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11/14 FEBBRAIO 2018

L'INDUSTRIA CALZATURIERA ITALIANA - I° Semestre 2003 

Il consuntivo 2002 si era chiuso con un arretramento non marginale dei livelli produttivi; purtroppo i primi sei mesi dell'anno in corso indicano il 2003 come un periodo ancora non positivo per l'industria calzaturiera, con poche speranze per
Introduzione
Il consuntivo 2002 si era chiuso con un arretramento non marginale dei livelli produttivi; purtroppo i primi sei mesi dell'anno in corso indicano il 2003 come un periodo ancora non positivo per l'industria calzaturiera, con poche speranze per i mesi del secondo semestre che ancora rimangono.
I dati mettono in luce una situazione congiunturale non premiante, con un'intonazione negativa di gran parte degli indicatori economico-settoriali.
I volumi produttivi mostrano una ulteriore battuta d'arresto, a causa dell'andamento costantemente insoddisfacente della domanda sui principali mercati esteri e della stagnazione dei consumi interni.
Le politiche di prezzo particolarmente restrittive denunciano i pochissimi spazi di mercato profittevoli.
Sui mercati internazionali continua infatti il deterioramento della bilancia commerciale, ed emergono anche difficoltà da parte delle imprese nel preservare i livelli occupazionali ed un profilo di incassi/pagamenti soddisfacente.
Le aspettative, come detto, tendono a prolungare la fase riflessiva anche per la seconda parte dell'anno. Il prolungato 'tunnel' congiunturale negativo obbligherà le imprese a ulteriori sacrifici in termini di investimento, consolidamento competitivo e ricerca di nuovi spazi di mercato, per essere pronte nel momento in cui la congiuntura - e soprattutto la domanda internazionale - si modificheranno.

Vediamo ora nel dettaglio le singole variabili congiunturali.

Produzione e prezzi
Il consuntivo dei primi sei mesi 2003 conferma purtroppo in pieno le anticipazioni non positive evidenziate durante l'indagine rapida sul primo trimestre.
Nel periodo esaminato la produzione, limitatamente al campione oggetto di indagine, è infatti diminuita del -4,5% in volume rispetto al primo semestre dello scorso anno.
La situazione di difficoltà si percepisce dalla distribuzione delle imprese intervistate in base agli incrementi/decrementi realizzati nei livelli produttivi: dalla nostra indagine emerge come quasi il 75% delle imprese interpellate abbia dichiarato di aver subito, nel periodo gennaio-giugno 2003, una riduzione della propria produzione; e per il 45% del campione l'arretramento è stato superiore ai 5 punti percentuali.
Il 17% delle imprese contattate non ha evidenziato particolari mutamenti rispetto ai volumi realizzati nel 2002, mentre la quota di intervistati che hanno indicato aumenti produttivi è solamente dell'8% (per il 4% l'incremento è risultato superiore al +5%).
La dinamica dei prezzi riflette in pieno la stagnazione della domanda e dei volumi produttivi. In generale si registrano politiche di pricing decisamente restrittive, con tassi di crescita dei prezzi allineati su livelli bassi sia nei mercati esteri (+1,5%) che in quello interno (+1,6%): quest'ultima tendenza viene confermata anche dall'andamento dei consumi domestici.
Combinando le variazioni di quantità della produzione con i relativi prezzi, si può stimare che il valore dell'offerta settoriale, nel primo semestre del 2003, sia diminuito in termini nominali del 3% circa. Tale dinamica è del tutto insoddisfacente, soprattutto se si considera che il periodo di arretramento produttivo dura oramai da alcuni anni.
Per quanto riguarda i diversi comparti produttivi, non si registrano particolari differenze a livello merceologico, segno che il negativo andamento congiunturale connota in modo trasversale l'intero settore.

Le attese per la seconda parte dell'anno confermano purtroppo la generale impostazione negativa del ciclo, soprattutto con riferimento alla produzione.
Per il secondo semestre, poco meno del 60% delle imprese interpellate si attende una ulteriore riduzione dei volumi produttivi, mentre la quota di ottimisti si ferma al 14%: in sostanza nei prossimi mesi ci si potrà attendere solamente una ripetizione del cliché negativo già visto negli ultimi periodi.

