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11/14 FEBBRAIO 2018

A RISCHIO L'INDUSTRIA MANIFATTURIERA ITALIANA 

Rossano Soldini, presidente ANCI: "come faremo ad uscire dalla trappola della crescita zero, senza l'industria del made-in-Italy?"
Oltre 3 miliardi di euro di saldo attivo della bilancia commerciale, in un quadro congiunturale che assume toni sempre più negativi. E' questo il bilancio economico del settore calzaturiero commentato dal presidente di ANCI, l'Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani, Rossano Soldini.

'Con oltre 3 miliardi di euro di attivo della bilancia commerciale nei primi 11 mesi del 2005, - spiega Rossano Soldini - il nostro settore, sovente criticato per le piccole dimensioni aziendali, rappresenta una delle poche positive eccezioni di una bilancia commerciale nazionale che nel 2005 ha chiuso con un passivo di oltre 10 miliardi di euro. E' grazie ai settori manifatturieri del Made-in-Italy che l'Italia ha sinora limitato l'entità del deficit.'

Le industrie italiane della Moda (Tessile-Abbigliamento Calzature) e dell'Arredo casa hanno, insieme, un valore aggiunto superiore a quello dell'industria tedesca degli autoveicoli o dell'intera industria manifatturiera svedese; il dato da solo spiega la criticità dell'industria manifatturiera ed in particolare dell'industria tipica del made-in-Italy per il futuro economico del nostro Paese.
Ciò che preoccupa non è la battaglia competitiva generata dalla comparsa sullo scenario economico mondiale di paesi emergenti, ma che questi utilizzino strumenti di competizione asimmetrici e spesso illegali, soprattutto nei settori di specializzazione dell'industria italiana. Una realtà spesso denunciata da ANCI e oggi riconosciuta anche dalla Commissione Europea, che ha rilevato, grazie alle indagini richieste dai calzaturieri italiani ed europei, l'esistenza di un danno per il sistema competitivo europeo nel comportamento commerciale di Cina e Vietnam.

'Se non si difende adeguatamente il calzaturiero e più in generale il settore manifatturiero di specializzazione del made-in-Italy, - continua il presidente di ANCI - da questa aggressione commerciale, come si può pensare di uscire dalla 'crescita zero' e di ridurre, se non si crea PIL, il rapporto spesa pubblica/PIL? Sulla base di questa considerazione facciamo fatica a comprendere la lentezza e la resistenza di Bruxelles nel mettere in atto forme adeguate di difesa commerciale.'

In particolare il presidente di Anci fa riferimento alle due tematiche che hanno visto impegnate le associazioni europee dei calzaturieri: l'etichettatura di origine e l'adozione delle misure antidumping.

Per quanto riguarda il made-in obbligatorio sulle calzature importate in Europa da Paesi extra-UE il 16 dicembre scorso è stata approvata la proposta di Regolamento, che riguarda solo 6 settori tra cui il calzaturiero. Sembrava essere una svolta decisiva, ma i tempi tecnici per l'adozione del Regolamento continuano ad allungarsi; inoltre l'intervallo di 12 mesi per la sua definitiva adozione dal momento dell'approvazione appare ingiustificatamente lungo.


'Un'altra importante richiesta avanzata dalla CEC, la nostra Confederazione Europea, alla Commissione è la procedura antidumping sulle calzature in pelle da Cina e Vietnam. Dopo un'indagine esageratamente lunga, la Commissione Europea e Mr. Mandelson hanno finalmente e pubblicamente riconosciuto l'esistenza di evidente dumping. Si tratta di un esplicito riconoscimento dell'esistenza di un danno per il sistema competitivo europeo a causa di paesi che attuano politiche commerciali scorrette. Tuttavia l'atteggiamento e la proposta del Commissario Mandelson sono inaccettabili, in quanto senza alcun preavviso ha comunicato alla stampa una proposta che è senza dubbio inefficace.'

I dazi proposti dalla Commissione sono troppo bassi; mentre in altri settori sono stati applicati dazi dal 50 al 100% immediatamente, per il calzaturiero sono stati ipotizzati dazi dal 5 al 20% con una gradualità di sei mesi. Il livello è quindi inadeguato al danno procurato, ma soprattutto, nella proposta di Mandelson si intende escludere dal pagamento del dazio le calzature da bambino fino al 37½ (misura che include abbondantemente anche calzature per donna) e le calzature STAF (Special Technology Athletic Footwear), con il rischio che in tal modo, con piccole modifiche, vengano escluse dai dazi anche scarpe da passeggio, stivali e stivaletti casual o dall'aspetto simile a sportive, ma che nulla hanno a che fare con le calzature sportive. Se queste proposte venissero accettate, oltre il 42% delle calzature importate dalla Cina in dumping sarebbero esenti da dazio.

