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11/14 FEBBRAIO 2018

L'INDUSTRIA CALZATURIERA ITALIANA - Preconsuntivo 2002 

I dati di preconsuntivo configurano un 2002 in larga parte insoddisfacente dal punto di vista congiunturale.
Introduzione

I dati di preconsuntivo configurano un 2002 in larga parte insoddisfacente dal punto di vista congiunturale. Le aspettative della precedente nota semestrale e i risultati dell'indagine rapida sui primi 9 mesi avevano anticipato come il consuntivo dell'intero anno non potesse riservare grandi sorprese positive.
La dinamica riflessiva della domanda internazionale continua ad incidere negativamente sui volumi produttivi e sulle politiche di prezzo, e il trend dei consumi interni non riesce a compensare le difficoltà sui mercati internazionali.
Sebbene, in senso assoluto, i segni negativi non sembrino particolarmente preoccupanti per il profilo di competitività dell'offerta, il perdurare delle condizioni negative ha finito per incidere anche sulle dinamiche occupazionali e sul ciclo finanziario incassi/pagamenti, creando ulteriori difficoltà alle imprese.
Il portafoglio ordini e le aspettative per la prima parte del 2003 non lasciano grandi spazi all'ottimismo, tendendo purtroppo a riconfermare un quadro non promettente anche per i prossimi mesi.
Uno dei pochi elementi di novità si intravede nella differente percezione delle prospettive: dietro al valore medio si nasconde infatti una differenziazione delle aspettative fra gli operatori, che può risultare un primo segnale di dinamismo della congiuntura. In ogni caso, a consuntivo 2002 e nelle previsioni a breve le indicazioni permangono negative per gran parte del settore.

Vediamo ora nel dettaglio le singole variabili congiunturali.



Produzione e prezzi

La dinamica dei volumi produttivi è l'indicatore più esplicativo della negativa congiuntura che contraddistingue il settore calzaturiero.
Il primo semestre dell'anno si era chiuso, per le aziende del nostro campione, con un calo di oltre 3 punti percentuali, e le previsioni non lasciavano intravedere nulla di positivo: infatti, anche nella seconda parte dell'anno la dinamica della produzione ha continuato la sua evoluzione su livelli non soddisfacenti, con un arretramento attorno al 5%.
In sintesi, il pre-consuntivo per l'anno appena chiuso evidenzia, limitatamente al campione oggetto d'indagine, una riduzione complessiva del -4,4% delle quantità prodotte rispetto al 2001.
I risultati della rilevazione sono abbastanza eloquenti: solamente il 15% delle imprese intervistate ha dichiarato un incremento dei volumi produttivi per l'anno 2002, mentre il 74% del campione ha evidenziato una riduzione dell'offerta reale. Questo dato inequivocabilmente negativo è mitigato dal fatto che quasi la metà degli arretramenti riguarda riduzioni inferiori al 3% / 4%.
Per circa l'11% degli operatori interpellati, invece, il 2002 non ha evidenziato particolari mutamenti rispetto all'anno precedente.
Se dunque le risultanze per il 2002 sono decisamente convergenti, nel senso che gran parte delle aziende ha dichiarato una contrazione dei volumi prodotti, le attese per il primo semestre del 2003, pur in un quadro di fondo ancora negativo, sono improntate ad un maggior dinamismo. Gli ottimisti raggiungono il 17% del nostro campione, mentre la quota di chi si attende una sostanziale stabilità supera il 30%: in sintesi, nel primo semestre del 2003 - secondo queste prime indicazioni - i volumi produttivi delle aziende contattate dovrebbero ancora scendere di circa 2 punti percentuali rispetto all'analogo periodo 2002 (già negativo).



