Facebook Instagram

11/14 FEBBRAIO 2018

L'INDUSTRIA CALZATURIERA ITALIANA - I° Semestre 2006 

L'indagine congiunturale sul primo semestre dell'anno, pur senza evidenziare cambiamenti radicali di rotta, tende a confermare le impressioni secondo cui il 2006 potrebbe rivelarsi per il settore un anno di transizione, con l'esaurimento delle spinte marc
*(I dati relativi all'andamento di produzione, prezzi e ordini sono stati elaborati sulla base dei risultati dell'indagine campionaria svolta presso gli Associati).

Introduzione
L'indagine congiunturale sul primo semestre dell'anno, pur senza evidenziare cambiamenti radicali di rotta, tende a confermare le impressioni secondo cui il 2006 potrebbe rivelarsi per il settore un anno di transizione, con l'esaurimento delle spinte marcatamente negative e il lento progressivo consolidamento di tendenze più favorevoli.
Seppure ancora non si possa parlare di 'cambiamenti di segno significativi nelle principali variabili congiunturali' e neppure di 'ripresa', si è registrato - dopo diversi anni di forti difficoltà - un rallentamento della 'caduta': la produzione nazionale mostra ancora un andamento negativo, lontano però dalle dinamiche decisamente penalizzanti degli anni precedenti.
L'interscambio commerciale è in linea con questo quadro, con segnali di recupero del nostro export in diversi mercati (ad eccezione purtroppo dei quattro più importanti, che evidenziano ulteriori flessioni in quantità); sul fronte dell'import resta invece immutata la forte pressione competitiva esercitata dai Paesi del Far East, e in particolare dalla Cina.
La domanda sul mercato interno conferma il trend stagnante che ha caratterizzato gli ultimi anni.
La crisi ha costretto le imprese a ristrutturazioni e consolidamenti, che hanno inciso, pur se non gravemente, anche nel primo semestre 2006 sui livelli occupazionali.
Il quadro degli ordinativi e le aspettative degli operatori intervistati forniscono però segnali non negativi per l'evoluzione a breve termine.
La speranza è che le imprese sappiano cogliere ed alimentare queste potenzialità, continuando gli investimenti e le strategie di rafforzamento competitivo per essere pronte ad intercettare una eventuale e più sostanziosa fase di ripresa quando questa si presenterà.

Vediamo ora nel dettaglio le singole variabili congiunturali.

A.N.C.I. Servizi S.r.l. - 20149 Milano, via Monte Rosa 21 - Tel. 02/43829.1 - Fax 02/48005833 info@anci-calzature.com
Reg. Imprese N.229059-Trib.Milano-R.E.A. N.1147818 - Cap.Soc. 10.400 Euro i.v. - C.F./P.Iva 07199040150

Produzione e prezzi
L'andamento della produzione nel primo semestre 2006 è risultato moderatamente negativo, confermando le indicazioni della rilevazione precedente relativa ai primi 3 mesi. Dopo l'ulteriore pesante contrazione archiviata a consuntivo 2005 (-11%), nel periodo gennaio/giugno 2006 i volumi prodotti (limitatamente al campione oggetto di indagine) si sono ridotti del 2,3% rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente: se si considerano anche le variazioni dei prezzi, il valore della produzione si può stimare invece sia rimasto sostanzialmente stabile (-0,1%).
Per quanto riguarda i diversi comparti produttivi, non si registrano particolari differenze a livello merceologico.
La distribuzione delle imprese intervistate in base agli incrementi/decrementi realizzati nei livelli produttivi mette in luce una certa varianza dei risultati, con alcune imprese già in grado di evidenziare trend positivi: se è pur vero che ancora il 39% delle aziende contattate ha dichiarato di aver subito un arretramento della propria produzione superiore ai 4 punti percentuali rispetto al primo semestre 2005, il 7% degli intervistati ha invece denunciato un incremento dei volumi prodotti nel periodo in esame.

Per quanto concerne l'andamento dei prezzi praticati dalle aziende del campione, in generale si registrano politiche di pricing in linea con i tassi di inflazione, con una crescita dei prezzi interni nel primo semestre del +2,8% e una dinamica più lenta per quelli esteri (+1,7% in media).

Le attese per la seconda parte dell'anno sembrano orientate ad un lento ma graduale rientro dai profili di congiuntura più severi. E' prematuro parlare di inversione di tendenza, ma cresce la percentuale di ottimisti: un significativo 37% degli operatori interpellati si attende nel secondo semestre una ripresa dei volumi produttivi, che si avvicina alla percentuale (40%) di coloro che prevedono un ulteriore arretramento.