Il grado di utilizzo degli impianti si mantiene comunque stabile su livelli alti: a fine giugno 2003 il valore si è assestato all'83%, ed è previsto costante anche per la seconda parte dell'anno.
In sintesi purtroppo un consuntivo semestrale decisamente non positivo, senza che per la seconda parte dell'anno ci si possa attendere significativi cambiamenti.

Interscambio commerciale
Anche le cifre dell'interscambio commerciale, considerato il ruolo giocato dal commercio estero sugli equilibri settoriali, testimoniano lo stato decisamente riflessivo della congiuntura. In una fase critica come quella attuale, l'analisi dell'interscambio commerciale rappresenta una variabile determinante, in quanto, come già detto, i mercati internazionali sono una delle principali fonti del perdurante quadro congiunturale negativo.
Pur se tali dati sono spesso volatili ed irregolarmente distribuiti durante l'anno, è evidente che la situazione della domanda internazionale si presenta particolarmente difficile.

I dati ISTAT riferiti ai primi 5 mesi 2003 mostrano infatti una riduzione delle esportazioni del 4,1% in quantità rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno: a seguito del computo delle dinamiche di prezzo, in valore la riduzione dell'export nominale è invece contenuta in un -3,9%, a testimonianza dei significativi sacrifici di prezzo esercitati per la conservazione delle quote di mercato. Il prezzo medio al paio è infatti rimasto pressoché invariato (+0,3%).
Tali evidenze indicano chiaramente lo stato di difficoltà indotto dal perdurare di dinamiche riflessive sui mercati esteri, che coinvolgono in modo più o meno differenziato gran parte delle aree di punta dell'export italiano.
All'interno dei diversi segmenti merceologici la situazione si presenta piuttosto omogenea. Se si eccettua il comparto delle calzature in gomma, che mostra dinamiche positive, per tutti gli altri comparti la riduzione delle esportazioni in quantità oscilla fra il -3,5% delle calzature in pelle/cuoio e il -12% delle pantofole.

Osservando gli andamenti dei diversi mercati di sbocco si possono invece rilevare aspetti di particolare interesse.
Le cifre relative all'UE evidenziano dinamiche lievemente migliori rispetto alla media, con una riduzione dei volumi esportati del 2,6%, anche se in valore la contrazione supera il 3,2%. Il dato medio è distribuito in modo abbastanza omogeneo fra i vari paesi dell'Unione: ad eccezione della Spagna (che fa registrare un +9,8%) e dell'Austria (+7,3%), tutti i più grandi mercati comunitari (Germania, Francia e Regno Unito) evidenziano flessioni in volume fra uno e due punti percentuali.
Anche i dati relativi ai paesi dell'Europa dell'Est confermano la tendenza media negativa dell'export: nel periodo gennaio-maggio 2003 le esportazioni verso quest'area sono infatti diminuite del 4,2% in quantità e del 2,2% in valore. La Russia mostra una flessione del -3,5% in volume (-6,6% in valore). Sempre fra i mercati più importanti, segnali positivi si registrano invece nelle vendite verso Polonia e Croazia (con incrementi in volume attorno al 10%) e verso l'Ucraina.
L'area nordamericana mostra dinamiche di export che tendono alla sostanziale conservazione dei livelli evidenziati l'anno precedente: -0,6% in quantità e -3,5% in valore. Il mantenimento dei rapporti di cambio fra Euro e Dollaro sembra infatti aver stabilizzato la competitività internazionale delle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti (+1,4% in volume), anche se nella lettura di questo dato positivo non va dimenticato che il raffronto avviene con un periodo (i primi 5 mesi 2002) pesantemente segnato dalla riduzione degli ordinativi USA successiva ai tragici fatti dell'11 settembre 2001; pertanto non di crescita si può parlare, quanto di un primo e ancora molto parziale recupero.
I paesi del Centro-Sud America si presentano in apparente controtendenza, evidenziando una crescita della domanda del 30% in volume, ma a fronte di una riduzione dell'8,8% in valore dovuta ad una drastica riduzione dei prezzi medi.
Evidenze negative provengono anche dal continente africano (-28% in quantità) con particolare riferimento alle aree del nord.
Anche le performance sui mercati asiatici non sono favorevoli, pur se si distribuiscono in misura abbastanza disomogenea fra le zone del Medio Oriente (-45% in quantità), nelle quali l'instabilità del quadro politico economico ha certamente contribuito a tale situazione, e i paesi del Far East (-7,6%), dove la domanda complessiva persiste comunque su livelli non soddisfacenti. In calo dell'1,8% in volume (ma dell'8,7% in valore) le esportazioni verso il Giappone.

