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11/14 FEBBRAIO 2018

IL SETTORE CALZATURIERO ANCORA IN CRESCITA 

Si confermano i dati positivi anche nel primo semestre del 2001 ma rimangono segnali di incertezza per la seconda parte dell’anno.
In un panorama economico internazionale in cui si rincorrono voci di stagnazione o addirittura recessione e indicazioni di ottimismo, il settore calzaturiero italiano conferma il suo stato di salute anche nel primo semestre del 2001. Le dinamiche produttive tendono a consolidarsi, alcuni importanti mercati esteri sono tornati ad acquistare, lo scenario competitivo consente una dinamica dei prezzi più premiante: tutti questi fattori inducono all’ottimismo anche se, tuttavia, non mancano elementi di preoccupazione soprattutto sul fronte interno e alla luce degli sviluppi dopo i tragici eventi di Washington e New York.

Non deve poi lasciare indifferenti il fatto che l’intonazione positiva non riguarda tutti i settori e tutti i mercati, ovvero non si è di fronte ad una tendenza consolidata nel tempo ma ad un momento congiunturale che potrebbe durare nel medio periodo così come invertire la rotta nel breve.

L’indagine campionaria di ANCI, peraltro, mette in luce sia la positività degli indicatori che gli snodi critici sui quali si deciderà il futuro prossimo del settore. Nei primi sei mesi la produzione, è infatti salita dell’1,4% in volume rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente: tale valore è la risultante di un incremento più pronunciato della produzione per l’estero ed una flessione di quella per il mercato domestico. I prezzi seguono anch’essi dinamiche diverse: mentre nel periodo in analisi l’aumento di quelli esteri è stato pari al 4,6%, la crescita dei prezzi interni si è fermata al 2,6% ad ulteriore conferma di una differente recettività dei mercati.

Altrettanto significativi i dati Istat elaborati da ANCI, riferiti al commercio internazionale dei primi cinque mesi dell’anno. Le esportazioni sono cresciute in quantità del 10,6% mentre in valore il tasso di incremento è stato addirittura del 22,7%. Allo stesso tempo la dinamica delle importazioni, particolarmente vivace negli ultimi periodi, pur rimanendo positiva ha registrato una frenata. L’incremento in quantità è stato solo del 3,9%, mentre quello in valore del 23,7%. In parte il differenziale di crescita tra volume e valore è da attribuirsi ad un rafforzamento della penetrazione delle importazioni nelle calzature a più alto prezzo medio ed in particolare all’andamento positivo dell’import di calzature con tomaio in pelle e cuoio.

“Un’attenta lettura qualitativa dei dati in nostro possesso – commenta Antonio Brotini, presidente di ANCI - non consente, a mio avviso, di considerare in modo inequivoco e netto completamente alle spalle i periodi negativi della fine degli anni ’90. Basti solo pensare che la riscontrata e confermata positività dei dati di produzione e di interscambio commerciale (il cui saldo attivo raggiunge addirittura in valore il +22,3%, a fronte di un +13,5% relativo a tutto l’anno 2000 sul ’99) ha rallentato il suo andamento positivo rispetto all’inizio dell’anno corrente.
Rispetto agli ultimi tre anni, un ulteriore e nuovo elemento di negatività è rappresentato dal forte calo dei consumi delle famiglie italiane (-4,3% in quantità nel periodo gennaio/giugno).”

Il calo sul fronte interno in termini quantitativi, pur se accompagnato da un modesto incremento in valore (+0,3%), ha riguardato tutte le tipologie di calzature (sportive, uomo, donna, bambino) anche se in particolare quelle di fascia bassa di prezzo.

La crescita di alcuni mercati esteri e la contemporanea contrazione di quello interno ha reso più frammentata la dinamica congiunturale tra le singole aziende. Se l’anno precedente gli effetti della crescita erano distribuiti in modo abbastanza omogeneo fra le imprese, nella prima parte del 2001 si registra una certa asimmetria fra un buon numero di aziende in crescita (oltre il 40% del campione) e una quota non marginale di imprese più in difficoltà (quasi il 27%) nel cogliere i segnali positivi. Probabilmente, il diverso orientamento commerciale delle imprese fra i mercati esteri e quello interno ha contribuito a determinare questa polarizzazione nelle dinamiche produttive.