Anche il grado di utilizzo degli impianti, sempre su livelli alti in valore assoluto, evidenzia un trend positivo: a giugno 2006 il valore è stimato all'82% ed è previsto crescere all'83% per la fine dell'anno.

Interscambio commerciale
I dati ufficiali ISTAT al momento disponibili, relativi ai primi 5 mesi del 2006, mostrano un ulteriore calo dei volumi esportati, anche se di minor intensità rispetto al trend degli ultimi anni e, soprattutto, accompagnato da un segno positivo in valore.
Abbiamo venduto all'estero 114 milioni di paia di calzature (-3,5%, pari a 4,1 milioni di paia in meno rispetto a gennaio/maggio 2005) per un valore di 2.586 milioni di euro (+2,8%). Come testimonia anche l'aumento del prezzo medio al paio (+6,5%), le calzature a maggior valore aggiunto e di fascia più alta hanno conseguito i risultati meno penalizzanti.
I segni positivi registrati per le calzature in pelle/cuoio (+0,1% in quantità) - tradizionale punto di forza del Made in Italy - e per le scarpe con tomaio in gomma (+2,6%) hanno permesso di limitare l'entità della flessione complessiva del nostro export, nonostante le pesanti contrazioni delle calzature in sintetico (-10,7%) e delle pantofole (-25,7%), inevitabilmente esposte alla concorrenza dei competitors asiatici.
Tra le tipologie del comparto pelle recuperi incoraggianti hanno interessato le voci scarponcini/stivali e i sandali. Segni negativi invece per le calzature da passeggio (scese del 3,6%), per quelle di sicurezza (-3,1%) e per le sportive (-16,7%).
L'analisi per Paese di destinazione mostra ancora risultati insoddisfacenti in mercati fondamentali: -11% in volume in Germania e -6,3% in Francia (seppure, in entrambi i casi, il calo in termini di valore sia inferiore al punto percentuale); -14,8% gli USA (dopo il -26,5% a consuntivo 2005) e -8,1% il Regno Unito.
In altri importanti mercati l'andamento è invece risultato positivo: Spagna (+8,2% in quantità), Svizzera (+11,1%), Belgio (+4%), Russia (+4,5% ma con un +26% in valore).
Anche i dati aggregati per area geografica mostrano un quadro a luci ed ombre. Il mercato UE-25 presenta un calo più marcato rispetto al dato medio (-5,4% in volume), mentre le vendite di calzature italiane nell'Est Europeo e sui mercati africani evidenziano trend di crescita significativi.
Prosegue la dinamica riflessiva che connota da tempo, complice il cambio, i mercati nordamericani (-15%), mentre positivo è l'andamento nei Paesi del Centro-Sud America e nell'area Mediorientale (+4,5%).
Evidenze moderatamente negative provengono infine dai Paesi del Far East (-2,7% nel complesso), a causa delle performance poco soddisfacenti in Giappone (-5,4%), Hong Kong (-6,7%) e Sud Corea (-3,8%), i tre più importanti mercati dell'area.
L'export verso la Cina fa segnare un +27%, ma rimane su livelli irrisori (meno di 141mila paia, di cui 116mila in pelle).

Le dinamiche dell'import di calzature (sebbene comprendano anche la rilevante presenza di fenomeni di traffico di perfezionamento e di contoterzismo) testimoniano la forte pressione concorrenziale che le imprese calzaturiere italiane devono affrontare sul mercato interno.
I flussi in entrata, sospinti dall'ulteriore avanzata cinese, sono cresciuti complessivamente del 17,4%, raggiungendo l'ennesimo record (poco meno di 180 milioni di paia nei primi 5 mesi 2006, oltre 26 milioni in più rispetto all'analogo periodo dello scorso anno). In valore l'aumento è stato del 13,6% (con prezzi medi in calo del 3,3%).
Nell'ambito delle diverse categorie merceologiche, gli incrementi dei volumi riguardano pressoché tutti i segmenti: unica eccezione le calzature con tomaio in tessuto (-0,9%). Le scarpe in pelle si sono attestate a 63,8 milioni di paia (+16,3%).
Con riferimento alla provenienza per aree geografiche, è opportuno sottolineare come i flussi intra-comunitari siano cresciuti del 5% in quantità (con un +48% della Germania, legato evidentemente a triangolazioni), quelli dai Paesi dell'Est Europeo del 9% (stabile la Romania) e quelli dal Nord Africa siano addirittura scesi (-2%). La forte crescita dell'import è quindi ascrivibile, ancora una volta, ai flussi dai Paesi dell'Estremo Oriente (+22,6% in quantità), e segnatamente a Cina e India (1° e 4° Paese fornitore).
L'import dalla Cina, dopo il +130% nel triennio 2002/2004 e il +29% nel 2005, ha fatto segnare un ulteriore +31%, pur in presenza di dazi provvisori: nei primi 5 mesi 2006 sono entrate in Italia 97 milioni di paia di scarpe cinesi.
Le calzature in pelle dalla Cina hanno registrato un aumento medio del +55%, con punte superiori al +120% per alcune voci (scarponcini/stivali e calzature di sicurezza).