Passando all'osservazione delle dinamiche dell'import di calzature, i segnali negativi del quadro congiunturale trovano ulteriori elementi di conferma.
I dati consuntivi dei primi cinque mesi dell'anno mostrano un incremento delle importazioni sul mercato italiano del 19,8% in quantità e del 7,7% in valore, con una riduzione superiore al 10% del livello dei prezzi medi applicati.
Nell'ambito delle diverse categorie merceologiche che compongono l'import, gli incrementi dei volumi riguardano tutti i segmenti, con dinamiche più sostenute per le calzature in sintetico (+36% in volume) e in tessuto (+21%), e un po' meno rilevanti per pelle/cuoio (+11,6%), gomma e pantofole.
Osservando gli andamenti rilevati nelle diverse aree geografiche di provenienza si evidenzia un quadro composito.
All'interno dell'area comunitaria il dato complessivo mostra un aumento del 2% in quantità e del 9% in valore. La media è la risultante di dinamiche riflessive per l'import dalla Gran Bretagna e dalla Spagna, e di incrementi dei volumi importati per quanto riguarda Francia, Paesi Bassi e Germania.
I paesi dell'Europa Orientale e quelli dell'Africa confermano il loro importante ruolo di partner nelle operazioni di interscambio commerciale calzaturiero, specialmente per le strategie di decentramento e di traffico di perfezionamento passivo.
Le importazioni dai paesi dell'Europa dell'Est sono aumentate in misura limitata (+3,8% in quantità e 4,9% in valore), mentre ben più sostenute sono risultate le dinamiche dell'import dai paesi del Nord Africa (+21% in volume e +35% in valore).
L'area nordamericana evidenzia un andamento bifronte: le importazioni crescono del 15% in quantità ma si riducono del 5% in valore, con una flessione significativa dei prezzi medi. In modo ancora più netto, anche i paesi dell'America Centro-meridionale denotano andamenti decisamente positivi, con un +59% in quantità, ottenuti però a seguito di una pesante riduzione dei prezzi medi (-15% circa).
Forte aumento per le importazioni di calzature dall'area asiatica. All'incremento dei flussi dal Medio Oriente - che rimangono però di ridotta entità in valore assoluto - si accompagna una preoccupante crescita del +32% in quantità (ma solo del 5% in valore) per quanto riguarda i paesi del Far East, con la Cina, nostro primo fornitore in volume, sempre più agguerrita (+50,5% in quantità e +15,4% in valore).