Con riferimento alla dinamica dei prezzi, l'andamento a consuntivo per il 2002 evidenzia una crescita del +2,9% in Italia e del +2,7% all'estero, con trend di prezzo sostanzialmente allineati a quelli manifestati nel primo semestre.
Combinando le dinamiche di prezzo con quelle di quantità è possibile stimare, per il 2002, una riduzione del valore della produzione del -1,5%: con il tasso di inflazione attuale ciò significa una perdita di valore nel sistema non inferiore al 4%.
Per quanto riguarda i prezzi, il dato sulle aspettative per il primo semestre del 2003 è eloquente nel confermare il quadro non esaltante delle stesse, con saggi attesi compresi fra un +1,6% (per i prezzi esteri) e un +2,2% (per il mercato interno): tali livelli di prezzo, combinati con le attese sulla produzione, configurano per le imprese un quadro insoddisfacente, ancora una volta da affrontare con investimenti e sacrifici gestionali.
Anche il grado di utilizzo degli impianti, solitamente su valori molto elevati, mostra i segni della perdurante difficoltà: se a fine dicembre 2002 i valori dello sfruttamento della capacità produttiva delle imprese interpellate erano prossimi all'82%, le attese per il primo semestre del 2003 indicano un ulteriore arretramento su valori vicini all'80%. In ogni caso, malgrado l'intonazione congiunturale negativa, la flessibilità del sistema di relazioni di sub-fornitura e contoterzismo, tipica della filiera calzaturiera, sembra ancora in grado di supportare l'efficienza produttiva.



Interscambio commerciale

L'evoluzione del commercio internazionale rappresenta uno degli elementi di maggiore importanza nel settore calzaturiero, spesso determinandone le tendenze congiunturali di fondo. In una fase critica come quella attuale, l'analisi dell'interscambio commerciale rappresenta ancora di più un elemento di forte connotazione del panorama congiunturale, in quanto, come già detto, è nelle pieghe dei mercati internazionali che è da ricercarsi la fonte principale del perdurante quadro congiunturale negativo.
Partendo dalle dinamiche dell'export, dopo un primo semestre particolarmente negativo (-12,8% in quantità), la seconda parte dell'anno ha evidenziato una sensibile attenuazione nell'arretramento (-1,5% in volume nel periodo luglio/novembre rispetto agli stessi mesi del 2001) che, tuttavia, è risultata largamente insufficiente a compensare le dinamiche precedenti: nei primi undici mesi del 2002 l'export calzaturiero italiano è sceso del -8,4% in quantità e del -5,7% in valore, con un aumento del prezzo medio del +2,9%.
Questo dato, coerente rispetto alle politiche di pricing sui mercati esteri rilevate dalla nostra indagine, è assolutamente insufficiente a compensare le dinamiche fortemente negative del trend reale.
In termini di categorie merceologiche, se si eccettua il comparto delle pantofole - che registra un aumento del 13,4% in quantità e del 3,4% in valore - tutti gli altri segmenti dell'offerta denotano flessioni nelle vendite, compresi quelli a maggior valore aggiunto. La domanda di calzature in pelle/cuoio è scesa del -9,1% in volume.
Anche in termini di mercati di sbocco la situazione si presenta abbastanza omogenea, purtroppo.
Le esportazioni verso l'Unione Europea sono scese, nel complesso, del 7,5% in quantità e del 4,1% in valore: se si eccettuano le dinamiche registrate in Francia (+2,1% in volume), Spagna (+9,7%), Danimarca (+3%) e Portogallo (+2,9%), in tutti gli altri paesi l'export italiano è arretrato, anche in modo brusco, a cominciare dalla Germania (-17% sia in quantità che in valore).
Anche per quanto riguarda i paesi dell'Est Europa e la Comunità degli Stati Indipendenti il trend rimane negativo, pur se solo in quantità (-4%). Il mercato russo, dopo la ripresa degli ultimi due anni, registra un arretramento in volume del -17,9%, accompagnato però da un'ulteriore crescita in valore (+4,5%).
Il mercato nordamericano nel 2002 si è mostrato poco ricettivo nei confronti dell'offerta italiana: -11,5% in quantità e -13,1% in valore, anche se su queste dinamiche pesa in misura significativa il persistente trend di apprezzamento dell'Euro sul Dollaro.
Gli USA, nei primi 11 mesi, registrano un calo dell'11,7% in volume (-13,8% in valore). Sono dati certamente meno negativi rispetto a quelli del primo semestre (che evidenziavano flessioni superiori al 20%); va tenuto però presente che l'attenuazione è da imputare anche al pessimo andamento delle vendite USA nel secondo semestre 2001, a cui queste cifre vengono ora rapportate.
Viceversa, per i paesi del Centro e del Sud America il trend dell'export è positivo, almeno in quantità (+4%), con i mercati messicano e peruviano in particolare evidenza.
Negativi i dati provenienti dal continente asiatico: sia verso i paesi del Far East che verso quelli del Medio Oriente, l'export calzaturiero italiano si è ridotto (del -12,5% in volume e del -7,8% in valore nel complesso). Uniche eccezioni, in questo quadro insoddisfacente, le dinamiche registrare in Corea del Sud e in Libano.
Infine, anche le esportazioni verso i paesi africani evidenziano un arretramento in quantità (-6%): le dinamiche risultano più sfavorevoli nei mercati del nord, rispetto alle altre aree del continente.



