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11/14 FEBBRAIO 2018

VENTI DI CRISI SULL'ECONOMIA INTERNAZIONALE, MA IL SETTORE CALZATURIERO NON AFFONDA 

Vito Artioli, presidente di ANCI: "La congiuntura 2008 non è brillante, ma non siamo ripiombati nella crisi di inizio decennio"
Vito Artioli, presidente di ANCI: 'La congiuntura 2008 non è brillante, ma non siamo ripiombati nella crisi di inizio decennio'

Non si può parlare di una congiuntura particolarmente favorevole, ma il settore calzaturiero sembra affrontare bene i venti di crisi che, da ormai diversi mesi, spirano sui mercati internazionali.
Non si è aperto un nuovo ciclo positivo ma, nonostante le molte turbolenze finanziarie, non si è ricaduti nel quinquennio terribile della crisi del settore degli anni 2001-2005.
Il protrarsi di alcuni fattori di crisi come il prezzo record del petrolio, il cambio del dollaro ai minimi, la fase di debolezza dell'economia americana, la bolla immobiliare e la crisi dei mutui subprime, le pressioni inflazionistiche provenienti dalle materie prime energetiche e alimentari, non poteva che impedire il rilancio che sembrava profilarsi all'inizio dello scorso anno.

'I primi dati congiunturali per il 2008 confermano il carattere sostanzialmente interlocutorio già rilevato nell'anno precedente e rinviano ancora l'auspicabile arrivo di segnali forti di cambiamento radicale - afferma Vito Artioli, presidente di ANCI, l'Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani. I fattori di crisi, partiti in ambito finanziario, stanno contagiando l'economia reale e oggi più che mai occorre una riflessione su come un eccesso di scelte iper-speculative, soprattutto da parte delle grandi banche internazionali, e americane in particolare, stia avendo un impatto molto grande sui settori manifatturieri con forte propensione all'esportazione. Per questa ragione, il galleggiamento del nostro settore non può certo accontentarci, ma comprendiamo che siamo di fronte, dopo gli anni di ristrutturazione che hanno affrontato le nostre aziende, a problemi che hanno una dimensione globale e che esulano quindi dalla specificità settoriale.'

L'analisi delle medie nasconde peraltro andamenti differenziati per mercati di sbocco, per comparti e per imprese: a fianco di mercati, comparti e imprese che registrano buoni andamenti, si sostanziano anche tendenze opposte.

'I volumi produttivi, come sono stati rilevati dall'indagine congiunturale condotta fra le imprese di ANCI - prosegue Vito Artioli - confermano un andamento reale in riduzione rispetto al primo semestre dell'anno scorso. Il contesto internazionale penalizzante ha portato a una flessione in volume delle vendite estero a cui si accompagna il trend sfavorevole dei consumi interni. L'import invece, dopo anni di continui aumenti, registra una battuta d'arresto, mentre il saldo attivo nella bilancia commerciale settoriale si rafforza ulteriormente anche grazie all'incremento dei valori esportati in molti mercati. La situazione però si presenta a macchia di leopardo e tra i diversi paesi clienti si registrano dissonanze anche molto forti.'

I dati ISTAT di interscambio commerciale riferiti ai primi cinque mesi dell'anno ed elaborati dall'Ufficio Studi di ANCI, mostrano che l'export è sceso a 107,6 milioni di paia (6,9 milioni in meno rispetto all'analogo periodo del 2007, -6%) per un valore di 2.890 milioni di euro, comprendendo come sempre in tali cifre sia la vendita sui mercati esteri di produzione realizzata in Italia che le operazioni di pura commercializzazione. Rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente si registra un aumento non trascurabile in valore del 3,2%, con prezzi medi cresciuti del 9,9%.
A questo primo elemento contrastante nel segno congiunturale si aggiungono gli andamenti riferiti ai paesi. Pesanti flessioni in quantità (accompagnate da cali più contenuti in termini di valore) si sono registrate nei principali paesi industrializzati, che vivono ormai un clima depressivo dei consumi in generale: Germania (-17% in volume), Francia (-14,4%), Regno Unito (-21%).

'Anche il calo del 23% in quantità degli USA - sottolinea il presidente di ANCI - è accompagnato dall'incremento di ben il 14,7% del prezzo medio: dunque gli acquirenti diminuiscono - per ragioni tutte riconducibili alla politica interna americana - ma chi acquista lo fa per la percezione dell'alto valore del prodotto italiano e quindi aumenta la propensione ad una maggiore spesa unitaria. In questo dato c'è sia l'effetto della crisi, sia la grande capacità di reazione e la forza competitiva delle imprese italiane.'

Andamenti favorevoli hanno invece caratterizzato le vendite in Svizzera (+13,4% in volume), in Spagna (+5%), in Grecia (+13%) e nei Paesi dell'Est Europa e della CSI, trascinati ancora una volta dalla Russia (+9,5% in quantità e +21% in valore), che si conferma il quarto mercato di destinazione in valore.

'Anche le buone performance realizzate in Europa Orientale - prosegue Vito Artioli - trovano ragioni differenti da mercato a mercato: per alcuni paesi come la Polonia, esse costituiscono parziali recuperi di livelli raggiunti già nei primi anni 2000. Per altri però (come Romania e Repubblica Ceca) si tratta di quantità mai realizzate in precedenza. Probabilmente le operazioni di delocalizzazione eseguite dalle imprese italiane negli ultimi anni in quest'area possono aver giocato, insieme ad altri fattori interni, un ruolo positivo: una maggiore conoscenza dei marchi e delle aziende italiane, nonché l'evoluzione della domanda e del consumatore, possono aver influito in modo positivo sulle nostre quote di mercato'.