Ordini e consumi interni
Le statistiche riguardanti il portafoglio ordini degli ultimi 3 mesi si innestano su quelle già presentate nell'indagine condotta sugli ordinativi raccolti alla fine di maggio: rispetto a quella rilevazione, comunque, i dati presentati in questa sede non scomputano i riordini e risultano quindi più elevati in valore assoluto rispetto ai precedenti; eventuali confronti sono quindi da condurre con prudenza.
Con riferimento al mercato interno si registrano segnali lievemente positivi, con una crescita degli ordinativi sul mercato italiano, nel periodo aprile-giugno, dell'1,3% in quantità.
Il mercato tedesco continua a rimanere un terreno ampiamente negativo (-6,8% per il campione interpellato) e, a seguito dell'importanza relativa di questo mercato, tale dato non può che portare a ripercussioni non positive sui livelli complessivi di export e di produzione attesi.
Il portafoglio ordini relativo ai restanti mercati europei si mantiene anch'esso non soddisfacente in termini di raccolta (-2,4%), a conferma di una fase di domanda internazionale a livello comunitario tutt'altro che brillante.
Le rilevazioni sul mercato USA (+4,8% in volume) sembrano evidenziare una sorta di ripresa del mercato americano, anche grazie al deprezzamento relativo del cambio fra Euro e Dollaro.
Il mercato giapponese evidenzia una dinamica ancora più positiva (+7,1%), che rappresenta forse l'unica nota positiva del quadro prospettico. A completamento del quadro sul portafoglio ordini, il dato residuale relativo agli 'Altri Paesi', si presenta invece negativo (-5,8%).
Nel complesso dunque, il portafoglio ordini permane insoddisfacente (-1,1%): sebbene l'interno e qualche mercato estero denotino elementi moderatamente positivi, la perdurante congiuntura negativa che connota mercati fondamentali quali la Germania e gli altri paesi europei non consente di ipotizzare un quadro di ordinativi trainante e positivo per il prossimo futuro.
In questo scenario, anche il carnet - cioè il periodo di produzione assicurato dagli ordini in portafoglio - tradizionale punto di forza delle imprese calzaturiere, registra un dato medio inferiore ai 3 mesi (2,8 per la precisione), testimoniando le difficoltà nel far fronte ad un profilo congiunturale della domanda non proprio esaltante.
Le attese riguardo agli ordinativi, con riferimento alla seconda parte del 2003, pur da valutare con prudenza, sono sostanzialmente caratterizzate da un moderato pessimismo.
Riguardo al mercato Italia, fra gli operatori interpellati si riconfermano le tendenze emerse in precedenza: il 52% delle imprese non si attende mutamenti di sorta rispetto ai livelli raggiunti; il 25% si aspetta un miglioramento degli ordini raccolti; il restante 23% prevede una riduzione del portafoglio ordini.
Con riferimento alle attese sugli ordini esteri, il 51% degli imprenditori interpellati prevede una stabilità del portafoglio ordini; il 22% si aspetta un aumento degli ordinativi raccolti e il restante 27% prevede un arretramento.
Questa situazione, purtroppo, evidenzia una sostanziale assenza di significative prospettive favorevoli anche per la seconda parte dell'anno.

La dinamica dei consumi interni, che nel recente passato aveva rappresentato una parziale valvola di sfogo alla congiuntura internazionale sfavorevole, in questi primi sei mesi dell'anno rivela una situazione di sostanziale stagnazione.
I consumi delle famiglie si sono ridotti dello 0,7% in quantità e, a seguito delle politiche di prezzo restrittive, sono cresciuti solo dell'1,3% in termini di spesa.
I dati specifici mettono in evidenza una situazione abbastanza omogenea fra i diversi segmenti merceologici dell'offerta, con i risultati più favorevoli per le calzature da donna (le uniche a registrare un segno positivo in quantità, +0,5%, per quanto debole) e quelli più penalizzanti per le calzature da bambino (-4,1%). Flessione del -2,4% negli acquisti delle calzature da uomo.
La situazione sul mercato nazionale per i produttori italiani è ovviamente aggravata dalla forte crescita delle importazioni.


Occupazione
I dati relativi al mercato del lavoro tendono, questa volta in modo abbastanza eloquente, a confermare il clima di difficoltà e di sfiducia che sta qualificando il quadro congiunturale del settore. Se nel recente passato gli sforzi delle imprese erano riusciti a contenere le ricadute negative sulla forza lavoro, in questo periodo il perdurare della congiuntura sfavorevole ha iniziato a far sentire maggiormente i suoi effetti anche sull'occupazione.
Dopo la flessione a consuntivo 2002, il primo semestre dell'anno in corso ha visto un ulteriore arretramento della forza lavoro impiegata nel settore (-2,8% il risultato dell'indagine condotta tra gli Associati). Per quanto concerne i risultati di dettaglio, il 42% degli imprenditori interpellati ha denunciato una riduzione della forza lavoro impiegata, il 49% ha dichiarato di aver mantenuto i livelli della forza lavoro, mentre solo il 9% degli intervistati ha incrementato l'occupazione nel periodo in esame.
Per quanto riguarda le aspettative inerenti la seconda parte del 2003, coerentemente con le evidenze che emergono dalle altre variabili di congiuntura, la situazione riferita all'occupazione dovrebbe purtroppo ripetere le performance negative degli ultimi mesi.
L'analisi dei dati relativi all'impiego degli strumenti di integrazione salariale - riferiti alle imprese dell'intera Area Pelle - completa il quadro tratteggiato sinora, evidenziando un lieve aumento dei livelli di utilizzo degli strumenti ordinari (+3,2%) e una caduta di quelli straordinari (-60% circa): nel primo semestre del 2003 le ore di C.I.G. autorizzate in totale hanno di poco superato i 4 milioni, rispetto ai circa 5,2 milioni richiesti nel corrispondente periodo dell'anno precedente (-20,7%).
Non deve ingannare la positività di questo dato, in quanto esso è fortemente condizionato dalla eccezionale riduzione registrata per la regione Puglia rispetto allo scorso anno (-52%). In realtà esso nasconde un diffuso - e in molti casi sostenuto - aumento del ricorso alla cassa integrazione in diverse importanti aree calzaturiere della penisola: Marche +78%, Emilia Romagna +39%, Lombardia +28,5%, Veneto +4,4%.