Per converso, l'import di calzature prosegue nell'evidenziare tendenze di crescita che contribuiscono a peggiorare, da qualche tempo, la bilancia commerciale del settore.
Non va mai dimenticata però, nel commento dei dati di interscambio, la rilevante presenza di fenomeni di traffico di perfezionamento e di contoterzismo, che rende i semplici dati statistici più pessimisti della reale situazione (comprendendo, nelle importazioni, anche le reimportazioni di prodotti per i quali alcune fasi della lavorazione vengono effettuate all'estero).



Le importazioni sono cresciute, nei primi 11 mesi dello scorso anno, del +9,9% in volume e del 7,4% in valore, con una riduzione dei prezzi medi di circa due punti percentuali. Ciò testimonia, in ogni caso, la sostanziale separazione degli ambiti competitivi fra le produzioni ad elevato valore aggiunto, che riguardano i segmenti di mercato più elevati, e la rilevante quota delle calzature importate, che si posiziona invece su segmenti di mercato più economici (il prezzo medio delle calzature importate è esattamente la metà di quello delle esportazioni).
In termini di comparto produttivo, l'import presenta le dinamiche più sostenute nelle calzature con tomaia sintetica (+23,2 % in quantità) e, in misura minore, in quelle in pelle e cuoio (+9,5%).
In termini di area geografica si può osservare come le importazioni dai paesi UE siano nel complesso sostanzialmente stabili (+0,8%); tale media nasconde però situazioni asimmetriche, essendo il risultato di dinamiche in forte crescita per Germania e Paesi Bassi e dinamiche riflessive da Francia, Belgio e Regno Unito. Sui livelli dello scorso anno l'import dalla Spagna, cresciuto solo in valore.
Con riferimento alle aree dell'Est Europa, da sempre zone privilegiate di pratiche di outsourcing, l'import di calzature è aumentato del 6,4% in quantità e del 7% in valore; le dinamiche più significative hanno riguardato la Romania (+8,2% in volume) e la Bosnia-Erzegovina (+6,3%), oltre ai picchi di Ucraina (+63%) e Slovacchia (+50%).
Altra area privilegiata per il decentramento produttivo è certamente l'Africa (soprattutto Settentrionale), con riferimento alla quale i volumi di import sono infatti cresciuti del 7,6% in quantità e del 2,6% in valore: si pensi solo che la Tunisia (+14%) è il quarto paese per forniture di calzature sul mercato italiano.
I paesi del Nord America hanno registrato un arretramento del contributo all'import di calzature nel 2002: i flussi provenienti da queste aree sono infatti scesi del 37% in quantità, rimanendo pressoché stabili in valore solo grazie agli effetti monetari dei cambi. Non così invece per quanto riguarda i paesi del Centro-Sud America: le importazioni da quest'area sono cresciute del 44% in volume, pur se vanno considerati i bassi livelli di partenza.
Infine, per quanto concerne i fornitori asiatici si presenta una situazione abbastanza asimmetrica: l'import proveniente dai paesi del Medio Oriente sembra crollare (-37% in quantità), laddove quello proveniente dal Far East evidenzia tassi di crescita importanti (+15%, sempre in quantità). Forti incrementi, in particolare, sono stati registrati per Cina (+19%) e Vietnam (+15%).