In sostanza, il quadro degli scambi internazionali presenta un andamento dell'export decisamente meno negativo che in passato (con una stabilità nelle vendite del comparto pelle/cuoio), assieme ad un import che non accenna a fermarsi e che conferma la forte pressione competitiva esercitata dai produttori del Far East.
Il settore ha realizzato nei primi 5 mesi 2006 un saldo attivo di 1.229 milioni di euro: una cifra importante, nonostante la flessione del 6,9% su gennaio/maggio 2005. In quantità invece (come già avvenuto nel 2004 e nel 2005) il saldo è risultato negativo, avendo importato quasi 66 milioni di paia in più di quanto esportato.

Ordini e consumi interni
La rilevazione condotta sul campione di Associati relativamente al portafoglio ordini degli ultimi 3 mesi (effettuata non scomputando i riordini) mostra alcuni segnali incoraggianti, assieme però al perdurare delle difficoltà su due mercati fondamentali per i nostri operatori: Germania e Stati Uniti.
Con riferimento al mercato interno si registra una leggera ripresa degli ordinativi nel trimestre aprile-giugno: +2,2% in quantità sul corrispondente periodo dello scorso anno.
Relativamente ai mercati esteri, la raccolta ordini sul mercato tedesco evidenzia, come anticipato, dinamiche ancora poco brillanti (-3,4%), seppur meno negative che in passato.
Il portafoglio ordini riferito ai restanti mercati dell'Unione Europea presenta invece dinamiche premianti (+5,5% in volume), a conferma di quanto detto prima a proposito del profilo complessivamente migliore della domanda internazionale rispetto al passato.
Le rilevazioni sul mercato USA (-7,5%) sono ancora purtroppo negative, in linea con il già commentato andamento dell'export dei primi mesi dell'anno verso il continente americano, mentre la raccolta sul mercato giapponese mostra un andamento abbastanza favorevole (+3,4%).
A completamento del quadro sul portafoglio ordini, anche il dato residuale relativo agli 'Altri Paesi' registra un incremento incoraggiante (+7,4%).
In media, il portafoglio ordini delle aziende interpellate si presenta moderatamente positivo (+1,5%), il che può alimentare qualche speranza per una soddisfacente evoluzione del quadro congiunturale a breve termine.
A conferma di ciò, il carnet, cioè il periodo di produzione assicurato dagli ordini in portafoglio, si mantiene attorno ai tre mesi, dimostrando una certa capacità competitiva da parte delle imprese.

Le attese riguardo agli ordinativi con riferimento alla seconda parte del 2006, pur da valutare con prudenza data la natura campionaria della rilevazione, sono caratterizzate da un moderato ottimismo.
Relativamente al mercato interno, fra gli operatori interpellati si riconfermano le tendenze emerse in precedenza: il 52% delle imprese non si attende mutamenti di sorta rispetto ai livelli raggiunti, il 36% si aspetta una ripresa degli ordinativi raccolti, mentre solo un 12% prevede una riduzione del portafoglio ordini.
Con riferimento agli ordini esteri, il 40% degli imprenditori prevede una stabilità del portafoglio ordini, mentre la maggioranza degli operatori (51%) si dichiara ottimista rispetto all'evoluzione della raccolta ordini, con una presenza marginale (9%) di pessimisti.

Nella prima parte del 2006 la domanda sul mercato interno si è rivelata, ancora una volta, assolutamente 'ferma'. I consumi delle famiglie italiane sono infatti rimasti sui livelli del 1° semestre 2005 (+0,1% sia in quantità che in termini di spesa), attestandosi a 77 milioni di paia.
Tutti i comparti merceologici hanno registrato in volume debolissimi incrementi (inferiori al mezzo punto percentuale), con l'unica eccezione delle calzature 'relax' (pantofoleria, zoccoli, espadrillas e simili), che hanno fatto segnare un, seppur contenuto, arretramento (-0,5%, accompagnato da una flessione del 5% in termini di spesa). All'interno del segmento 'donna' (+0,5%) positivo l'andamento di stivali alti e, in misura minore, sandali; in calo gli acquisti di calzature classiche da passeggio.

