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11/14 FEBBRAIO 2018

SU DAZI E MADE-IN, POSIZIONI ANCORA TROPPO RIGIDE DI BRUXELLES 

Rossano Soldini, presidente ANCI: "grande distribuzione, importatori, multinazionali e istituzioni europee si oppongono ai diritti della manifattura e dei consumatori europei"
Rossano Soldini, presidente ANCI: 'grande distribuzione, importatori, multinazionali e istituzioni europee si oppongono ai diritti della manifattura e dei consumatori europei'

'E' un peccato che molte importanti aziende italiane ed europee puntino ad ingannare il consumatore facendo pagare caro o carissimo un prodotto che, realizzato con costi molto bassi, dovrebbe costare molto meno. La forza del marchio sicuramente potrebbe sopportare un maggior costo di produzione in Italia; si salverebbero così tanti posti di lavoro, e il consumatore sarebbe correttamente informato'. Non fa sconti Rossano Soldini, presidente dell'ANCI l'Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani, commentando i dati del primo semestre 2006 e i risultati delle azioni di ANCI a favore del MADE-IN e dell'applicazione dei dazi antidumping contro Vietnam e Cina.

'Le esperienze che ANCI sta realizzando su due fondamentali temi di politica commerciale, antidumping e MADE IN obbligatorio - continua Soldini - ci consentono di arrivare alla ragionata conclusione che lo strapotere dei Paesi del Nord Europa rispetto ai Paesi del Sud sbilancia fortemente la politica economica della UE. Essa privilegia gli interessi della grande distribuzione, dei grandi importatori e delle multinazionali senza tenere in benché minimo conto le esigenze dei settori manifatturieri tradizionali, collocati prevalentemente nel Sud Europa, e della relativa occupazione. Intanto il nostro settore continua a subire le conseguenze della competizione asimmetrica dei paesi asiatici e della burocrazia delle Istituzioni di Bruxelles'.

Sono infatti ancora negativi i dati elaborati dall'Ufficio Studi di ANCI per il primo semestre del 2006 che vedono una ulteriore riduzione del numero di aziende e di addetti. Nella filiera pelle nel primo semestre si sono persi quasi 3.600 posti di lavoro e hanno chiuso 343 aziende, senza contare che il numero di ore di Cassa Integrazione Straordinaria sono aumentate, rispetto all'analogo periodo dello scorso anno, di quasi il 100%.

Secondo la nota elaborata dell'Ufficio Studi si tratta dell'esito congiunto della contrazione delle esportazioni e della continua ascesa delle importazioni che anche nei primi cinque mesi del 2006 (gli ultimi dati resi disponibili da Istat) sono aumentate del 17,4% in volume e del 13,6% in valore. Il traino a questa nuova forte espansione dell'import è ancora una volta legato all'incremento dei prodotti provenienti dai paesi asiatici ed in particolare dalla Cina. L'import dalla Cina, dopo la crescita straordinaria del 130% nel triennio 2002/2004 e del 29% nel 2005, ha fatto segnare un ulteriore aumento del 31%, pur in presenza di dazi provvisori. Ancora più significativo è l'aumento delle importazioni di calzature cinesi in pelle che sono cresciute in media del 55%, con punte superiori al 120% per alcune voci (scarponcini/stivali e calzature di sicurezza). Non meno significativa la crescita degli acquisti di calzature di provenienza indiana, con un aumento del 31,7% in volume e del 40,9% in valore.

'I risultati dell'indagine a campione condotta - aggiunge il presidente di ANCI - evidenziano per i primi 6 mesi dell'anno un arretramento della produzione del 2,3%, un risultato che ammorbidisce la tendenza negativa degli ultimi anni, ma che mostra ancora la criticità della situazione congiunturale. La conferma della stagnazione dei consumi interni si accompagna ad una crescita della pressione competitiva sia sul mercato interno che sui mercati esteri'.

Le esportazioni relative ai primi cinque mesi del 2006 sono ancora fortemente condizionate dalla crisi che ha colpito i più importanti mercati di sbocco della produzione realizzata in Italia: -11% la Germania; -6,3% la Francia; -15% gli USA e -8% il Regno Unito se si considerano le variazioni in volume. Segnali positivi arrivano da paesi come Spagna, Svizzera, Belgio e Russia, ma non modificano un quadro nel quale i primi quattro mercati di riferimento si dimostrano negativi per le calzature italiane. Complessivamente le esportazioni sono diminuite del 3,5% in volume, pur con un +2,8 % in termini di valore.