Ordini e consumi interni
Le statistiche riguardanti il portafoglio ordini degli ultimi 3 mesi dell'anno si innestano su quelle già presentate nell'indagine condotta alla fine di novembre, e risultano essere un ulteriore tassello che compone il quadro congiunturale. Rispetto a quella rilevazione, comunque, i dati presentati in questa sede non scomputano i riordini, e risultano quindi più elevati in valore assoluto: eventuali confronti sono quindi da condurre con prudenza.
Uno degli indicatori più significativi che, purtroppo, non lascia spazio a grandi ottimismi per il 2003 è l'andamento non particolarmente brillante della raccolta ordini. Il portafoglio ordini medio delle aziende interpellate è infatti posizionato sui medesimi livelli reali del periodo precedente (+0,4%).
In tale contesto, il mercato interno si presenta con un miglioramento vicino al punto percentuale, comunque importante per il posizionamento sul mercato domestico.
Il portafoglio ordini generato dal mercato tedesco è purtroppo vincolato all'andamento negativo della domanda in quel contesto: in quantità, la raccolta ordini dalla Germania si è infatti contratta nell'ultimo trimestre del -5%. Decisamente più favorevole è la dinamica degli ordinativi raccolti dagli altri paesi UE, che denotano, in media, un incremento del +2,4% in termini reali.
Ancora moderatamente negativa è l'intonazione del mercato americano, la cui raccolta ordini fa segnare un arretramento comunque inferiore al punto percentuale (-0,7%), probabilmente penalizzata anche dalla sfavorevole dinamica del cambio.
Anche il mercato giapponese mette in evidenza una lieve riduzione degli ordinativi raccolti (-0,6% in quantità), a testimonianza del fatto che le situazioni riflessive di mercato non caratterizzano solamente i mercati di sbocco europei.
Il dato residuale relativo agli 'Altri paesi' mostra invece una situazione del portafoglio ordini abbastanza positiva (+4%).
In sintesi, si può affermare come il quadro complessivo del portafoglio ordini esaminato non lasci grandi speranze per una revisione congiunturale a breve termine, in quanto i ritmi produttivi e di vendita per la prima parte del 2003 non si discosteranno molto dai livelli raggiunti in questi ultimi mesi. Se ciò sarà probabilmente vero in media, è comunque possibile che alcuni mercati o segmenti possano caratterizzarsi per performance più o meno vivaci nei prossimi mesi.
Anche la consistenza del portafoglio ordini si riduce lievemente rispetto alla scorsa rilevazione. Il periodo di produzione assicurato dagli ordini raccolti è sceso al di sotto dei tre mesi: la tendenza al frazionamento degli ordinativi è uno dei sintomi del perdurare di condizioni restrittive dal lato della domanda.



Come anticipato, anche le previsioni sugli ordinativi relativi al primo semestre del 2003, pur da valutare con prudenza a seguito della loro natura campionaria, sono caratterizzate da un sostanziale scetticismo sull'evoluzione congiunturale attesa.
Riguardo al mercato interno, fra gli operatori interpellati, si rileva come il 44% delle imprese non si attenda mutamenti di sorta rispetto agli ordinativi attualmente raccolti, mentre solamente il 19% si aspetti un miglioramento; per il restante 37% la situazione di riflessività sul mercato interno si protrarrà anche nei primi 6 mesi del 2003.
Il quadro muta però in positivo se si considerano le attese sugli ordini esteri: il 38% degli imprenditori interpellati prevede una stabilità del portafoglio ordini, il 36% si aspetta una ulteriore riduzione degli ordinativi raccolti, ma il 26% degli intervistati si attende una ripresa del profilo degli ordinativi esteri.
Anche questo aspetto testimonia un quadro articolato dell'evoluzione futura: media ancora non positiva, ma elevata varianza dei risultati, che sottende alcune situazioni potenzialmente molto positive accanto ad altre molto negative.



Passando all'esame dell'andamento dei consumi interni, nei primi dieci mesi del 2002 i consumi delle famiglie italiane sono cresciuti del +2,9% in quantità e del +5,2% in termini di spesa; nonostante il rallentamento degli ultimi mesi dell'anno, si conferma dunque una contenuta ripresa dei consumi finali rispetto al livello dell'anno precedente.
Con riferimento ai diversi comparti di consumo, tutti i segmenti considerati evidenziano dinamiche positive, che vanno dalla sostanziale stabilità del comparto bambini (cresciuto del +1% in valore), sino al +4,8% in volume (+7% in valore) relativo alle calzature per donna. Trend favorevoli di consumo hanno caratterizzato anche le calzature relax (+3,6% in quantità) e, in misura minore, le calzature per uomo (+1,9%) e le sportive (+0,6%).



Occupazione
I dati relativi al mercato del lavoro mostrano - come nelle precedenti rilevazioni - alcune tensioni, peraltro comprensibili dato il perdurare delle condizioni congiunturali non favorevoli.
Benché le imprese si siano prodigate in sforzi volti al mantenimento dei livelli occupazionali, il consuntivo mostra un'ulteriore riduzione della forza lavoro impiegata nel settore calzaturiero (-1% il risultato per le aziende del campione).
Se il 61% degli imprenditori interpellati ha denunciato una sostanziale stabilità della forza lavoro impiegata, oltre il 26% del nostro campione ha dichiarato di aver subito una riduzione della forza lavoro, mentre solo il 13% degli intervistati ha incrementato l'occupazione nel periodo in esame.
Un altro segnale della difficoltà strutturale proviene dai dati sull'evoluzione della nati-mortalità aziendale: secondo la banca dati delle Camere di Commercio, nell'intera Area Pelle (concerie, pelletterie, calzaturifici e produttori di componenti), il numero delle imprese attive durante il 2002 si è ridotto dell'1,1% (pari a 300 unità).