Occupazione
I dati relativi al mercato del lavoro mostrano invece un trend non positivo (comune peraltro a tutti i Paesi europei a vocazione calzaturiera), che testimonia in modo abbastanza eloquente la severità del contesto congiunturale calzaturiero negli ultimi anni. Malgrado gli sforzi delle imprese nel tentativo di contenere le ricadute negative sulla forza lavoro, il prolungarsi della crisi ha inciso inevitabilmente sui livelli occupazionali.
La 'filiera pelle' (calzaturifici+componentistica+concerie+pelletterie) ha perso in Italia nel primo semestre 3.591 posti di lavoro (-2,1%), di cui 2.365 in calzaturifici e aziende produttrici di componenti (-2,0%).
La flessione è confermata dall'indagine condotta sul campione di Associati: il 50% degli imprenditori interpellati ha denunciato una riduzione della forza lavoro impiegata, il 45% ha risposto di aver mantenuto invariati i livelli occupazionali, mentre solo nel restante 5% delle aziende il numero di addetti è salito nel primo semestre.
Per quanto concerne le aspettative per la seconda parte del 2006, gli imprenditori contattati hanno indicato che la situazione riferita all'occupazione dovrebbe sostanzialmente riconfermarsi come 'non particolarmente positiva'.

L'analisi dei dati relativi all'impiego degli strumenti di integrazione salariale completa il quadro tratteggiato sinora. Nel periodo gennaio/giugno 2006 le ore complessive di Cassa Integrazione Guadagni richieste dalle imprese dell'Area Pelle, pur rimanendo su livelli elevati (4,7 milioni di ore), si sono ridotte complessivamente del 20,3%; l'impiego degli strumenti straordinari però è pressoché raddoppiato rispetto al primo semestre dello scorso anno.
La Puglia è risultata in controtendenza rispetto al calo generalizzato evidenziato dalle principali regioni calzaturiere: il numero di ore di C.I.G. autorizzate è cresciuto infatti del +23,6%.

Relativamente alla nati-mortalità aziendale, 343 aziende della filiera hanno chiuso tra gennaio e giugno 2006 (-1,4%), di cui 179 dedite alla fabbricazione di 'calzature e/o parti'.

Incassi e pagamenti
Secondo le indicazioni fornite dagli imprenditori raggiunti dalla rilevazione, nei primi 6 mesi 2006 i termini di pagamento sono rimasti sostanzialmente stabili, sia sul fronte interno (80% circa degli intervistati), che in misura ancor più marcata nei rapporti con i fornitori esteri (91% del campione).
I dati invece relativi agli incassi mostrano una certa tendenza all'allungamento dei termini sul mercato domestico (43%), mentre sui mercati esteri prevale una tendenza alla stabilità, indicata dal 79% dei rispondenti.
Si nota quindi una sostanziale stabilità dei cicli finanziari, ad eccezione delle dinamiche riguardanti il sistema di incassi e pagamenti sul mercato nazionale.

Conclusioni
I dati di analisi congiunturale, sintetizzati nelle tavole che seguono, mettono in evidenza con riferimento al primo semestre del 2006 un quadro evolutivo in parziale mutamento, che tende ad alleviare la stretta fortemente negativa che oramai da diversi anni caratterizza l'industria calzaturiera italiana.
Il quadro generale relativo ai livelli produttivi, all'interscambio commerciale e alle dinamiche di prezzo sembra suggerire una situazione di 'passaggio', anche se l'inversione del ciclo non può dirsi ancora intrapresa.
Il rallentamento della riduzione è dovuto a un faticoso recupero che con dinamismo gli imprenditori hanno cercato, molto spesso senza risultati economici proporzionati allo sforzo.
Se la domanda e gli ordinativi consentono qualche speranza, almeno per il breve termine - così come la tenuta sostanziale degli spazi di mercato da parte delle imprese italiane - due sono gli elementi negativi da sottolineare: il primo è la forte pressione competitiva esercitata dai produttori cinesi, ed asiatici in generale, che rischia di soffocare sul nascere alcune potenzialità di sviluppo sui mercati; il secondo si riferisce ai processi di ristrutturazione che le imprese del settore sono state costrette ad implementare nel recente passato, e che hanno avuto sensibili ripercussioni su occupazione e nati/mortalità aziendale.
Il settore calzaturiero, dopo un periodo di ridimensionamento strutturale, potrebbe dunque essere alla vigilia di un cambiamento: essere pronti dal punto di vista competitivo, qualora (o quando) queste promesse diventassero realtà, è un imperativo strategico per le imprese.

Milano, 20 settembre 2006
Scarica l'allegato: CS08 scheda economica ita.pdf


Pubblicato il 09/21/2006



Scarica gli allegati