Allo stesso modo anche tra i diversi mercati esteri esistono differenze consistenti: i dati relativi ai paesi della UE evidenziano tendenze decisamente positive (+15,5% in quantità e +27,7% in valore), anche se i livelli raggiunti rimangono inferiori a quelli del 1998. Tra questi paesi in particolare si segnalano soprattutto Spagna, Austria e Paesi Bassi, che hanno registrato andamenti superiori alla media.

Ai recuperi nei mercati della vecchia Europa, fanno da contraltare i dati riferiti all’area nordamericana che evidenzia una dinamica riflessiva rispetto al passato (-2,8% in volume, ma +13% in valore). Il dato positivo in valore è per la verità da attribuirsi al perdurare dei favorevoli rapporti di cambio fra Euro e Dollaro che tuttavia, alla luce dei nuovi equilibri sui mercati finanziari, tenderanno ad invertirsi e a ripercuotersi anche sui valori esportati.

“Su un altro grande mercato – continua Brotini - la Germania, pur avendo avuto segnali positivi nella prima metà dell’anno, le sensazioni inducono ad un certo pessimismo per un andamento dell’economia in generale non brillante, nella seconda parte dell’anno.”
Le aree di sbocco più promettenti, Far East e Russia, sono tornate ad acquistare le calzature italiane, ma rimangono ancora lontane dai livelli antecedenti la crisi del biennio ‘98-’99.

“L’acuirsi della fragilità delle nuove situazioni mondiali – sottolinea il presidente ANCI - approfondisce le diversità di performance tra le aziende del settore. Diversità riscontrabile anche nelle aspettative sull’indagine a campione da noi realizzata per gli ordini acquisiti nel periodo aprile/giugno in cui si evidenziano le tendenze riflessive sopra citate. Tutti questi elementi, in conclusione, ci obbligano a guardare alla seconda parte dell’anno con molta prudenza, anche se auspichiamo che le strategie aziendali riescano in parte a sopperire al calo di queste grandi aree di esportazione.”

Di fronte alle incertezze che si delineano all’orizzonte, ANCI rimane ancora fortemente impegnata nelle azioni a supporto delle imprese e di promozione del settore in collaborazione con le istituzioni pubbliche. Richiamando l’importanza dell’attività di partnership con l’ICE, attraverso la messa a disposizione non solo di risorse aziendali, ma anche di risorse associative, il presidente Brotini ricorda i progetti che riguardano tre principali aree commerciali: gli Stati Uniti, l’Asia e l’Europa dell’Est. “In particolare -spiega Brotini-, nell’Europa dell’Est la massiccia campagna promozionale non solo a Mosca, ma nelle Repubbliche russe, in Ucraina e, nei prossimi mesi, anche in Lettonia, sta dando risultati positivi per le nostre aziende. Si tratta di mercati impensabili fino a tre anni fa, che stanno rispondendo in misura adeguata”

Molta più preoccupazione desta invece il mercato giapponese nel quale le esportazioni italiane di calzature hanno registrato per i primi cinque mesi di quest’anno un incremento in quantità dello 0,3%. Ma gli insoddisfacenti incrementi sul mercato nipponico non sono solo l’effetto di una debole congiuntura interna.

“E’ da oltre quattro anni – conclude il presidente ANCI - che il Giappone ha sospeso il graduale aumento annuale delle quote per le calzature in pelle iniziato nel 1986. In 11 anni le quote sono partite da un livello d’importazione senza dazi di poco meno di 1,5 milioni di paia a poco più di 12 milioni di paia, a fronte di consumi interni giapponesi per tale tipo di prodotti valutabili attorno ai 90 milioni di paia annui”.
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Pubblicato il 09/20/2001



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