Un ulteriore segnale delle difficoltà proviene infine dai dati sull'evoluzione della nati-mortalità aziendale: secondo la banca dati delle Camere di Commercio, nell'intera Area Pelle (concerie, pelletterie, calzaturifici e produttori di componenti), il numero delle imprese attive nei primi 6 mesi 2003 si è ridotto di 296 unità (-1,1%).

Incassi e pagamenti
Le evidenze riguardanti il ciclo degli incassi e dei pagamenti, relative al primo semestre del 2003 confermano il quadro congiunturale appena descritto per il settore calzaturiero.
Le forniture, sul mercato interno e su quelli esteri, confermano una sostanziale tendenza alla stabilità dei termini di pagamento. Sui mercati internazionali la stabilità è rilevata dal 70% degli intervistati mentre, con riferimento all'interno, il mantenimento delle condizioni è percepito stabile dal 63% delle imprese interpellate.
I dati relativi alle dilazioni concesse ai clienti ripresentano invece delle marcate tendenze di allungamento dei termini, sia sul mercato interno (dove i tempi di incasso sono aumentati per il 54% degli imprenditori interpellati), sia su quelli esteri (47% degli intervistati).
Come è noto, un allentamento delle tensioni lungo il ciclo incassi/pagamenti tenderebbe a provocare delle ripercussioni positive sull'equilibrio finanziario delle imprese calzaturiere, sulla dimensione dell'investimento in capitale circolante e, in definitiva, sugli utili delle imprese: pertanto si tratta di variabili da tenere in considerazione, soprattutto perché segnaletiche anche del potere contrattuale realizzato lungo le filiere.


Conclusioni
I dati di analisi congiunturale, sintetizzati nelle tavole che seguono, mettono in evidenza, con riferimento al primo semestre del 2003, un quadro evolutivo in larga parte sfavorevole, che tende a consolidare ulteriormente i segnali negativi già emersi nelle precedenti rilevazioni.
Le indicazioni emerse relativamente ai livelli produttivi, all'interscambio commerciale e, soprattutto, alle dinamiche di prezzo sono particolarmente indicative della fase di difficoltà che attraversa il settore: nei primi sei mesi dell'anno anche il profilo della domanda interna ha dato poche soddisfazioni, e non è riuscito a compensare in qualche modo le dinamiche sui mercati internazionali.
L'unico tratto positivo riscontrato è la capacità di un rilevante gruppo di imprese di mantenere condizioni di competitività importanti, evidenziate dal profilo del portafoglio ordini e dallo sfruttamento degli impianti, malgrado il contesto di mercato assolutamente non premiante.
Dopo diversi periodi di 'severità' congiunturale, il settore calzaturiero comincia ad evidenziare anche crescenti difficoltà di tenuta dal punto di vista occupazionale.
Con riferimento alle aspettative, purtroppo, le percezioni degli operatori convergono nel disegnare un quadro di moderato pessimismo ed opportunità limitate anche per la seconda parte del 2003. La domanda estera, vero fulcro della potenziale ripresa, evidenzia infatti segnali non incoraggianti per le aspettative a breve.
L'industria calzaturiera italiana si trova inserita da diverso tempo in una congiuntura settoriale, ma anche economica generale, certo non premiante, nella quale le imprese devono faticare nel mantenere le posizioni sui mercati internazionali: il vero obiettivo, in queste fasi, non può che essere la resistenza e il rafforzamento competitivo, in vista di una possibile ripresa che, sebbene ormai rinviata al 2004, potrà indubbiamente premiare chi ha effettuato sacrifici anche in questi momenti difficili.
Scarica l'allegato: 09-03 scheda economica ita.pdf


Pubblicato il 09/20/2003



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