Per quanto concerne le aspettative riguardanti la prima parte dell'anno in corso, coerentemente con le evidenze che emergono dalle altre variabili di congiuntura, la situazione riferita all'occupazione conferma la possibilità di un'ulteriore riduzione della forza lavoro nell'ordine del punto percentuale, proprio a seguito dello scenario ancora non ottimistico che attende le imprese calzaturiere nel prossimo futuro.



L'analisi dei dati relativi all'impiego degli strumenti di integrazione salariale - riferiti alle imprese dell'intera Area Pelle - offre segnali ancora più espliciti riguardo alla tensione in atto: le ore di CIG richieste hanno superato i 9,2 milioni (erano poco meno di 6,5 milioni nel 2001), con un incremento a consuntivo del +42,4%.
Il dato medio è composto da una crescita esorbitante degli strumenti ordinari (più che raddoppiati rispetto al 2001, +136,6%), e da una riduzione non marginale (-34,4%) degli strumenti straordinari.



Incassi e pagamenti
Le evidenze riguardanti il ciclo incassi/pagamenti relative al secondo semestre del 2002 non possono che confermare le tendenze congiunturali appena descritte.
I rapporti con i fornitori esteri evidenziano una tendenza alla crescita dei termini di pagamento, rilevata dal 36% degli intervistati, mentre per le forniture interne prevale una situazione di stabilità (79% degli interpellati). L'allungamento dei termini di pagamento, fenomeno abbastanza raro soprattutto verso l'estero, testimonia ulteriormente la difficoltà congiunturale: diverse imprese calzaturiere si trovano infatti nella necessità di dover rinegoziare i termini di dilazione 'a monte' a causa di vere e proprie crisi di liquidità, incrementando però così anche il peso degli interessi pagati su tali dilazioni.
I dati relativi alle dilazioni concesse ai clienti ripresentano le tendenze di allungamento dei termini che già da tempo caratterizzano i rapporti di scambio con la domanda e che, ovviamente, in questa fase congiunturale si sono acuite. Soprattutto sul mercato interno si rileva come il 57% degli interpellati denoti un allungamento dei periodi di incasso, così come avviene per il 38% degli intervistati con riferimento ai mercati esteri.



Conclusioni
I dati di preconsuntivo, sintetizzati nelle tavole che seguono, disegnano un quadro di difficoltà congiunturale che si è manifestato per tutto il 2002 e, purtroppo, non sembra ancora aver abbandonato il settore.
La domanda, soprattutto quella internazionale, persiste nella sua fase riflessiva e continua ad incidere negativamente sulle dinamiche dell'interscambio commerciale: i volumi produttivi e le politiche di prezzo finiscono per adattarsi a questa situazione, con strategie che mirano essenzialmente a tentare di difendere le posizioni.
Dall'analisi dei dati, per i prossimi mesi, sembrano emergere due tendenze abbastanza univoche. La prima, purtroppo, è la considerazione che il primo semestre (ma forse tutto il 2003) potrà essere, nella migliore delle ipotesi, solamente un periodo di transizione, per il quale non si intravedono segnali significativi di inversione delle tendenze. La seconda evidenza, tuttavia, tende a suggerire il progressivo emergere di situazioni piuttosto differenziate fra le imprese, e nei settori/mercati di riferimento: in sostanza, il dato medio moderatamente negativo potrebbe nascondere primi fenomeni di dinamismo congiunturale, forieri di possibili sviluppi più premianti in futuro.

Nel frattempo, però, alle imprese calzaturiere è richiesto un ulteriore prolungamento degli sforzi volti al consolidamento del proprio profilo di competitività, anche perché alcune situazioni di tensione cominciano a diffondersi in misura non più marginale nel settore, e occorre evitare di perdere il presidio competitivo sui mercati.


Milano, 20 Marzo 2003

Scarica l'allegato: cs_09_notaec_20-03.pdf


Pubblicato il 03/20/2003



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