento radicale nel breve periodo: crescono invece i timori di un 2008 di stagnazione, se non addirittura con intonazioni negative. In questo senso il prossimo MICAM ShoEvent sarà l'occasione anche per verificare quali indicazioni emergono dal mercato per i mesi futuri.

'La situazione congiunturale è meno netta di quanto potesse sembrare nel primo semestre 2007: negli ultimi mesi dell'anno i dati emersi dalla nostra indagine congiunturale confermano l'andamento meno penalizzante per il settore - afferma il presidente dell'Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani ANCI, Vito Artioli - ma anche la prudenza degli imprenditori a fronte di una forte instabilità sia sul mercato interno che su quelli esteri. L'attesa per il prossimo MICAM è quindi molto forte perché orienterà l'andamento del mercato e potrà chiarire meglio se a prevalere saranno i timori o la fiducia in una ritrovata ripresa.'

Tornando ai dati, secondo le indicazioni del campione intervistato, il 2007 si è chiuso con una crescita della produzione su base annua del 2,9% in valore, seppure a fronte di una contrazione dello 0,6% in quantità. A fare da traino ancora le esportazioni che si stima raggiungeranno i 6.934 milioni di euro e 246,3 milioni di paia a consuntivo, per un incremento rispettivamente del 7% e del 1,1%. La crescita dell'export ha riportato in aumento anche il saldo commerciale: l'attivo raggiunto a fine anno dovrebbe sfiorare nei dati ISTAT i 3.700 milioni di euro, con un tasso di crescita pari al 12,5%.
Tale risultato, seppure debba essere preso con prudenza per la variazione di metodologia nella rilevazione dell'import da Romania e Bulgaria dopo l'ingresso nella UE il 1° gennaio 2007, è comunque un segnale importante di cambiamento della tendenza dei primi anni 2000. Anche depurando dell'effetto statistico, l'incremento del saldo commerciale dovrebbe attestarsi attorno al 7% circa in valore, che comunque triplica il tasso di crescita registrato nel 2006.

Le stime sui preconsuntivi sono state elaborate sulla base degli ultimi dati disponibili di commercio con l'estero relativi ai primi dieci mesi dell'anno e tengono conto del previsto rallentamento negli ultimi due mesi 2007. Dai dati relativi al periodo gennaio-ottobre emergono tuttavia segnali incoraggianti sul fronte dei prezzi. La crescita dei prezzi medi deve essere interpretata come la somma di due tendenze distinte: da un lato l'adeguamento dei prezzi di listino, dall'altro la modifica della gamma di prodotti venduti dalle aziende italiane, con la conferma del costante miglioramento della qualità dei prodotti. L'aumento nell'ordine del 6% è quindi effetto anche di un ulteriore riposizionamento verso l'alto delle aziende italiane.

'Le imprese italiane - spiega ancora Vito Artioli - hanno dimostrato di essere competitive: sono state in grado di intercettare la crescita della domanda internazionale, contro le previsioni di chi pensava ad un settore maturo ed incapace di riprendersi dallo shock causato dalla competizione asiatica. L'anno da poco conclusosi è il frutto di un enorme sforzo di ristrutturazione e trasformazioni degli anni precedenti, non solo sul fronte dell'organizzazione aziendale, ma anche su quello dei rapporti con la distribuzione. Un fenomeno generalizzato di innalzamento della qualità e della creatività ha certamente contraddistinto tutto il settore in tutte le sue fasce.'

Nei primi dieci mesi dell'anno è però il comparto delle scarpe in pelle, produzione di punta del made-in-Italy e che rappresenta il 66% delle esportazioni in quantità, a far registrare l'incremento più significativo (+7,8% in valore, malgrado una lieve contrazione in quantità dello 0,2%).
E' invece meno omogenea l'analisi della situazione per mercati: agli incrementi contenuti in valore di Germania (+2,7%) e Francia (+4,7%), accompagnati da una sostanziale stabilità in volume (-0,6% e +0,2% rispettivamente), si contrappone il buon recupero delle esportazioni verso il Regno Unito (+11,2% in valore e +8,1% in quantità), dopo un 2006 deludente. È soprattutto l'area Europea a trainare la crescita: l'aumento delle esportazioni nei paesi UE (superiore al 5% in valore e pari al 2,3% in volume) si somma ad andamenti decisamente positivi dei paesi dell'Est europeo (+33% in valore e +18,6% in volume nel complesso), da cui emerge in particolare il trend favorevole sul mercato russo, che ha registrato un +31,4% in valore confermando il 4° posto tra i nostri mercati di sbocco.