'Questo rafforzamento di alcuni mercati che fino a poco tempo fa venivano considerati solo in relazione alla loro capacità produttiva, apre prospettive nuove e segnala che il processo di internazionalizzazione delle imprese è oggi ad un nuovo stadio evolutivo - continua il presidente Artioli. Oggi più che mai il tema dell'internazionalizzazione e della globalizzazione non può essere giudicato in un'unica prospettiva, quella comunque importante della deindustrializzazione della manifattura italiana, ma deve tener conto del disegno strategico complessivo dell'azienda. Come abbiamo sempre detto, bisogna pensare alle delocalizzazioni senza incentivare ma anche senza demonizzare. Insomma, su questi temi non esiste il tutto bianco o tutto nero.'

Peraltro in questi primi mesi di congiuntura del 2008 anche i dati di importazione riservano sorprese inaspettate. L'import, dopo i continui record degli ultimi anni, ha fatto segnare un'apprezzabile flessione (-6,6%), restando pressoché stabile in valore (+0,3%) e con un aumento del prezzo medio del 7,4%. Questo trend è certamente collegabile al cattivo andamento del mercato interno: gli acquisti delle famiglie italiane nel primo semestre dell'anno sono scesi del 3,4% in quantità e, a seguito di politiche di prezzo abbastanza restrittive, dell'1,1% anche in termini di spesa. Le contrazioni maggiormente marcate hanno interessato le calzature per donna e per uomo (circa -6,6% in volume).

'Due riflessioni fanno comprendere meglio quanto siano complesse le tendenze sui mercati internazionali - precisa il presidente - e come si modifichino velocemente le strategie delle imprese. Il sostanziale arresto della diminuzione del prezzo medio dei beni importati è in parte legato a una crescita dei costi interni, ma può anche far pensare che si 'importa meglio' per 'riesportare meglio. Le imprese italiane stanno dunque acquisendo una capacità di internazionalizzarsi con strategie a più ampio respiro. La seconda riflessione riguarda invece i cambiamenti di competitività tra i paesi di importazione: la Romania, dopo le flessioni registrate nel 2007 legate in gran parte al mutato sistema di rilevazione successivo all'ingresso nella UE27, mostra un ulteriore -21%, che fa ipotizzare l'inizio del venir meno dei vantaggi competitivi legati al minor costo del lavoro e il conseguente spostamento dei processi di delocalizzazione produttiva verso altri Paesi più competitivi.'

Queste riflessioni sono peraltro frutto della convinzione che il rafforzamento della industria italiana passa attraverso una maggiore internazionalizzazione commerciale e una maggiore penetrazione dei mercati in crescita. Internazionalizzazione che non può avvenire senza un contesto di regole definite e uguali per tutti.

'Il recente fallimento del Doha Round - sottolinea Vito Artioli - mette invece in luce ancora una volta come accordi complessivi sulle regole del commercio internazionale siano impossibili senza un riequilibrio dei rapporti di forza tra, per esempio, i paesi in via di sviluppo e i paesi meno sviluppati che includono nazioni come India e Cina. Questi, con economie che marciano da tempo a tassi di crescita certamente superiori al 10% l'anno, godono di deroghe e di flessibilità nell'applicazione integrale degli accordi WTO accettabili solo per paesi veramente poveri.'

'Il tema delle regole - prosegue il presidente di ANCI - è oggi diventato non più un interesse di pochi, ma una necessità imprescindibile per le nostre imprese e per il corretto funzionamento della economia globale. Riscontriamo però che ancora questa cultura non pervade nemmeno le Istituzioni internazionali che sono chiamate a difenderla. Ecco perché due temi che sono a noi cari, i provvedimenti antidumping e l'applicazione obbligatoria dell'etichettatura di origine, ci vedranno ancora impegnati. Su entrambi i fronti ci attendiamo, a breve, risultati confortanti.'

I dati Eurostat mostrano, per i primi 5 mesi 2008, un calo delle importazioni di calzature in pelle dalla Cina nella UE27 del 7,1% in volume, e un aumento dell'8,3% per il Vietnam (tendenze confermate anche dai dati Istat riferiti alla sola Italia), riconducibile quest'ultimo ad un rapido spostamento della produzione dalla Cina motivato dalla differenza dei dazi nelle due nazioni.
Complessivamente, il flusso di scarpe in pelle dai due Paesi è sceso nell'Unione Europea del 2,5% in quantità (ovvero oltre 3 milioni di paia in meno rispetto all'analogo periodo dello scorso anno), che segue la flessione del 12% (pari a oltre 38 milioni di paia) registrata per l'intero 2007.

'Questi dati - conclude Vito Artioli - confermano l'indiscutibile efficacia delle misure in corso, che auspichiamo vengano prorogate. Per ora posso dire che ANCI sta contribuendo attivamente nel fornire gli elementi alla Commissione per avviare un'indagine ufficiale che determini la necessità di un prolungamento dei dazi. La semplice accettazione di questa fase di verifica prorogherebbe l'applicazione della procedura antidumping di altri 12/15 mesi.'
Scarica l'allegato: 2008-2-cs_03_economico_micam_def.pdf


Pubblicato il 09/15/2008



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