'D'altra parte - commenta il presidente Soldini - la politica di Bruxelles è ispirata ad un progetto di desertificazione industriale e occupazionale. Non sono soltanto le esasperanti lentezze procedurali, ma la illegittimità di certe scelte che ci convincono della volontà di deindustrializzazione. Lo dimostra chiaramente il caso della procedura antidumping calzature in pelle avviata nei confronti di Cina e Vietnam'.

A seguito della denuncia di ANCI, la Commissione ha avviato un'inchiesta durata 9 mesi durante la quale il dumping da parte dei due paesi asiatici è stato ampiamente dimostrato così come sono stati accertati il danno per l'industria europea, il nesso di causalità e l'esistenza di un interesse comunitario. Sono stati quindi soddisfatti tutti i criteri che la legislazione comunitaria stabilisce per applicare i dazi compensativi e che in altri settori sono stati sufficienti per una tutela tempestiva ed incisiva dell'industria europea.

'Sebbene la legge sia dalla nostra parte - spiega Rossano Soldini - fino ad oggi la Commissione è stata sotto la lobby di alcuni paesi importatori. Il Commissario Mandelson ha dovuto persino inventarsi una nuova categoria concettuale: quella del 'danno sopportabile' e quindi non meritevole di dazi, pur col dumping riconosciuto. L'ultima proposta del Commissario prevede nessuna quota esente e dazi definitivi per 5 anni del 16,5% per la Cina e del 10% per il Vietnam. Un compromesso che non ha ancora ottenuto il via definitivo del Consiglio dei Ministri UE. Si sta lavorando, anzi, ad un'ulteriore ipotesi, che avanzerà la Commissione e che riguarda esclusivamente la durata del provvedimento definitivo'.

Non meno contraddittoria la posizione delle istituzioni europee nei confronti della richiesta di etichettatura di origine obbligatoria per i prodotti importati da paesi extra-UE. Si tratta non soltanto di un provvedimento che ristabilisce una situazione di equità, visto che analoghe normative esistono per le esportazioni italiane ed europee in quei paesi, ma anche che consentirebbe di dare un'informazione corretta al consumatore

'Gli interessi che la proposta del MADE IN vuole colpire - continua il presidente di ANCI - non sono quelli di chi delocalizza, ma di chi si rifiuta, delocalizzando o importando, di informare correttamente il consumatore sul rapporto origine/qualità/prezzo. L'obbligo del MADE IN danneggia solo coloro che fanno del silenzio sull'origine lo strumento indebito per realizzare un surplus di profitti commerciali facendo passare per 'fatto in Italia o in Europa' ciò che italiano ed europeo non è, e che dovrebbe costare molto meno'.


L'impegno di ANCI per l'obbligatorietà dell'etichetta di origine si concretizzerà anche con la partecipazione al 'Gruppo di iniziativa per l'obbligatorietà del MADE-IN' formato da una pluralità significativa di Organizzazioni industriali, artigiane e commerciali; Istituzioni; Associazioni dei consumatori; Sindacati dei lavoratori. Il Gruppo svilupperà nei diversi Paesi europei a partire da ottobre un piano di comunicazione e di iniziative pubblicitarie, essenzialmente volto a sensibilizzare sul tema i Governi dei Paesi ancora contrari, soprattutto Germania e Inghilterra.

'Quello su cui stiamo impegnando le nostre risorse - precisa Rossano Soldini - è la difesa dei valori del made-in-Italy, che noi continuiamo a giudicare l'unico marchio indicativo dell'origine ed evocativo della qualità e dello stile italiano, al di là dei numerosi tentativi di introdurre nuovi marchi'.

A sostegno della necessità di un esplicito riferimento al paese di origine dei prodotti, ANCI continuerà la sua strategia di promozione e comunicazione, sia con attività fieristiche e promozionali dei calzaturifici italiani sia con una nuova campagna pubblicitaria internazionale e multisoggetto a sostegno del made-in-Italy.

'La nostra campagna ha due obiettivi principali - conclude il presidente Soldini - promuovere le calzature made-in-Italy e sensibilizzare il consumatore in modo diretto sulla necessità dell'introduzione del marchio obbligatorio di origine per i prodotti extra-UE. La nostra speranza è che questo sforzo, su cui ANCI investe buona parte delle risorse disponibili, venga presto premiato con l'ottenimento del Regolamento europeo sul MADE-IN obbligatorio. Sfrutteremo anche la grande visibilità del Micam grazie ad una installazione che sarà presente all'Ottagono in Galleria Vittorio Emanuele a supporto della campagna 'I love Italian Shoes', come già avvenuto nel marzo 2005'.

Milano, 20 settembre 2006
Scarica l'allegato: CS03 istituzionale ita.pdf


Pubblicato il 09/21/2006



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