'Consideriamo la proposta di dazi avanzata da Mandelson - continua Soldini - assolutamente insufficiente e senza alcuna efficacia, fatto che abbiamo ribadito nell'appello pubblicato sul Financial Times Europe dello scorso 3 marzo. Nella prossima riunione del Comitato Antidumping a Bruxelles il 16 marzo ci aspettiamo venga presa una decisione finale in merito alle misure antidumping e soprattutto che la Commissione migliori i contenuti della proposta Mandelson. Sollecitiamo inoltre l'adozione di misure a conclusione della procedura antidumping per le calzature di sicurezza'.

'Siamo di fronte ad uno scenario - precisa Soldini - nel quale sono danneggiati sia i produttori e i lavoratori, sia i consumatori perché le importazioni di calzature di provenienza asiatica spiazzano la concorrenza europea senza tradursi in vantaggi di prezzo per i consumatori. Nonostante le scarpe in pelle importate dalla Cina presentino prezzi medi scesi del 25%, i prezzi finali di acquisto per il consumatore non sono scesi.'

L'analisi dell'Ufficio studi di ANCI evidenzia infatti una crescita significativa delle importazioni sia in Italia che in Europa: con la soppressione delle quote il 1° gennaio 2005 l'aumento dell'import dalla Cina nella UE delle calzature in pelle monitorate è stato, in 10 mesi, di quasi il 300% in quantità, con punte per alcune tipologie vicine al 700%.

I dati Istat elaborati da ANCI evidenziano un incremento delle importazioni italiane del 6,1% nei primi undici mesi del 2005, per un totale di 307 milioni di paia, oltre 17 milioni in più rispetto all'analogo periodo 2004. A sospingere le importazioni è soprattutto la crescita degli arrivi dalla Cina con un aumento del 27% (153 milioni di paia, 25 milioni in più sull'intero anno 2004), aumento che segue quelli avvenuti, pur in presenza di quote, nel biennio 2002/2003 (+81%) e nel 2004 (+27%).

Accanto alle cifre straordinarie delle calzature che dalla Cina entrano in Italia, vanno poi considerati i volumi sottoposti ad operazioni di triangolazione, e che quindi transitano da altri Paesi (come ad esempio il Belgio, +7,3%). Naturalmente l'eccezionale crescita del volume dei flussi di import in Europa, ha progressivamente spiazzato le esportazioni italiane che infatti nei primi 11 mesi del 2005 si sono ridotte dell'11,5% in quantità e dell'1,7% in valore.

'Abbiamo venduto all'estero - afferma il presidente di ANCI - 231 milioni di paia, oltre 30 milioni in meno rispetto ai livelli già bassi del 2004 con contrazioni in tutti i principali mercati di sbocco: dalla Germania (-12,5%), alla Francia (-11,7%), al Regno Unito (-8,4%) fino addirittura agli USA che hanno registrato il 26% in meno di acquisti rispetto ai primi undici mesi del 2004.'

Le conseguenze sul fronte occupazionale e produttivo sono state ovviamente molto pesanti: nel 2005, secondo le stime dell'Ufficio Studi ANCI, la filiera pelle in Italia ha perso 8.540 addetti (-4,7% su dicembre 2004), di cui 6.300 nei calzaturifici e produttori di parti (-4,9%), mentre sono rispettivamente 820 e 564 le aziende che hanno chiuso nell'ultimo anno.
Sul mercato interno, i consumi sono fermi registrando una crescita limitata (+0,3%) in quantità e un aumento in valore (+1,4%) ben al di sotto dell'inflazione.

'I dati confermano - continua Soldini - che ci troviamo in una situazione di reale emergenza nella quale i consumatori non hanno vantaggi così come le imprese hanno consistenti perdite di fatturato e produzione. Dalla consueta nostra indagine su un campione significativo di imprese abbiamo rilevato un calo della produzione nel 2005 dell'11% in volume e del 9% in valore, con una marcata erosione della quota di mercato anche sul fronte nazionale.'

'Nonostante la congiuntura particolarmente difficile - conclude il presidente Soldini - e il contesto in cui l'atteggiamento ostile del Commissario Mandelson e della Commissione protegge chiaramente gli interessi di pochi ma potenti importatori, le nostre imprese dimostrano un atteggiamento positivo nel confronto con il mercato. Lo attestano le numerose iniziative promozionali sui mercati esteri in collaborazione con ICE e la promozione congiunta della produzione made-in-Italy, su cui ANCI investe gran parte delle risorse disponibili, con l'acquisto di spazi pubblicitari e iniziative sui punti vendita.
Scarica l'allegato: cs_03_economico_def(4).pdf


Pubblicato il 03/16/2006



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