'Essere internazionali è sempre più una necessità piuttosto che un'opzione - continua il presidente di ANCI - perché è proprio attraverso i mercati esteri che si può far crescere l'azienda e quindi innestare un circolo virtuoso positivo di crescita del fatturato e degli investimenti. In questi anni difficili le imprese hanno risposto bene perché hanno saputo trasformarsi anche per non essere escluse dagli scambi internazionali. Il fatto che per la prima volta le quantità esportate potrebbero superare quelle prodotte segnala la tendenza delle più organizzate aziende del settore a svolgere un ruolo più attivo e dinamico nei processi di internazionalizzazione e di partecipazione agli scambi commerciali, e non solo come mera collocazione dei prodotti realizzati in Italia.'

'Proprio dal contesto e dalle regole del commercio internazionale - ribadisce il Presidente di ANCI - dipendono le scelte delle imprese e il futuro del settore. In effetti rimane immutata, nei primi dieci mesi dell'anno, la forte pressione competitiva esercitata dai Paesi del Far East: aumenti in volume a due cifre si sono registrati per Cina (+17,5%) e Vietnam (+15%), nonostante la specifica contrazione per le voci in pelle interessate dalle misure europee antidumping in corso (-17,6% in quantità dalla Cina e -9,7% dal Vietnam, per un complessivo -15,4%)'.
In ambito europeo, i dati Eurostat indicano, analogamente a quelli Istat, una flessione nei flussi di scarpe in pelle in ingresso nella UE25 da Cina (-15,3%) e Vietnam (-12,6%), ma rimangono i dubbi legati ai possibili tentativi di aggirare le misure attraverso l'attribuzione di codici di altri comparti. Forte e anomalo appare inoltre l'incremento dell'import europeo di scarpe in pelle da Macao (+72,8% in volume) e Cambogia (+90,7%): anche in questo caso sono in corso investigazioni comunitarie, giacché si sospettano triangolazioni allo scopo di aggirare le misure.

'Sul tema delle regole - precisa il presidente Artioli - è prioritaria e rimane uno degli obiettivi di ANCI la normativa sulla obbligatorietà dell'etichettatura di origine per i prodotti extra-UE. Oggi, nonostante i nostri sforzi, paghiamo il vuoto di Governo che ci priva di autorevolezza proprio in vista di un momento favorevole con la Presidenza francese della UE prevista per il 2° semestre dell'anno. Né può essere una soluzione l'iniziativa della tracciabilità che hanno lanciato le Camere di Commercio perché, seppure apprezzabile, rimane un'iniziativa su base volontaristica e in ambito nazionale.'

In questo senso le previsioni, anche di breve periodo, sono collegate non più a ristrutturazioni aziendali e cambiamenti dei modelli di business, strategie già ampiamente utilizzate dalle imprese del settore, quanto piuttosto al contesto competitivo che si sta prefigurando. Preoccupano i consumi interni dei prossimi mesi, che pure sono cresciuti nel 2007 del 3,9% in volume e del 6,2% in valore, così come il rallentamento della domanda internazionale; preoccupano ancora di più le scelte di politica industriale e commerciale a livello italiano ed europeo.
'Permangono, nel nostro Paese e a livello internazionale - conclude Vito Artioli - debolezze strutturali che impediscono alle imprese di confermare l'ottimismo anche per il prossimo anno. Non saranno irrilevanti le future regole del commercio internazionale: prevarranno spinte di selvaggia aggressività o si farà sempre più strada l'obiettivo della reciprocità e delle pratiche leali? Le politiche monetarie dei singoli Paesi continueranno, per alcuni di essi, ad essere utilizzate per drogare artificiosamente le proprie esportazioni? Né irrilevanti appariranno gli orientamenti del Governo in tema di politica industriale: si sosterranno di più i settori 'esposti' o, al contrario, i settori 'protetti'?
Sono, questi, quesiti che rendono instabile il contesto in cui operano le imprese e che si ripercuotono sulle aspettative per il 2008: lo dimostra, nell'indagine svolta, la ridotta consistenza del portafoglio ordini, che presenta un carnet - ossia il periodo di produzione assicurato dagli ordini raccolti - di durata media inferiore ai 3 mesi.'
Scarica l'allegato: 2008_1_cs_03_economico_calzature_def.pdf


Pubblicato il 02/25/2008



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